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Uboa – The Origin Of My Depression

2019 - Autoproduzione
dark-ambient / noise

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Tracklist

1. Detransitioning
2. The Origin Of My Depression
3. Lay Down And Rot
4. Epilation Joy
5. Please Don't Leave Me
6. An Angel Of Great And Terrible Light
7. Misspent Youth


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Approcciarsi al tema della depressione è difficile e ingiusto per chi può fortunatamente dire di non averla mai provata sulla propria pelle: giudizi superficiali, inutili e offensivi sono inevitabili, un rispettoso silenzio è forse l’unica strada per cercare di comprendere.

Eppure, il quarto disco di Uboa, moniker di Xandra Metcalfe, artista transgender australiana, è una sofferta e fedele rappresentazione di tutto ciò che questo veleno silenzioso e strisciante può scatenare nell’animo umano. Scritto e registrato nei momenti più dolorosi del processo di cambio di sesso – la copertina ritrae il letto d’ospedale dove Xandra era ricoverata dopo un tentativo di suicidio – “The Origin Of My Depression” è un disco personalissimo e profondo come pochi altri, da vivere in assoluta e silente contemplazione.

Nei suoi cunicoli stretti e claustrofobici si annidano disturbi sonori di ogni tipo che, in una trasfigurazione perfetta del più nero caos interiore, fanno da contraltare a momenti di calma apparente che galleggiano su sinistre atmosfere dark-ambient. La voce annichilita e annichilente di Uboa li trasforma in litanie di dolore, sia quando tocca le più remote corde del disagio con angoscianti monologhi sussurrati, sia quando le maciulla con urla e grida disperate.

Ogni brano è un crescendo inquieto e sorprendente, che sembra partire dal nulla – un pianoforte scordato, le corde soffocate di una chitarra, una lontana ritmica marziale – ma finisce con il passare dei secondi per sconvolgersi e denaturarsi, fino a sprofondare in un abisso di tormenti, dipinto a toni scuri e taglienti con chitarre dai contorni industrial, droni, ronzii orrorifici e sconquassi harsh-noise. Pochi i momenti di speranza (Epilation Joy), molti quelli di disperazione e rimpianto (Please Don’t Leave Me, An Angel Of Great And Terrible Light) nei quali Uboa fa i conti con spettri e demoni di ogni sorta, lasciando trasparire nella sua musica un sincero e tangibile mix di emozioni strazianti.  

Non so se al termine del disco, che si conclude con i 10 minuti di Misspent Youth e quel rumore di passi che si allontanano come a voler significare la conclusione di un compito necessario, Xandra abbia trovato pace o almeno una risposta anche lontana al quesito che dà il titolo al lavoro. Quello che è certo è che siamo di fronte ad una testimonianza travolgente e disturbante, sicuramente difficile da sopportare, ma è forse il modo più efficace per esperire e avvicinarsi ad un dolore troppo spesso incompreso.

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