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Back In Time

Back In Time: RANCID – Let’s Go (1994)

Rancid

Siamo nel giugno 1994 e la scena punk-rock americana è in forte fibrillazione; sono passati solo sei mesi dall’inizio dell’anno, e già due dischi che diventeranno poi pietre miliari sono stati lanciati sulla scena: “Dookie“, che consacrerà i Green Day sulla scena mainstream dando un volto nuovo al genere punk (quanto poi lo siano realmente, lo discuteremo in altra sede) e “Smash“, che affermerà i The Offspring come corrente più “heavy” del genere.

A dire il vero sarà soprattutto il primo dei due a risuonare in tutto il mondo, portando molti teenagers a tingersi i capelli e ad avvicinarsi al genere. C’è però ancora una band che ha da dire qualcosa, e lo farò appunto con “Let’s Go“, disco di transizione dei Rancid verso l’album successivo, “…And out come the wolves“, del 1995, che li consacrerà come portatori del vecchio e sano punk-rock grezzo ed ignorante.

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Perchè un disco di transizione? Principalmente per due eventi conseguenti: nel 1993 la band stava cercando un secondo chitarrista da affiancare a Tim Armstrong, e proprio in quel periodo un giovanissimo Billy Joe Armstrong (nessuna parentela con Tim, solo omonimia) vene invitato a suonare con la band in un paio di occasioni, scrivendo assieme al frontman dei Rancid il pezzo intitolato Radio, che poi verrà inserita appunto in “Let’s Go“. “Dookie“doveva ancora uscire, e Billy ci credette abbastanza per rifiutare l’offerta, e proseguire l’avventura con i Green Day.

Il secondo evento è l’arrivo, a seguito del rifiuto di Billy, di Lars Frederiksen, che diventerà appunto il secondo chitarrista e voce. Lars si rivela subito uno che ci sa fare, che di musica ne capisce (tanto che poi diventerà anche produttore di diverse band come The Forgotten, Dropkick Murphys e Anti-Heroes) e condurrà i Rancid verso il successo dell’album a seguire. “Let’s Go” è stato una rampa di lancio per la carriera dei Rancid, un disco adrenalinico, pieno di energia e dritto al punto: un uovo che si schiude per liberare l’anima più profonda della band. La canzone di punta del disco è senz’altro Salvation, che anche grazie al videoclip musicale nel quale Tim e Lars scappano dai federali colpì molto l’immaginario dei ribelli contro il sistema.

Si inizia così a delinare il lato politico della band (in realtà mai nascosto, almeno per quanto riguardava Tim Armstrong), che verrà maggiormente espresso nei dischi successivi diventandone tratto distintivo. Musicalmente ed a livello di testi, per quanto energico e brioso, “Let’s Go” rimane nella media senza diventare indimenticabile. A contribuire a ciò, fu anche l’uscita un mese dopo di “Punk in Drublic” dei NOFX, anch’esso destinato a diventare una pietra miliare del punk-rock, seguito pochi mesi dopo da “Stranger Than Fiction” dei Bad Religion, che avevano già dato spettacolo con “Recepite for Hate” l’anno precedente.

Accostarsi quindi a “Let’s Go” dei Rancid oggi, è qualcosa da fare per capire l’evoluzione dei Rancid, per pogare allegramente in compagnia infischiandosene del tempo passato o di quanto scritto in questo pezzo, lasciando ad altri il ricercare una risposta all’eterna domanda: il Punk è morto o è ancora vivo?

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