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Fat White Family – Serfs Up!

2019 - Domino
garage rock / post punk

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Tracklist

1. Feet
2. I Believe In Something Better
3. Vagina Dentata
4. Kim’s Sunsets
5. Fringe Runner
6. Oh Sebastian
7. Tastes Good With The Money
8. Rock Fishes
9. When I Leave
10. Bobby’s Boyfriend


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Una macchina schiacciasassi alimentata a post-punk, garage e psichedelia che mostra il dito medio a tutto ciò che è anonimo e confortevole: questo sono i Fat White Family. Insieme ad IDLES, Sleaford Mods, Shame, HMLTD e Fontaines D.C., i sette ragazzi di Peckham appartengono a quel frangente irriverente e sovversivo del rock contemporaneo made in the UK che ha goduto di molta fortuna negli ultimi tempi, al punto da arrivare ad una “faida” mediatica sul concetto di “appropriazione indebita di working-class voice”. Ah, il drama! Cos’hanno da dire a riguardo i Fat White Family? Con il savoir-faire tipico di un sociopatico eroinomane, frontman Lias Saoudi prende le distanze sia da IDLES, che definisce “classe media buonista e senza palle”, che da Sleaford Mods, i quali a suo avviso “parlano solo di stipendi di merda e kebab”.

C’è da ammettere che più working-class dei Fat White Family non si può: una gang di ragazzotti sdentati con un sogno da calciatore infranto e problemi di droga che condividono uno squat nei sobborghi di Londra. Insomma, se cercavate musica “autentica” a mio avviso l’avete trovata. Parlo di qualcosa di grosso, tipo i Libertines di “Up The Bracket”, ma senza quella spocchiosità da giacchetta imperiale e “gin in teacups”. “Hey, se volevo leggere di gossip mi facevo allungare l’ultimo Novella 2000 dalla signora al pianterreno”, direte voi. E non avete tutti i torti, perciò passiamo al dunque.

Nonostante l’universo dipinto dalla band sia sempre lo stesso (una sorta di distopia sudiciona vicinissima alla realtà), “Serfs up!” – primo LP per una major (Domino Recording Company) – fa uscire un lato dei Fat White Family fino ad oggi rimasto ignoto: al freak-folk e al garage rock in slow-motion di “Champagne Holocaust” (2013) e “Songs For Our Mothers” (2016) si sostituiscono qui ritmiche più tipicamente anni Ottanta (si pensi all’eccelsa fetish-disco del singolo Feet o alle arrugginite esplosioni elettroniche di Fringe Runner) e sonorità caratteristiche dell’elettronica avanguardista anni Duemila (le drum-machine di I Believe In Something Better, le cascate sintetiche di Kim’s Sunset e il finto raggae di Rock Fishes strizzano decisamente l’occhio ai Gorillaz del compatriota Demon Albarn, per dirne una). Ad esclusione della ballata omoerotica Oh Sebastian, della stravagante psichedelia molto Ariel Pink di Vagina Dentata e delle derive orchestrali del seducente singolo Tastes Good With The Money, “Serfs Up!” è comunque un album dai toni molto dark, al punto che certe tracce – ancor più se abbinate alla copertina – fanno immaginare un’ipotetica stagione di “True Detective” a base di riti pagani ambientata nella campagna inglese (dalla riuscitissima When I Leave alla meno convincente Bobby’s Boyfriend).

I Fat White Family sono come un cane randagio che tutto solo batte le strade della periferia inglese, sporco, rabbioso ed affamato. È un’immagine che vi suscita tristezza? Risparmiate le lacrime. Con “Serfs up!” abbiamo ora la certezza che si tratta di un animale selvaggio per natura, che non ha nessuna intenzione di farsi catturare, addomesticare o viziare. Un album veramente cool non solo perché scomodo, alla maniera dei lavori precedenti, ma perché sorprendentemente ricco e ponderato, sintomatico di una band che sembra aver finalmente compreso le proprie potenzialità ed accettato il proprio destino. Per ritirare fuori i Libertines, Pete Doherty ha recentemente blaterato che secondo lui la Brexit sarà “la cosa migliore del mondo per la musica”…che abbia ragione?

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