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L7 – Scatter The Rats

2019 - Blackheart Records
grunge

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Tracklist

1. Burn Baby
2. Fighting The Crave
3. Proto Prototype
4. Stadium West
5. Murky Water Cafe
6. Ouija Board Lies
7. Garbage Truck
8. Holding Pattern
9. Uppin’ The Ice
10. Cool About Easy
11. Scatter The Rats


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Sono pochissimi gli album post-reunion in grado di lasciare un segno importante nella discografia di una band. “Scatter The Rats” delle L7, purtroppo, non è tra questi. A quasi vent’anni di distanza dall’uscita di quel “Slap-Happy” che ne chiuse la prima parentesi di carriera, le quattro ex ragazze losangeline tornano con un lavoro privo di guizzi e colpi di scena, ma abbastanza piacevole da meritare una sufficienza piena.

Il fatto è che Dorita Sparks, Suzi Gardner, Jennifer Finch e Demetra Plakas vanno per la sessantina; non che ci sia nulla di male, sia chiaro, ma il peso dell’età si fa sentire davvero in maniera prepotente in queste undici tracce, quasi tutte contraddistinte da un sorta di pigrizia creativa, se non vera e propria stanchezza. Quello che fu uno dei gruppi grunge più sozzi, ruvidi e marci degli indimenticabili ‘90s è oggi l’ennesima vecchia gloria tornata in vita per monetizzare la nostalgia di qualche inconsolabile orfano delle camicie di flanella.

L’apertura dell’album è affidata a un brano che sembra essere stato scritto apposta per rendere felici i più indefessi cultori del suono di Seattle. L’acidissima Burn Baby ha le caratteristiche per diventare un cavallo di battaglia nei live. Tre accordi, voci sgraziate e coretti che si stampano in testa: classico stile L7, con in più un pizzico abbondante di gusto garage.

Ed è probabilmente proprio questa l’unica grossa novità di “Scatter The Rats”: la cattivissima indole metallara è stata spazzata via e sostituita dalla volontà di tornare a un sound più corposo e vintage, con evidenti richiami all’hard rock classico, allo stoner e persino al blues (giusto un’anticchia). Qualche esempio? Fighting The Crave, Murky Water Cafe, Proto Prototype (ottima) e Cool About Easy, tre inni al crunch nei quali le quattro tirano fuori le “palle” e si divertono a fare il verso a un sano machismo rock che potrebbe anche far tornare in mente il Glenn Danzig d’antan.

La pelle punk è intatta, così come la capacità di far emergere, sommerse sotto tonnellate di decibel, melodie incredibilmente orecchiabili (consigliatissima Holding Pattern): a mancare sono l’antica anima ribelle, la verve dissacrante e lo spesso strato di sporcizia che rese tanto “delizioso” il passato.

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