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Interviste

Intervista agli ANTI-FLAG

Anti-Flag

In vista della data degli Anti-Flag del 14 maggio all’HT Factory di Seregno (qui la nostra news) abbiamo avuto l’occasione di intervistare Chris #2 (al secolo Chris Barker), bassista della band punk americana. Abbiamo parlato di politica, società e musica. Buona lettura. 

A 14 anni eravate la mia band preferita. Mi avete abituato a un’idea della musica, e in particolar modo del punk rock, che non si limitasse alla musica ma fosse altresì in grado di scorgere elementi di valore nelle liriche. Per esempio è grazie a voi che ho scoperto cosa sono e di cosa si occupano il G.A.T.T e il W.T.O. Avete mai avvertito, come una responsabilità o come un obiettivo, questa funzione “pedagogica” nella vostra musica o è stato un aspetto imprevisto e di contingenza?

Non l’abbiamo mai vista come una responsabilità, se non per la passione che ci mettiamo. Includere empatia e il modo di trovarla, questo è ciò che vorremmo fosse la nostra arte. La responsabilità risiede in noi nella misura in cui siamo coerenti in ciò che ci proponiamo di fare come band, non in quello che probabilmente la gente vuole da noi.

Io non sono americano, ma le elezione presidenziali del novembre 2016 le ho percepite in questo modo: nella peggiore delle ipotesi ci sarebbe stato un presidente fascista e guerrafondaio; nella migliore una pedina dell’1 % di popolazione ricca del mondo che avrebbe perpetrato le medesime politiche neoliberiste che hanno devastato le masse lavoratrici dell’occidente. Come avete vissuto il cilma di quelle elezioni e come avete reagito alla vittoria di Trump?

Siamo davvero incupiti a causa della vittoria di Trump poiché la sua presidenza è come un richiamo per razzisti, sessisti, omofobi, transfobi e bigotti di ogni genere, legittima e normalizza il loro odio. Assistiamo ad un aumento di crimini d’odio, di suicidi e tutte quelle situazioni orribili incitate dalle sue politiche e dalla sua retorica. C’è il sangue dei nostri fratelli e sorelle, del pianeta intero, sulle sue mani.

L’America è da sempre al centro delle vostre invettive. Ma cosa mi dite di chi sta dall’altra parte dell’oceano? Che opinione avete sull’Europa, sia culturalmente sia come organizzazione sovranazionale?

Cerchiamo di essere il più istruiti e consapevoli circa tutti i Paesi in cui suoniamo, ma molte delle informazioni arrivano dalla nostra community. Ai nostri show incontriamo persone che ci raccontano dei loro problemi locali e troviamo dei punti in comune e modi per rafforzarci vicendevolmente poiché la lotta al fascismo è una questione globale. Amiamo la gente in Europa e le loro culture, ci troviamo dei collegamenti alla nostra scena punk, ma anche tanta solidarietà e forza nella nostra lotta per la giustizia sociale ed economica.

Nel 2006 scrivevate: “Arbenz, Mossadeq, Allende, Roldos, Torrijos, Aristde/Elected democratically/All snuffed out by the CIA” [Confessions Of An Economic Hitman]. Rileggere questa frase mi fa pensare all’attuale situazione in Venezuela; qual è la vostra opinione su Maduro e Guaidò?

Certo, gli Stati Uniti stanno utilizzando sanzioni e interventi militari per organizzare un golpe, uno in cui i venezuelani siano costretti a soffrire e morire di fame. Hanno anche prove e tengono concilio sull’ingerenza dei russi nelle elezioni statunitensi, il tutto mentre strangolano la democrazia in Venezuela.

Quando pubblicavate “A New Kind Of Army” ci furono gli scontri di Seattle per la conferenza dell’OMC; nell’anno di “Underground Network” da noi veniva ammazzato Carlo Giuliani. Nel discorso politico contemporaneo la contrapposizione tra global e no global viene veicolata come feticcio del passato, nonostante la globalizzazione sia “l’ineluttabile destino del mondo, un processo irreversibile, e che inoltre ci coinvolge tutti alla stessa misura e allo stesso modo” (Bauman). Cosa pensate voi della globalizzazione?

Crediamo che il nazionalismo sia un punto cruciale di guerra e bigottismo, siamo alla ricerca di condivisione e comunità e sono cose che si possono ottenere solo con un movimento globale reale, internet libero e giusto, il disarmo delle Nazioni e la separazione del sistema bancario mondiale. Le corporazioni non stringono alleanze ad una bandiera piuttosto che ad un’altra, ma obbligano le persone a vivere in un mondo insicuro ed iniquo e a saltarsi alla gola a vicenda anziché alla loro.

In Italia c’è stata negli ultimi 8 anni un’intensificazione dei flussi migratori che ha portato al risorgimento di rigurgiti razzisti da parte della popolazione, sui quali parte dei nostri politici specula per ottenere consenso. In America con Trump è successo la stessa cosa? Il razzismo è sempre stato presente in egual misura o si è intensificato negli ultimi anni?

Se osservi a ciò che sta facendo Trump al confine meridionale vedrai che è puro razzismo.  Bugie, distorsioni e distrazioni, il tutto creato per alimentare il fuoco dell’odio della sua base. Le guerre e gli armamenti che l’America vende sono ciò che crea una “guerra” di confine negli Stati Uniti. Dietro alla crisi dei rifugiati ci sono la distruzione del Medioriente, i carri armati venduti dalla Germania, le bombe sganciate dalla Russia, il petrolio e le risorse naturali rubate, ma non seguiamo abbastanza il percorso che fa il denaro per capire che ce la stiamo prendendo con le persone sbagliate.

La vostra è sicuramente una discografia prolifica. I vostri esordi erano un ibrido tra il revival punk e l’hardcore, con qualche incursione nello street punk. Poi la parentesi interlocutoria con “Underground Network“, disco di transizione, e infine “The Terror State” che, a mio avviso, è il vostro disco che definisce lo standard di ciò avreste fatto in seguito. Dei lavori successivi al 2003 qual è quello che ha significato di più per voi? Io personalmente amo “For Blood And Empire“.

For Blood And Empire” e “American Fall” a mio avviso sono i nostri due album migliori. Le tematiche politiche in essi contenute sono più pungenti ed anche il più eccitante da suonare dal punto di vista del songwriting.

Alcuni pensano che voi siate nati ieri ma in realtà siete in giro da circa ventincinque anni. Com’è cambiato il punk rock da quando avete iniziato a suonare? Quali band contemporanee mi consigliereste di ascoltare?

È incredibile quanto oggi si somigli la scena punk, è ciclica, come molte cose in natura. Il punk è controcultura, ci guidano passione e una forza reale, nessuna aspirazione economica. Ascoltati Endless Mike And The Beagle Club, The Homeless Gospel Choir, Spanish Love Songs, Nightmarathons, Dollar Signs e Lee Corey Oswald.

Negli ultimi anni siete tornati con due lavori strettamente imparentati a partire dal titolo: “American Spring” e “American Fall“. Io non li ho amati molto, ma da quello che vedo stanno rappresentando un momento importante nella vostra carriera; per esempio l’altro giorno ascoltai American Attraction in radio. Quali discontinuità ci sono fra questi dischi e il vostro passato? Quali sono differenze e punti in comune di ciascuno?

Penso che rappresentino il ponte tra il suono del periodo di “From Blood And Empire”/”Terror State” ed oggi. Penso che fossero importanti poiché non si focalizzavano su Obama o Clinton o Trump, bensì su empatia e collettività. Il nuovo album che stiamo finendo parla specificatamente del vivere nell’America di Trump, la paura, il dolore, la rabbia e la visione.

I giri di basso degli Anti-Flag sono sempre stati particolarmente iconici e sono una delle prime cose che ho imparato a suonare al basso; quali sono quelli che ti diverti di più a suonare?

Grazie! Penso che i pezzi che preferisco suonare siano The Press Corpse, Good And Ready, Angry, Young And Poor, Project For A New American Century, Liar e I Came I Saw I Believed.

Chiudiamo con un pettegolezzo: diteci quanti anni ha Pat.

Ha 19 anni da molto tempo.

You’ve been one of my favorite bands since I was 14. Anti-flag introduced me to an idea of music, and especially of punk rock, which wasn’t limited to the musical aspect but which also have encouraged me to focus the attention to the meaning of the lyrics. For instance it’s thanks to you that I have discovered what G.A.T.T and W.T.O are about. Have you ever felt, as a responsibility or a goal, this “pedagogical” function in your music or was it something unexpected and contingent?

I don’t think we ever saw it as a responsibility other than it’s what we are passionate about. Including empathy and the work to find it; that is what we want our art to be about. So the responsibility lies in us being true to what we actually feel the purpose of the band is. Not what maybe people want from us. 

I’m not American, but i have perceived the presidential election of 2016 in this way: in the worst case scenario there would have been a fascist and warmongering president (Trump); in the best a pawn of the 1% of the rich population of the world that would have perpetrated the same neoliberal policies that have devastated the working class of the west (Clinton). How did you live the atmosphere of those elections and how did you react to Trump’s victory?

We are saddend by trumps victory as his entire presidency is a dog whistle to racists, sexists, homophobes, transphobes, and bigots of all kind. His presidency legitimizes and normalizes their hatred. We have seen a rise of hate crime, of suicide, of all kinds of horrible situations that his policies and rhetoric have incited. There is blood on his hands. Of our brothers and sisters and of the planet. 

America has always been the target of your invectives, but what do you think about Europe?(culturally, as a supranational organization, etc..)

We try to be educated and knowledgeable about all the places we play. But a lot of that information comes from our community. We meet people at the shows who tell us about their local struggles. We find commonality and ways to energize each other because the fight against fascism is a global one. We love the people in Europe. We love the cultures. We find so many similarities in our punk scenes. But we also find solidarity and strength in our fight for social and economic justice. 

In 2006 you wrote:

“Arbenz, Mossadeq, Allende

Roldos, Torrijos, Aristide

Elected democratically

All snuffed out by the CIA” [Confessions of an economic Hitman]

Re-reading this sentence makes me think of the current situation in Venezuela; what is your opinion about Maduro and Guaidò?

Of course. The US is using sanctions and militarism to stage a coup. One where the people of Venezuela are being forced to suffer and starve. The US holds trials and special councils to over see Russian meddling in US elections all while choking democracy to death in Venezuela. 

When you published A New Kind Of Army there were Seattle protests for the WTO conference; in the year of Underground Network, in Italy, Carlo Giuliani was killed. In the contemporary political speeches the contrast between global and no global is notified as something “Old”, despite globalization is “the ineluctable destiny of the world, an irreversible process, and which also involves us all to the same extent and in the same way” (Bauman ). What do you think of globalization?

We believe nationalism to be the crux of war and bigotry. We want to seek commonality and community. These are achievable through real globalist movements, a free and fair internet, the disarmament of nations, the separation of world banking systems. The corporations of the world pledge allegiance to no flag, yet force people into unsafe and unfair world poverty to keep us at each other’s throats rather than theirs. 

In Italy there has been an intensification of migratory flows during the last 8 years, which has favoured the revival and the growth of racism by part of the population; the same part on which politicians speculate in order to obtain consent. Did the same thing happen in America with Trump? Has racism always been present in equal measure or has it intensified in recent years?

If you look at trumps work on the southern border it is pure racism. Lies. Distortion. Distraction. All drummed up to fuel the hatred fire in his base. The wars and weaponry that America sells are what is creating a border “crisis” in America. The destruction of the Middle East, the tanks Germany sells, the bombs Russia drops, the oil and natural resources the world steals are what is behind the worlds refugee crisis. But we don’t follow the money far enough to see that we’re angry at the wrong people. 

Your discography is definitely prolific. Your first records were a hybrid between revival punk and hardcore punk, with some forays into street punk.  In 2003 came out “The Terror State” which, in my opinion, is the record that sets the standards for what you would do later. Of The records that came out after 2003 which is the most important for you? Personally, i love “For Blood And Empire”….

“For Blood and Empire” and “American Fall” are the best 2 anti-flag records in my opinion. Their politics are most poignant and song writing is the most exciting to play and be a part of. 

You have been around for about twenty-five years. How has punk rock changed since you started to play? Which contemporary bands would you recommend to listen to?

It’s incredible how similar the scene is now. It’s ,like many things, cyclical in nature. But right now it feels like the beginning. Punk is counter cultural, we have real power and passion driving the scene. Not financial aspirations. 

Listen to: endless mike and the beagle club, the Homeless Gospel Choir, Spanish Love Songs, Nightmarathons, dollar signs, Lee Corey Oswald. 

In the last few years you released two closely related works: “American Spring” and “American Fall”. From what i see they represent an important moment in your career. Which discontinuities are therebetween these records and your past? Which are the differences and common points of each one?

I think they bridge the gap between “For Blood and Empire” / “Terror State” era sounds and today. I think they were important because they weren’t Obama or Clinton or Trump focused. But focused on empathy and our collectivity. The new record we’re about to finish is specifically about living in Trump America. The fear, the pain, the anger, the vision. 

A question for Chris: Anti-flag bass lines have always been particularly iconic and fun to play and also have been one of the first things i learned to play on bass; which bass lines are the ones you enjoy playing the most?

Thank you! I think The Press Corpse, Good and Ready, Angry, Young and Poor, Project For a New American Century, Liar, I came, I saw, I Believed are my favorites to play. 

Now we close with a gossip: tell us how old Pat is.

He’s been 19 for a long time now. 

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