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Mai Mai Mai – Nel Sud

2019 - La Tempesta International
noise / sperimentale

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Tracklist

1. Il Male (di San Donato)
2. Tarantula
3. Pisci Spata
4. Magia lucana
5. Il pianto


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Toni Cutrone si presenta nuovamente con un nuovo concept del suo progetto conosciuto come Mai Mai Mai e lo fa con il proverbiale botto. Al di là del palcoscenico post-epico dei Musei Capitolini all’interno del quale Gucci presenterà la sua collezione che Cutrone sonorizzerà, il Nostro si è dedicato ad un concept che prende a piene mani da studi antropologici per accompagnarci in un viaggio nel Sud Italia, o meglio, nel suo sud Italia, alla ricerca di quei fenomeni magici che tutt’ora smuovono certe culture di certi paesi (al di là del riferimento a “Il Mondo Magico” di Ernesto de Martino, qui ci concentriamo piuttosto su un altro classico, non programmatico come quello appena menzionato, ma con quello descrittivo di “Sud e Magia”, un must per gli appassionati di fenomeni magici/superstiziosi/esoterici) fatti di rituali e percorsi “spirituali” che esulano dal mainstream religioso.

Diciamo che, oltre le pratiche cattoliche, c’è un sottobosco non meno efficace di tradizioni “pagane” (termine pronunziato chiaramente dalla parte cattolica) che vanno al di fuori dello spettro che la “vulgata” professa e pratica e che trascendono il misticismo. Parliamo piuttosto di un mondo fatto di riti e pratiche, come già detto, che influenzano la vita quotidiana (l’eliminazione del malocchio, l’innamoramento, il tarantolismo, e così via). In sostanza, rispetto a “Il Mondo Magico”, che entra nell’essenza di fenomeni come lo sciamanismo (e cioè trova la geniale contraddizione delle pratiche sciamaniche che, paradossalmente non possono essere pratiche di soggetti perché il soggetto deve essere scoperto), in “Sud e Magia” si passa ad una disamina geolocalizzata di specifiche pratiche con specifici intenti.

Ecco, questo è lo spunto di partenza di Mai Mai Mai che, in principio era stato studiato come colonna sonora portante per le immagini documento di forte impatto di Simone Donadoni, adesso viene pensato come disco. Ebbene, quella geografia che investe Sicilia, Puglia e Calabria, in questo disco, è esclusivamente uno spunto e come tale rimane. I suoni di archivio sono letteralmente sotterrati dalla valanga noise che travolge l’ascoltatore. L’intento programmatico, rispettabilissimo da parte dell’artista, ahimé non riesce ad emergere. Chiaramente se uno legge il concept di base, può farsi suggestionare e contribuire all’ampliamento dell’opera, ma del resto ho sempre creduto che l’idea di opera aperta, soprattutto da generi ostici e chiusi come il noise, sia una “soluzione troppo facile”.

È l’artista che deve essere capace di incanalare una visione piuttosto che un’altra. Nulla toglie che questo disco, letto come pura pratica noise, sia eccelso, ma il tentativo o la scusante di volerlo far sposare ad accademismi rimane tale: un tentativo. La suggestione è ampia, lo scenario cupo, sotterraneo, come del resto i fenomeni antropologici di cui sopra. Ed è vero che la musica non significa, bensì indica, anzi, allude. Per cui non ci può essere un giusto e uno sbagliato. Diciamo che la magia del rumore è presente in questo disco, assolutamente, ma purtroppo (non è necessariamente un male) è quella magia indicata che non riesce ad emergere. I sensi verranno travolti, l’intelletto vagherà lontano.

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