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Wand – Laughing Matter

2019 - Drag City
garage rock / alternative rock / psichedelia

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Tracklist

1. Scarecrow
2. xoxo
3. Bubble
4. High Planes Drifter
5. Walkie Talkie
6. Thin Air
7. Hare
8. Wonder
9. Evening Star
10. Tortoise
11. Rio Grande
12. Airplane
13. Lucky’s Sight
14. Wonder (II)
15. Jennifer’s Gone


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“Un disco sull’amore in tempi di terrore”.

Così gli stessi Wand descrivono il loro ultimo lavoro, “Laughing Matter” (Drag City), un doppio LP sicuro di sé, maturo e sofisticato, che poco o niente ha a che vedere con le primitive detonazioni fuzz degli inizi.

È importante ricordare che la storia di Cory Hanson e compagni ha infatti inizio alla corte di re Ty Segall, a Los Angeles. Siamo nel 2014 e, in un conato creativo, l’allora power-trio se ne esce in poco più di un anno con un triplete oggi emblematico dell’età d’oro della scena psych-garage californiana: “Ganglion Reef” (2014), “Golem” (2015) e “1000 days” (2015). Costruito un seguito internazionale, anche grazie ai numerosi progetti paralleli (Meatbodies, Together PANGEA, Mikal Cronin e Muggers, la band di Ty Segall nel fortunato LP “Emotional Mugger”), i Nostri (ora un quintetto) decidono però di cambiare presto direzione, prima con “Plum” (2017), poi con l’EP Perfume (2018), due lavori tanto piacevoli in senso “classico” quanto eclettici e visionari. “Laughing Matter” punta nella stessa direzione, sintomatico di una band che sembra volersi scrollare dolcemente di dosso l’etichetta di “garage-band” per sentirsi libera di essere sè stessa ed evolvere, alla maniera degli Hookworms di “Microshift” o – più clamorosamente – dei Deerhunter post “Monomania”.

Ora, che vi piaccia o meno, l’affascinante trasformazione dei Wand non può che chiamare in causa (o – come direbbe qualcuno – “scomodare”) i Radiohead. Chi meglio del Thom Yorke di “OK Computer” avrebbe potuto capire questa voglia di crescere, di abbandonare il nido (nel suo caso “Pablo Honey” e “The Bends”) per perseguire qualcosa di più grande (vedi “Kid A”)? Ma non è solo questo. Ascoltando brani come Scarecrow, xoxo, High Planes Drifter o Thin Air ci si rende presto conto di come il cantato di Cory Hanson, di album in album sempre più yorkeggiante, spinga naturalmente la band in quella direzione, come fosse una sorta di fortuna/maledizione congenita al timbro stesso della voce. Fortunatamente, in “Laughing Matter” c’è molto più di una “semplice” analogia coi Radiohead di fine anni Novanta (fosse poco): ci sono le buone vecchie ritmiche e schitarrate garage, ora reindirizzate verso orizzonti più vicini al noise-pop dei Sonic Youth (Walkie Talkie, Wonder, Lucky’s Sight), ci sono i fantasmi di Beach House (Wonder (II)), Yo La Tengo (Airplane) e persino di Stephen Malkmus e Lou Reed (Jennifer’s Gone), il tutto scandito da parentesi strumentali (Bubble, Hare, Tortoise) e splendide ballate animiste destinate a lasciare il segno (Evening Star, Rio Grande).

Se pensi che “In Rainbows” sia l’ultima cosa buona fatta dai Radiohead, “Laughing Matter” potrebbe essere il disco che aspettavi da qualche annetto. Un album ricco di musica valida ed ambiziosa, che spinge la zattera degli Wand sempre più al largo, lontano dalla costa californiana che li ha visti crescere a pane e garage. Dove andranno a finire non lo so, ma voglio essere ottimista: il mare sembra piuttosto piatto e loro ben equipaggiati per il viaggio.

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