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Darkthrone – Old Star

2019 - Peaceville Records
black metal

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Tracklist

1. I Muffle Your Inner Choir
2. The Hardship Of The Scots
3. Old Star
4. Alp Man
5. Duke Of Gloat
6. The Key Is Inside The Wall


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Dopo l’ultimo “Arctic Thunder” (2016), cominciavamo un po’ a sentire la mancanza di Fenriz e Nocturno Culto. La coerenza e la solidità di questo duo rende i Darkthrone una delle realtà più concrete e longeve della scena black scandinava. Nella loro diciottesima fatica in studio, i ragazzi rievocano suoni primordiali risalenti ai padri fondatori del genere nero. Per volere della band, “Old Star” è rimasto celato a tutti, stampa compresa, fino al giorno della sua uscita, creando un alone di morbosa curiosità basatasi sui pochi stralci reperibili in rete prima del 31/05.

I Muffle Your Inner Choir, brano con cui si apre il disco, fa subito capire che c’è qualcosa di diverso: non più cavalcate possenti a suon di blast beat compulsivo, non più face painting per dare vigore ad un’immagine mefistofelica degli interpreti, ma qualcosa di arcaico, precedente anche a quando la band incendiava i cieli del nord (“A Blaze in the Northern Sky” – 1992). In The Hardship Of The Scots, inizialmente rimaniamo un po’ spiazzati da un riff degli AC/DC preso in prestito dalla coppia norvegese. Anche se il brano appare poco tagliente, c’è comunque un qualcosa che cova sotto la cenere. Non è difficile, infatti, arrivare al magma vero e proprio: Old Star, irrompe feroce con un doom energico e cavernoso che ci riporta inevitabilmente ai padri Celtic Frost, ai quali i Darkthrone e l’intero movimento black metal devono la loro genesi…Amen!

In Alp Man continua la serie di riff taglienti che imperversano per tutto il disco, senza pause, dando nuovamente prova della potenzialità creativa e esecutiva di Fenriz e Nocturno Culto. La tecnica chirurgica e la voce di Ted creano un impasto di metallo nero sempre ammirevole: chitarre che alternano riff e mitragliate di accordi pesantemente decadenti, i ritmi doom e l’atmosfera apocalittica che si respira, rendono unico questo lavoro per i Darkthrone e il genere che hanno sempre portato avanti con fierezza e maestria.

Sono convinto che il caro Fischer apprezzerà questo disco, poiché sembra proprio essere un omaggio alla patriarcale influenza dei Frost su questo genere. Ascoltando “Old Star“, infatti riviviamo alcune fiammate delle apocalissi di To Mega Therion e Into the Pandemonium, non parliamo di robetta dozzinale insomma!

Duke Of Gloat ci riconduce, seppur parzialmente, all’old stile dei Darkthrone, tanto per ricordarci comunque di chi stiamo parlando….come se per gli amanti del genere fosse possibile dimenticarselo. Con  The Key Is Inside The Wall il Trono Oscuro prende congedo regalandoci un’altra traccia intensa, con un’ottima alternanza di ritmi elevati e doom incisivo e soffocante.

È giusto sottolineare che non siamo più nelle sonorità delle stridenti fami transilvaniche, (“Transilvanian Hunger” – 1994), e magari qualche estremista dei toni aspri e duri storcerà il naso, siamo su un altro livello, definitelo, arcaico, preistorico, Hellhammeriano o Celtic Frostiano, ma non potrete negarne l’efficacia e la raffinatezza. Un altro centro per Fenriz e Nocturno Culto.

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