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Lesbian Wallet – Date Animals

2019 - Autoproduzione
stoner / rock

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Tracklist

1.Date Animals
2.Stones for Teeth
3.Names and Faces
4.Margherita Hack
5.Mugshot
6.1947, Plea (Golden Worms pt.I)
7.Invocación (Golden Worms pt.II)
8.2082, Kings (Golden Worms pt.III)


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Sono contento che il disco in oggetto non provenga, come avevo pensato inizialmente, da una qualche periferia statunitense, di posti lontani dalle scene in voga (poco male sarebbe stato) e perduti nel microcosmo geografico e musicale off, da parte di musicisti in vena di rivalsa e di protesta sonica.

Il piacere è duplice nello scoprire che la band è italiana e sta di casa a Foligno (PG). La cittadina entra nei miei ricordi grazie al simpaticissimo Massimo Bagnato, di professione comico, che ne ha dato, tramite un grazioso video andato in onda in una trasmissione televisiva pomeridiana, e che ebbi il piacere di vedere, una fin troppo edulcorata e paciosa visione. Ah ah ah! Non me ne vogliano gli sfegatati Lesbian Wallet, anzi, essi sono la prova cocente che i fulignati sono fatti anche di ben altra pasta.

Il “Date Animals” album è un centrifugato di energia sferzante e pieno di cazzimma, come si dice a Napoli; contiene variegate modalità di approccio alla materia musicale e visionaria, gravitando comunque in zona stoner, sludge, punk, metal, quantunque s’auscultino pure strane aperture jazz lisergico-spaziali (il vuoto cosmico), come pare sussurrare velenosa Margherita Hack, sfociando nel plumbeo metallo, tale da far rizzare i peli mitragliati da incessante pioggia astrale, trovando posto per un anelito guerresco senza pari… che Dio li strafulmini! Whoa!.

Mushgoat suona divinamente con quel basso distorto, richiamando un mix tra Megadeth ed Anthrax rieditati in maniera più grezza. Wild oltremare.
Stones For Teeth è meravigliosa tortura che ricorda qualcosa come Motörhead; apre tutte le valvole e scardina watt di potenza spaccando il cielo, squarciandolo sotto tempeste meteo, intanto che la voce lavora di ‘fino’ aggrovigliandosi, quale pianta rampicante, all’anima della canzone; e il tutto vortica di un tifone folle sino a raggiungere altezze celesti, passando per lo strappo operato sfavillando tra lampi e scariche elettriche, amplificando le orrende nubi grigio-porpora grondanti pioggia malsana.
L’intro è scatenata song apocalittica e veloce, schizoide al punto giusto, tanto che farà vedere i sorci verdi con i suoi scatti indiavolati e le ritmiche impetuose, laddove il vocalist non si risparmia in grinta ed energia.

Questi tre ragazzi trebbiano, lanciati verso lo stardom della buonissima musica, che a queste velocità regala qualcosa che va oltre il mero ‘pestare’ sugli strumenti; i Lesbian Wallet rompono l’uovo di Colombo e sputano groove da tutti pori: queste sono songs che si amano. Il disco è eccezionale a mio parere: dinamite il basso (una delizia seguirne le trame, le punzonature) a cura di Francesco Mastellone; tagliente e ruvida la chitarra (micidiale mix), riportante alla scabrosità irregolare di quella degli Asino; mentre la batteria di Simone Romagnoli espleta un supporto irrinunciabile, il tocco è si spietato (snello, prolisso, secco), ma anche capace di sostenere abilmente ogni cambio di ritmica, da quella più esacerbante sino a quella più meditata e tranquilla.

Infine, non resta che plaudire alla notevole, aggressiva, graffiante, spasmodica voce, che incarna lo spirito complementare e tonante entro ogni lirica.
Il trittico finale unisce tre track dal titolo parentesizzato intitolato Golden Worms (parte I, II e III). Un tormentato discorso che in poco più di 11 minuti elargisce un affresco che è campionario delle spiccate e godibili aperture musicali della band, restando volentieri sul filo del borderline. Insomma, roba da studiare a menadito per moshare con testa e mente, ma attenti alla guida, perché sciorinare il “Date Album“, dei superlativi Lesbian Wallet, in auto, potrebbe far scambiare la vostra vettura per il bolide più indomabile che esista, lungo le strade infuocate della vituperazione.

Cosa c’è d’altro in questo albo serioso e mordace? Sicuramente l’aspetto letterario delle songs, che pare facciano il paio con la pittoresca, caotica, e pregna di simboli, copertina, opera di Br?n ?e?kov Fordonu. Scorrendo i testi si scopre la incisiva penna di Francesco Bordoni (già chitarra e voce). Del trittico, la disperata pt. I denuncia l’attuale condizione del terrestre, anima-tecnologia-mercificazione dell’umano. La pt. II inserisce una invocazione ferruginosa ad un personaggio uruguagio, tale Pedro Corazón, persona coltissima e dedita a varie discipline, che durante una peregrinazione scientifica nella foresta tropicale peruviana, si imbatte in un santuario ed ivi scompare materialmente nel nulla, sotto lo sguardo incredulo dei compagni di viaggio, giustappunto dopo aver recitato le parole lì inscritte, sortendo un raro incantesimo. Di lui non v’è più traccia, però il santuario continua ad emanare nel tempo una misteriosa voce.

Detto fatto riportato, potrebbe significare l’inserimento dell’elemento sacro appannaggio di questa vita, ponendosi altresì quale elemento poietico di grande valenza per la poetica dei Lesbian Wallet. La presa di coscienza del nostro stato di viventi, di per sé inconoscibile, pone l’umano di fronte al più grande mistero, eppure egli ha sempre da obiettare, in ogni frangente, seppur vagheggiato o cullato nell’estasi (and now what the fuck’s wrong with your drink, dude/ what the fuck’s wrong with you) – e qui seguita la pt. III -, esalando una beghina e futile saggezza dinnanzi al crollo del fatuo (I bide my time on the Slugroad/the dead of thirst my domain/ a King of dust in my crown of tears/stone, waste and decay) e alla fine di ogni credo.

Stones for Teeth mette a raffronto lo stravolgimento di un rapporto sentimentale poi tramutato in odio e caricato di violenza… come un sasso lanciato sui denti: ‘Cause all we love is but a quick dream/ of lies a billion times said/ a vulgar and shameful journey/ carving wrinkles on your heart. La traccia omonima appare testo visionario, invece ha ben poco di ciò. Piuttosto una griglia rovente su cui sfrigolano una moltitudine di eventi, quelli che sfilano sotto i nostri occhi ogni santo giorno.

Tutti questi eventi corrono a destra e manca come pazzi, al fine di poter soddisfare i nostri bisogni e istinti, trovando pur di contro tutt’altre problematiche che si sviluppano fuori dall’orticello di ciascuno, banalizzando il corrente comportamento usuale quando messo a confronto con l’impensabile atrocità dei tristi eventi di cronaca mondiale. Realtà contrapposte che gridano una concreta presa di posizione. vSarebbe interessante svolgere correttamente il punto di vista che i Lesbian Wallet hanno inciso nella song Margherita Hack, e di certo lo sfizio sarà tolto nella imminente intervistina che sto mettendo a punto; comunque, essa potrebbe muovere una critica verso l’ateismo assoluto (e specifico della Hack).

Il fatto che non vi sia nulla al di là della vita, potrebbe togliere fiducia e gettare l’umano dentro un’inutilità esistenziale, vale a dire, privarlo del sogno, della immaginazione, come se il vivere a se stessi non fosse bastante allo scopo. “La vita è solo un breve periodo di tempo nel quale siamo vivi” ? (cit. di Merry in “Pastorale Americana”, di P. Roth)…Parrebbe proprio di no.

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