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Hugo Race Fatalists – Taken By The Dream

2019 - Glitterhouse Records
blues / songwriting / rock

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Tracklist

1. Phenomenon
2. This Is Desire
3. Bow & Arrow
4. Heaven & Hell
5. Fools Gold
6. Gonna Get High
7. Symphony
8. Altered States
9. Smoking Gun
10. Taken By The Dream


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Continua il viaggio di Hugo Race a fianco dei suoi Fatalists. Il trait d’union tra l’australiano e gli italiani battezzati sotto il nome dei Sacri Cuori Francesco Giampaoli e Diego Sapignoli si arricchisce ulteriormente, stratifica nel suo corso, che ormai si può dir lungo, e passa dalla terra e la polvere rossa del deserto, dagli abissi di anime distorte nel blues più liquoroso alla terra del sogno.

L’ignoto dissipa le sue nebbie impenetrabili e ci conduce al cuore di un animale che muta di forma e tonalità, che dalle radici cresce come un albero viola fino a toccare un cielo che si squaglia in tonalità accese. “Taken By The Dream” è il risultato di una vita di intrecci umani e musicali, su una strada che non è più a terra ma che tra spirali di nuvole trova il suo terreno ideale. Hugo è un narratore attento e dosa con alchemica sapienza calore e terreni miti, mesce tra di loro i colori della tavolozza per dipingere sempre uno scenario diverso, unico denominatore comune la tonalità di blu(es), sempre presente, ma qui disciolta in un’epica narrazione in aperture sempre più spinte.

Le asperità del recente passato mutano in colpi diretti su semi-acustiche come frecce incoccate in archi rock, appunto Bow & Arrow, in cui la sapienza delle materie in atto si fa maestria toccante. Languide occasioni elettroniche sbocciano tra This Is Desire e Phenomenon, riprendendo quel discorso notturno iniziato su “We Never Had Control”, ma spogliate di quell’abissale bisogno di buio, un po’ meno nella sotterranea Symphony. Ancor più sensuali e feralmente r’n’r alla sua maniere le follie uptempo di Gonna Get High (che a momenti incontrano Arthur Brown), in sinergia con il suo compare Chris “Codeine” Brokaw e che ben presto vedono in lontananza di nuovo quella polvere che forse forse tanto dimenticata non è, come ben dimostra l’ottenebrante colpo alla nuca che è Smoking Gun, incalzante punto d’incontro tra Morricone e la saggia violenza del country di metà anni ’50. Corpo ed anima colpiti dalla stessa pallottola, seguiti presto dal sistema nervoso allucinato dai tocchi psych di Altered States, ed è proprio qua che esce tutta l’anima statunitense di Giampaoli e Sapignoli, dritta al mezzogiorno di fuoco.

Altro giro, altro centro, senza nemmeno prendere la mira.

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