Impatto Sonoro
Menu

Back In Time

Back In Time: NIRVANA – Bleach (1989)

Non so cosa sia successo tra “Bleach” e “Nevermind”. Ho sfogliato biografie, notizie, interviste ma non ho trovato quello che cercavo. Perché, nel primo disco, Kurt Cobain stava mettendo su la sua rock band con pezzi influenzati da una moltitudine di artisti ma non c’era neanche nell’aria il pensiero di una scena grunge mondiale.

Mi spiego: i Nirvana erano un’altra band rispetto a quella che tutti abbiamo conosciuto. In tutto il 1988 fecero sì e no venti concerti, alternando, su per giù, cinque batteristi tra cui Dale Crover dei Melvins, mentre nel 1989, con l’uscita di “Bleach” raggiunsero quota cento. Era quello a cui aspiravano: essere una band a tempo pieno. Questo è ciò che erano i Nirvana: una band di ragazzi che volevano girare il paese e guadagnare abbastanza per cibo e benzina. Ma Kurt voleva anche diventare una rockstar, almeno, così credeva. Voleva, più che altro, che la gente apprezzasse la sua musica. A quello teneva moltissimo.

Il fatto è che i Nirvana di “Bleach” sono i più autentici che possiamo ascoltare, poi, d’accordo che “Nevermind” è un capolavoro ma è stato parecchio manipolato dai discografici, non che io li condanni per questo, anzi, la loro mano è stata fondamentale per l’esplosione su scala mondiale del fenomeno ma, per capirci: avete mai sentito la versione originale di Smells LikeTeen Spirit? Quella del 1989? Quella che suonarono al Bloom di Mezzago? Di quella versione pre-“Nevermind” non c’è traccia o riferimento in nessuna biografia autorizzata o non, possiamo però ascoltarla in varie raccolte, bootleg e cofanetti celebrativi. Era una versione molto più grezza, la melodia era più scarna e molto diversa e non aveva quell’impatto che ebbe la versione definitiva. L’unica cosa che sappiamo per certo è l’origine del titolo, quello lo abbiamo letto centinaia di volte. Ma cos’è successo a quel pezzo tra il 1989 e il 1991? Non credo che Kurt si sia svegliato un bel giorno e abbia deciso di sistemarla da solo facendola diventare la hit più trasmessa da MTV. Vi pare? Kurt Cobain era un ragazzo vivace e creativo, buono e sensibile e la sua sensibilità ti poteva anche venire addosso come un bulldozer. Ti schiacciava.

Nel 1989 Kurt, Chris, Chad e Jason andavano in giro con i TAD per il tour “Heavier Than Heaven” e l’atmosfera era quella di uno sgangherato gruppo di amici in giro tra locali e furgone. I mal di pancia non erano ancora iniziati. Per capire il malessere del giovane Kurt, pensate se Basquiat avesse, che so, firmato con la Hanna-Barbera e gli avessero detto cosa fare per raggiungere un pubblico più grande; pensate se a Francesca Woodman avessero detto di aggiustare l’inquadratura delle sue foto. Kurt era uno di questi e, per quanto mi riguarda, nella condizione in cui era, è sopravvissuto anche più del previsto. Ho sempre pensato che se un artista è puro, devi lasciarlo fare ma purtroppo, se l’artista ha il potenziale per fare successo, l’industria lo ingloba. Infatti, dopo “Nevermind”, Kurt non vedeva l’ora di tornare alla dimensione di “Bleach” con “Incesticide”. È che il danno ormai era fatto, citando il famoso bootleg “The Needle And The Damage Done”, “Nevermind” non poteva essere cancellato, tantomeno Teen Spirit.

Infatti Kurt non era distruttivo, né autodistruttivo, egli voleva distruggere ciò che gli avevano creato attorno e addosso ed è stato schiacciato dalla maschera che gli hanno fatto indossare. Perché? Pensate che quel biondo platino fosse il suo? Pensate che quella figura da bellissimo angelo maledetto fosse opera sua? Allora riguardate le foto del periodo di “Bleach”. Kurt non sarebbe diventato così grande se non fosse stato per la Geffen e forse, sarebbe stato meglio così. I farmaci prima, l’eroina poi, erano oppiacei che gli permettevano un certo benessere fisico. Quindi perché non è riuscito a sopportare di essere la rockstar più famosa del mondo? Perché era un artista. Era puro. Ecco perché.

Perciò, va bene tutto, ma se volete conoscere chi era Kurt ascoltate “Bleach” prima di tutto. Chi oggi è giovane, almeno PIÙ GIOVANE di me e non li conosce, ha questa possibilità. Io invece “Bleach” l’ho per forza di cose conosciuto dopo l’uscita di “Nevermind”, solo allora arrivò alla grande distribuzione in Italia, insieme ad “Incesticide”. Infatti non lo vedemmo nelle vetrine dei negozi nel giugno 1989 ma molto dopo, credo fosse più o meno febbraio 92, insomma, in pieno boom  alternativo c’era “Incesticide” in vetrina bello in vista e , nell’angolo, anche un altro cd dalla copertina scura, con una foto in negativo: NirvanaBleach” . Entrammo a chiedere e ci dissero che era il nuovo dei Nirvana. E l’altro era il primo. Allora l’amico che era con me prese “Incesticide” in CD, io invece presi “Bleach” in cassetta. I miei risparmi non mi consentivano di più. Capimmo subito che i due album erano collegati da una predisposizione, da un’attitudine, quella della musica indipendente: la capacità di far uscire album strepitosi senza l’intervento dell’ industria. Anzi, rompendo le regole di ciò che era l’industria discografica degli anni 80. Sottolineo che questa propensione ha poco a che vedere con l’oceano di uscite indie di oggi, che, anche se cercano l’originalità, sono sempre delle ripetizioni. Ora, potete dire quello che volete ma le scoperte nell’era pre-internet erano più belle.

Anche adesso, per esempio, non sto mica scrivendo al computer, sto andando giù di carta e penna. Poi trascriverò tutto. Provateci anche voi ogni tanto. E provate a spegnere internet, togliete il wi fi e mettete su “Bleach” in CD, disco o cassetta, niente streaming o mp3, wav, caz, fig, cul.  Vivete senza poter accedere alle informazioni se non attraverso gli oggetti che avete in mano: la copertina, il booklet e, al limite, la rivista di musica. Perché vi consiglio questo? Non solo per un puro esercizio esegetico-ricreativo alla strabiliante scoperta di come si viveva fino a qualche anno fa, ma perché capirete di più “Bleach”. Perché è qualcosa che non si sente più, non sto parlando solo del genere ma dell’attitudine, un approccio alla musica, al rock, ormai estinto. Scoprirete che quella incontaminatezza non la ritroverete più, come la musica di “Bleach” non la ritroverete in “Nevermind” ma, in parte in “Incesticide” e per fortuna in “In Utero”.

Un fatto interessante nell’ascoltare oggi “Bleach”è che traspare la volontà di Kurt di essere grande, l’impostare la voce in modo così naive per emulare gli amici Buzz Osborne e Tad Doyle trasmette addirittura un senso di tenerezza nei confronti del futuro mito di generazioni a venire, per non parlare della vena hard rock che prende il cantato di Swap Meet anche se quella voce era già tutto quello che serviva. “Ooh, that voice” come disse Michael Stipe al discorso su Kurt per l’inserimento di Nirvana nella Rock n Roll Hall of Fame. Quella voce ti entra sotto la pelle, non c’è niente da fare. Grant Alden, critico, scrisse su The Rocket dopo l’uscita di “Bleach”: “Troppo puliti per essere thrash, troppo puri per essere metal, troppo bravi per essere ignorati”. Alden scrive una verità inconfutabile: parla di “purezza” perché è questo che i Melvins, i TAD, e i Nirvana cercavano: essere puri, slegati dai concetti stilistici della rock band e il fatto che furono loro e non i Melvins a sdoganare la scena di Seattle fu proprio per l’ultimo motivo scritto dal critico: che erano bravi. Erano i più bravi, nel senso di qualità dei pezzi.

In “Bleach” non ci sono 60 chitarre sovraincise come fece quel megalomane di Butch Vig pensando di fare un favore alla musica utilizzando tutta la tecnologia possibile. Qui si parla di due chitarre, un basso e una batteria e un budget limitatissimo, i famosi 600$ anticipati da Jack Endino per la registrazione, Seriamente, se pensate a Kurt, dove vi sembra si rispecchi di più? Esatto.

Kurt avrebbe voluto che fosse stato “Bleach” a scalare le classifiche. O meglio, il seguito di “Bleach” , il “Nevermind” che aveva in mente, il “Bleach II” ma gliel’hanno rimaneggiato e gli anno detto “Vai fuori con questo”. Per questo ha cominciato a stare male. Cazzo. Che siate maledetti. Infine, immaginate i pezzi di “Nevermind” registrati da Endino al Reciprocal Studio di Seattle, che gemma sarebbe stato! Purtroppo per Kurt, si è trovato nel posto giusto al momento giusto ed è diventato la più grande rockstar del mondo ma non ne conosceva il prezzo e purtroppo il colpo è stato troppo grande per lui, del resto Kurt lo dice subito nelle strofe di Blew : “If you wouldn’t mind I would like to breathe”.Bleach” quindi non è un album “seminale” o “fondamentale” come si suol dire oggi, è piuttosto un album vero, scritto da un genio fine, illibato e innocente, un capolavoro autentico e, per la sua storicità, un esempio.

Un’ultima cosa, le parole di Kurt usate per introdurre About A Girl all’inizio dell’Unplugged: “ This is from our first record, most people don’t own it”.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati