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Lo Zoo di Berlino – Resistenze Elettriche

2019 - Consorzio ZdB / New Model Label
prog / jazz rock

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Tracklist

01. Internationale Impro
02. Eléphant Blanc Impro
03. Arbeit Impro
04. Aria
05. De Waiting War (from Pratella's War)
06. Control Freak
07. Ganz Egal Marcela Lagarde
08. Bella Ciao


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A pochi giorni dal quarantennale della morte del compianto Demetrio Stratos, ritrovarsi a scrivere di un disco che ne rivendica in qualche modo la memoria è qualcosa di importante, di sacrale. E di resistente. In un “annus horribilis in decade malefica”, come sentenziava un’altra band complessa e straordinaria, in cui le conquiste di decenni di battaglie all’insegna della collaborazione, della partecipazione e dell’inclusione sembrano cadere inesorabilmente sotto i colpi dell’individualismo, della paura indotta, della chiusura mentale e dell’autismo tecnologico realizzare un disco che si ricollega idealmente e politicamente a un certo periodo della nostra storia, sociale e musicale, è più che opportuno: è necessario.

Insisto sull’aspetto della collegialità. Pur se indubbiamente forti di una personalità imponente come quella dell’artista italo-greco, gli Area erano in primo luogo un collettivo, un incontro di musicisti straordinari mossi dal sacro fuoco della ricerca artistica ed esistenziale, in nome dello spirito critico e del libero pensiero. È in virtù di questa coesione che il gruppo ha realizzato cose memorabili, al contempo stimolando una riflessione complessa e problematica sulle vicende del proprio tempo.

Premessa obbligatoria per sottolineare come, pur con i dovuti distinguo, “Resistenze Elettriche” dei Lo Zoo di Berlino si imbeve di questo vissuto e si radica nel solco della stessa tradizione. Lungi dal rischio di operazione nostalgica o, peggio, opportunistica, l’opera di Diego “Echo” Pettinelli, Massimiliano “Max” Bergo e Andrea “Shelving” Pettinelli è forte di un valore che va oltre i meriti puramente musicali, comunque eccellenti. Recupera un discorso che si è cercato (e si continua) a lungo di soffocare, di minimizzare, ma che sopravvive in (piccole?) oasi di agguerrita indipendenza, infaticabilmente ostinate a rilanciare un discorso virtuoso fatto di integrazione e di emancipazione, dell’arte come mezzo di elevazione culturale e sociale. Anche qui il tutto può più della somma delle singole parti; pur fregiandosi della collaborazione di un Patrizio Fariselli molto ispirato, il quartetto stabilisce una propria cifra stilistica ben precisa, distintiva.

Fedele alla linea, il combo riprende cavalli di battaglia dell’International Popular Group rivisitandoli con gusto e rispetto, ancora mantenendo una continuità formale e ideale con i riferimenti. Internationale Impro riprende lo storico stravolgimento dell’inno socialista per infonderle un elegante arrangiamento jazz per piano (un po’ sulle corde di Vittorio Nocenzi, altro illustre nome col quale la band ha collaborato) per poi deragliare sul riff principale quasi noise-isolazionista e infine su un jazz rock sempre, però, sconvolto da distorsioni telluriche. In Eléphant Blanc Impro rivive ancora più decisamente l’anima del pezzo originale, grazie soprattutto all’inconfondibile Moog di Fariselli. Aria respira di un afflato poetico d’altri tempi, mentre i due minuti e mezzo di De Waiting War (from Pratella’s War) sono probabilmente il frangente più schizoide e iconoclasta della scaletta. Control Freak vive di fremiti in odor Lali Puna e Stereolab, rimarcando le radici più prettamente post-rock dello ZOO, mentre il brano dedicato all’antropologa e femminista messicana Marcela Lagarde si fregia della collaborazione di Christiane Felscherinow (alias la celebre Christiane F) e di alcune sue vecchie incisioni.

Uscito per i tipi del Consorzio ZdB (etichetta DIY della band) e impreziosito dall’illustrazione di copertina a opera di Mauro Biani, “Resistenze Elettriche” è un disco politico come ce ne dovrebbero essere molti, in un’epoca in cui dire neanche qualcosa di sinistra, ma anche solo di umano sembra diventato impossibile o “buonista” (parola odiosa come poche). E ci ricorda ciò che tutti dovremmo fare: unirci con amore e passione per far avanzare la storia insieme a noi e trovare la libertà, per tutti. “Con il suono delle dita si combatte una battaglia”, sempre e ancora.

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