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Lindstrøm – On a Clear Day I Can See You Forever

2019 - Smalltown Supersound
elettronica

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Tracklist

1. On A Day Like This I Can See You Forever 
2 .Really Deep Snow 
3. Swing Low Sweet LFO 
4. As If No One Is Here 


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Cosa avviene nell’elettronica che non avviene in nessun altro genere? O almeno, cosa si giudica nel genere elettronico che viene ascoltato e che non viene giudicato in nessun altro genere, poiché scontato che sia tale? Se qualcosa viene suonato o meno. Ecco, questo è il più grande equivoco di questo genere che, per definizione, non vuol dire assolutamente niente, come non mi stancherò mai di affermare. Elettronico può voler dire che gli strumenti che si utilizzano sono elettronici, e in questa macrocategoria possono rientrare i synth, come può rientrare il computer, o componenti elettroniche, hardware, o microfoni particolari, o vattelappesca, ma di fatto, l’ausilio di strumentazione elettronica in pre o postproduzione che sia, giustifica l’utilizzo del termine elettronico. Ciononostante rimane un pregiudizio: il fatto che la musica elettronica, proprio perché tale, non debba essere necessariamente “suonata”. Questa separazione tra musica e suonare la musica, è una mistificazione un po’ come la divisione di corpo e anima, come se il corpo fosse un involucro vuoto che fortunatamente è riempito con questo pneuma vitale che viene definito “anima”, spirito, ecc.
Così, se ci troviamo davanti ad un disco di computer music, sì, possiamo definirlo come interessante anche se non è scaturito dal lavoro di “sangue, sudore e lacrime”, ma non possiede per forza di cose un valore aggiunto; cosa che invece avviene se ci imbattiamo in un disco di musica elettronica che, guarda un po’, è suonato, cioè c’è un musicista (o più musicisti) che, per esempio, dispone di sintetizzatori che suona con tanto di note e diteggiatura, e tutto ciò che serve.

Bene, permettetemi di sfatare questo mito, o almeno, andrebbe scardinato il pregiudizio che, se qualcosa è suonato, allora è meglio di ciò che è automatizzato, si basa su DAW o procede per loop, campioni e via dicendo. Questo è lo stesso annoso ed eterno dilemma di quello che se ne sta davanti ad una tela di Fontana e dice: “vabbè, ma lo sapevo fare anche io”, oppure “ma è solo un taglio nella tela. Questa non è arte”. Il collegamento artigianato-forma d’arte risiede ancora nel 2019 come una questione spontanea che non ha senso qui di essere discussa, bensì esclusivamente evidenziata in funzione del giudizio dell’ultimo disco di Lindstrøm che, a quanto pare, ha tentato un “esperimento” che sembrava non facesse da anni: suonare sul serio.

Ora, io non so cosa cambi esattamente, ma se noi ci ascoltiamo il vecchio lavoro “Where You Go, I Go Too“, o il più recente “Smalhans“, notiamo che c’è un’appartneneza ad un certo sound. Nel caso del primo disco citato, si parla di ambient, nel secondo invece si parla di anni ’80, di profondi anni ’80 stratificati in nome del synthpop/disco che si sviluppa per più linee melodiche e con ritmiche semplici, ai limiti del basilare – facendo risultare il disco quasi una caricatura del genere, senza per questo risultare ridicolo, ma anzi, dando l’idea del disco “definitivo”, compiuto, che ha da dire tutto quello che deve dire. Lindstrøm ora se ne esce con “On a Clear Day I Can See You Forever“, un disco costituito da 4 lunghe tracce (la prima lunghissima, eccessivamente, che non è stata editata e suonata e registrata di getto, senza composizione previa) in cui procede con improvvisazioni e in cui si diverte (e si sente questo aspetto ludico, compiaciuto – e forse è questo a fare difetto al disco) a utilizzare le sue tastiere e sintetizzatori vari. Dichiara infatti che era da tempo che non si divertiva così a fare questo disco.

Ebbene, in quanto ascoltatore mi sento legittimato a dire che io non mi sono divertito quanto lui ad ascoltarlo. Purtroppo non si trovano elementi di aura o di magia come capitava nelle performance (perché è da lì che prende spunto il disco) anni ’70 (ulteriore humus di riferimento per questo sesto album), come ad esempio di Popol Vuh col suo Moog (anche qui, il Moog Memorymoog è uno degli strumenti centrali di questo album) che portava il calore dell’elettronica con la mistica dei luoghi e delle registrazioni analogiche, piegando la funzione dell’elettronica, rompendo i confini del suono di genere (che va oltre il prog, oltre l’ambiente, oltre l’elettronica) per diventare qualcosa di indipendente.

Purtroppo tutto questo in “On a Clear Day I Can See You Forever” non c’è. L’unica cosa che si sente di personale è l’entusiasmo dell’artista, la sua passione per quello che fa (e in fin dei conti, un’arma a doppio taglio, è ciò che lo ha portato a non uscire fuori di sé, a rimanere nella dimensione dell’artigiano, senza considerare l’artista che rinuncia in parte a sé per annullarsi nella sua opera – la vera contraddizione dell’artista). Non basta fare musica per essere musicista, come non basta saper disegnare per essere artista. A volte è nell’inciampo che l’artista si scopre come tale.

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