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Deathspell Omega – The Furnaces Of Palingenesia

2019 - Norma Evangelium Diaboli
black metal

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Tracklist

1. Neither Meaning Nor Justice
2. The Fires Of Frustration
3. Ad Arma! Ad Arma!
4. Splinters From Your Mother’s Spine
5. Imitatio Dei
6. 1523
7. Sacrificial Theopathy
8. Standing On The Work Of Slaves
9. Renegade Ashes
10. Absolutist Regeneration
11. You Cannot Even Find The Ruins…


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Palingèneṡi s. f. [dal lat. tardo palingenesĭa, gr.παλιγγενεσία, comp. di πάλιν «di nuovo» e γένεσις «generazione», rifatti secondo genesi]. – 1. Nel pensiero antico, termine con cui sono state indicate varie concezioni filosofiche e religiose riferentisi al rinnovamento o trasformazione dell’individuo o del cosmo. […] 2. Nel Nuovo Testamento il termine (gr. παλιγγενεσία, lat. regeneratio) indica la rigenerazione dell’anima o il rinnovamento del cosmo alla fine dei tempi.

Disco dopo disco la formazione francese ha reagito per conto proprio, autodeterminandosi e ribaltando il proprio suono in maniera costante, e perciò quasi del tutto invisibile, seppur evidente. Detta così pare un’assurdità, ma il cammino che da “Paracletus” ha portato a “The Furnaces Of Palingenesia” parla da sé e si fa portavoce di una spietatezza sonora che appartiene alla band e alla band soltanto (nonostante siano molte le realtà ad aver adottato l’ideale distruttivo della svolta), una spietatezza che si trova sempre nuova ad ogni passo. Rispetto al recente e parco – da un punto di vista puramente numerico – di tracce “The Synarchy Of Molten Bones” questo nuovo lavoro muove ancora una volta l’asse di qualche millimetro, e perciò è ancor più evidente, come già si diceva prima, l’enorme passo avanti.

Determinante è l’uso della voce, che nell’immediato passato sembrava farsi sempre più mobile e bruciante, qui è declamatoria, quasi ferma, creatrice di un effetto duale con l’impianto musicale che adotta finanche sonorità che di classico hanno molto, cosa che non depotenzia per nulla l’effetto “progressivo” degli arrangiamenti, si prendano ad esempio le brucianti ascese in velocità di Imitatio Dei e le ombre post-(hard)core di Splinters From Your Mother’s Spine e della micidiale Absolutist Regeneration. Il basso sempre in primo piano come nei migliori album noise-rock e le chitarre sempre più intricate, spesso a delineare un ambiente desolato in cui solo la disperazione aleggia (Neither Meaning Nor Justice), oppure romanticismi sludge delimitati nella loro assolutezza dal lento incedere dell’ineluttabile (1523).

In tutto ciò i pattern di batteria non sono mai scontati e mutano di continuo l’assetto di situazioni classiche in dadaismo di spinta futurista (Ad Arma! Ad Arma!, complice il video di Dehn Sora, Sacrificial Theopathy) e altrove in un parossismo industriale che combina implicazioni marziali degne dei migliori Killing Joke a melodie asfissianti (Standing On The Work Of Slaves) in un sistema perfetto di precisa e chirurgica intersezione sentimentale (come ben dimostra la splendida coda di Renegade Ashes), come un elettrico Giano Bifronte alle prese con le fiamme dell’inferno.

Nel dominio della violenza c’è sempre chi è in grado di utilizzarne i metodi per spingere a fondo un bisturi immaginifico atto ad sezionare una materia immobile, ecco, i Deathspell Omega sembrano non voler arrestare questo percorso conquistando centimetro per centimetro un campo di battaglia intasato da eserciti che non han da dire niente da ormai molti anni, semplicemente evolvendo.

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