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Hellyeah – Welcome Home

2019 - Eleven Seven
groove metal / alt-metal

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Tracklist

1. 333
2. Oh My God
3. Welcome Home
4. I’m The One
5. Black Flag Army
6. At Wick’s End
7. Perfect
8. Bury You
9. Boy
10. Skyy And Water
11. Irreplaceable


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Con “Welcome Home” cala definitivamente il sipario sulla trionfale carriera di Vinnie Paul, scomparso improvvisamente il 22 giugno dell’anno scorso a causa di un infarto. Nel nuovo album degli Hellyeah sono infatti presenti le ultimissime registrazioni dell’ex batterista dei Pantera, terminate appena pochi giorni prima della prematura dipartita. Non è molto chiaro quanti rimaneggiamenti siano stati fatti sulle tracce del fratello maggiore di Dimebag Darrell ma, a giudicare dal massiccio impiego di trigger, c’è da scommetterci che il tutto sia stato sapientemente assemblato in fase di produzione.

In ambito groove metal, a dirla tutta, il tocco artificiale sulle pelli e sui piatti non rappresenta di per sé un difetto: conferisce una potenza, una forza esplosiva davvero unica, soprattutto nei passaggi in cui è richiesta una certa dose di adrenalina. Ma qui si esagera oltre ogni misura: le parti di Paul – che, almeno in origine, erano probabilmente da intendersi alla stregua di provini – risultano essere quasi innaturali per quanto sono state manipolate.

Un vero peccato: un nome del genere avrebbe meritato un saluto migliore. Fa piacere comunque constatare come i suoi compagni di band – il cantante (ed ex frontman dei Mudvayne) Chad Gray, i chitarristi Tom Maxwell e Christian Brady e il bassista Kyle Sanders – ne abbiano rispettato l’eredità, curando i brani fino a renderli qualcosa in più che semplici abbozzi cuciti attorno alle ritmiche di Vinnie Paul.

Per essere un album degli Hellyeah, “Welcome Home” fa il suo dovere: la mina hardcore 333 apre degnamente l’opera, con riffoni e rallentamenti che invitano all’headbanging selvaggio. Stesso discorso per le robuste At Wick’s End e Black Flag Army, particolarmente interessante per il suo sfiziosissimo bridge simil-disco. Il resto del lavoro, purtroppo, di rado fuoriesce dalle secche di quella mediocrità tipica dei gruppi direttamente o indirettamente legati al sound dei Pantera.

Una manciata di piacevoli cafonate nu metal un po’ anacronistiche (Oh My God, Bury You, Boy) e una discreta ballad acustica (Skyy And Water) non cancellano l’onta di canzoni opache come Perfect e I’m The One, nelle quali emerge con prepotenza un’anima pop alquanto maldestra. Il lato prettamente melodico degli Hellyeah si manifesta in maniera felice solo nell’ottima title track, che convince a pieni voti per l’eccellente prestazione di Gray al microfono e la bella chiusura orchestrale. Non è però abbastanza per risollevare le sorti di un album che avrebbe dovuto fare molto di più, considerandone il valore simbolico.

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