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Jennifer Gentle – Jennifer Gentle

2019 - La Tempesta Dischi
rock / psych

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Tracklist

1. Oscuro
2. Just Because
3. Beautiful Girl
4. Love You Joe
5. Temptation
6. Guilty
7. Argento
8. Only In Heaven
9. Do You Hear Me Now?
10. You Know Why
11. What In The World
12. More Than Ever
13. My Inner Self
14. Swine Herd
15. Spectrum
16. Where Are You
17. Theme


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Il cuore, il braccio e la mente del progetto Jennifer Gentle rispondono al nome di Marco Fasolo, polistrumentista e produttore che, dopo una lunga assenza, 9 anni dal precedente lavoro “Concentric”, torna con il suo primissimo progetto nato a Padova nel 1999. I Jennifer Gentle rappresentano per l’Italia la prova che esiste qualcosa di esportabile all’estero, eccome se c’è, infatti sono stati il primo gruppo europeo a ricevere un contratto dalla super etichetta discografica Sub Pop di Seattle. Gli album passati “I am you are” (2001) e “Funny creatures lane” (2002) hanno consacrato l’operato artistico di Fasolo, un artista dinamico e incredibile, che riesce in ogni composizione a creare una piacevole, curiosa – anche per via del suo particolare timbro di voce – e inaspettata atmosfera.

Il 4 ottobre è uscito per la Tempesta Dischi il nuovo album omonimo dei Jennifer Gentle, il settimo in studio, contenente ben 17 tracce che offrono una ricca ora di musica. Un mese fa circa è stato pubblicato lo streaming del primo estratto, intitolato Guilty (trad. colpevole) che, già dai primi ascolti, ha iniziato a incuriosire i fan, vuoi per quelle sonorità funk e psych, vuoi per la voce di Fasolo semplicemente inarrivabile ed unica, vuoi perché a tratti questo pezzo potrebbe alludere un po’ all’operato di  Prince, venuto a mancare nell’aprile del 2016.

Nonostante gli impegni lavorativi (I Hate My Village) che lo hanno di recente occupato, Fasolo non ha mai accantonato il progetto Jennifer Gentle, ma semplicemente lo ha ritardato di un po’. Per fortuna questo eclettico artista è riuscito a trovare il tempo necessario – mai da sottovalutare – per chiudersi in studio e sfornare delle idee lentamente e poi, in modo autocritico e consapevole, scartare quelle non valide e tenere solo le migliori. È servita quell’intuizione giusta e una estetica ben definita per  delineare i nuovi componimenti e ora, quello che era un semplice provino in studio è diventato un bene comune, qualcosa che può emozionare tutti come se fosse un quadro.

Nel disco sembra sia la musica strumentale a trascinare le parole, in inglese, e così unendo le due entità le canzoni funzionano e risultano interessanti. È intuitivo che al cantante interessa molto di più ciò che la musica possa comunicare, deve creare empatia (Beautiful girl, Where are you?) piuttosto che puntare solo sul testo che potrebbe essere limitante. Nel caso dei JG non è tanto il ritornello cantato, come accade nella musica pop, a rubare tutta la scena, ma è la scia musicale che conta davvero, quell’unione di suoni armonizzati che ballano insieme, come accade nel pezzo strumentale Love you Joe. Più avanti l’atmosfera cala in tinte più misteriose (Temptation, My inner self)o più sognanti (Only in Heaven, What in a world), romantiche (More than ever), più energiche e che dal vivo potrebbero sorprendere (You Know why).

L’amore che Fasolo ha per il cinema è radicato in lui da tempo: più di una volta egli ha osannato l’operato italiano dei grandissimi Fellini, Argento… così sembra quasi che alcuni episodi possano appartenere ad una dimensione più cinematografica e profonda Oscuro, Argento, Spectrum….In generale tutti i brani mantengono un’attitudine creativa, leggera ma impossibile da etichettare con un unico genere musicale – una tavolozza di colori rock, pop, glam, funk, psych… – ma certamente in alcuni tratti si rivedono le origini dei primi Jennifer Gentle (Just Because, Do you hear me now, Swine Herd e Theme).

I Jennifer Gentle sono la prova che, con le idee chiare, i giusti mezzi e soprattutto il tempo necessario si può confezionare un’opera d’arte concreta, limpida e fuori dal comune. Ora ci si chiede quanto il bel paese riuscirà ad apprezzare quello che sembra un lavoro straniero in terra natia.

 

 

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