Impatto Sonoro
Menu

Back In Time

Back In Time: CARCASS – Swansong (1996)

Carcass

Sul fatto che i Carcass siano una delle band estreme più importanti di sempre credo non ci sia dubbio alcuno. Ogni singolo periodo della loro carriera dal 1988 fino al 1993, sia esso gore-grind, techno-death o melodic-death, ha fatto scuola, influenzando non solo band ma intere scene musicali.

I problemi arrivarono però immediatamente dopo la pubblicazione di “Heartwork” quando, oltre all’abbandono del chitarrista Michael Amott, qualche genio negli uffici della Columbia Records pensò che avrebbe potuto avere un senso il tentare di portare la band di Birmingham sul carrozzone del rock da classifica. Walker e compagni, pur avendo già dato segnali di voler aprire a lidi più rock con “Heartwork” Ep del 1994, entrarono però in conflitto con la stessa Columbia dopo poco tempo, creando una situazione di stallo e frustrazione che finì per decretare un ritardo di più di un anno sull’uscita di quello che sarebbe stato “Swansong“. Mai come in questo caso titolo fu più azzeccato dato che, tornata nel frattempo sotto Earache, la band si sciolse prima ancora che la label inglese potesse pubblicarlo.

Carcass

Inizialmente intitolato “Polarized“, e annoverato spesso a torto come un capitolo minore, “il canto del cigno” degli inglesi è stato di fatto l’unica vera evoluzione possibile dopo un album come Heartwork. Figlio della volontà di Bill Steer di allontanarsi dal metal (come lui stesso dimostrerà coi Firebird,  sua futura band) “Swansong” è una raccolta di brani dal groove micidiale, caratterizzati da un songwriting ancora oggi moderno, fluido e minuzioso. L’abbandono dei muri di chitarre in favore di un approccio più classicamente rock (cosa che che fece immediatamente storcere il naso ai fan più intransigenti) è di fatto realtà il vero punto di forza di questo album, che riesce nell’intento di amplificare ed valorizzare quello che è sempre stato uno dei punti di forza della musica dei Carcass: l’utilizzo della melodia. Esempi perfetti sono l’opener “Keep On Rotting In The Free World“, la meravigliosa “Blackstar” (una intant-classic), e la sfacciatamente maideniana “R**k The Vote“.

Non mancano poi atmosfere più cupe come la sabbathiana “Room 101“, o tristi come in “Child’s Play” fino ad arrivare alle eleganti aperture acustiche (!!!) di “Firm Hand” dallo stupendo solo finale. Sebbene le canzoni presenti su “Swansong” siano dodici, i brani usciti dalle sessions di registrazione furono in realtà diciassette e per fortuna la Earache pubblicherà i restanti cinque sulla raccolta “Wake Up and Smell…”. Edge of Darkness e Blood Splattered Banner, giusto per citare le migliori, non sono da considerarsi assolutamente dei filler, quanto piuttosto la parte mancante di quello che sarebbe dovuto essere (a detta della band) un album doppio. 

Pur essendo sicuramente meno influente dei suoi illustri predecessori, “Swansong“rappresenta dal canto suo la chiusura perfetta dalla parabola evolutiva di una band inarrivabile che tornerà, per puro divertissement, sulle scene dopo più di un decennio e più in forma che mai.

Carcass

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati