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Moon Duo – Stars Are The Light

2019 - Sacred Bones Records
space rock

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Tracklist

1. Flying
2. Stars Are The Light
3. Fall (In Your Love)
4. The World And The Sun
5. Lost Heads
6. Eternal Shore
7. Eye 2 Eye
8. Fever Night


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Una cosa mi ha sempre affascinato dei Moon Duo: la loro musica è capace di sconvolgere alcuni come lasciare altri severamente annoiati. Da cosa dipende? In linea di massima, se siete introversi fan di simmetria e ripetizione, ascoltando Sanae Yamada (sintetizzatori, drum machine, voce) ed Eric “Ripley” Johnson (chitarra, voce) chiuderete gli occhi per viaggiare. Se siete estroversi amanti del chaos e dei crescendo emotivi, invece, lo farete per dormire.

Che vi piaccia o meno, negli ultimi dieci anni i Moon Duo si sono imposti come una delle più solide realtà della scena psichedelica mondiale. La loro formula? Un distillato motorik di Doors e Velvet Underground, una musica ipnotica, composta da macchinosi labirinti sonori (“Mazes”, 2011) che si sviluppano intorno a ritmiche circolari (“Circles”, 2012), sintetismi spaziali (“Shadow of the Sun”, 2015) ed occulti deliri chitarristici (“Occult Architecture Vol.1″ e Occult Architecture Vol.2”, 2017). Ora, con la loro sesta fatica, gli space partners di San Francisco ci regalano quello che può tranquillamente essere definito come l’episodio evolutivo più ambiguo della loro carriera. Sarà il mixing di sua maestà Sonic Boom (Peter Kember degli Spacemen 3), già dimostratosi game-changer in alcune delle sue ultime collaborazioni (Beach House, Les Big Byrd), sarà che le vibrazioni distopico-occulte i Nostri le portano avanti in progetti paralleli (Vive la Void, Wooden Shijps), fatto sta che riconoscere la paternità di questo disco al primo ascolto è tutt’altro che scontato.

Più ci addentriamo in “Stars Are The Light”, più cresce la sensazione che i sintetizzatori e gli eterei respiri di Sanae abbiano preso il sopravvento su un universo che, fino ad oggi, gravitava intorno ai deliri chitarristici di Ripley. Tra robotici beat (Stars Are The Light, che sembra uscita da “Recurring” degli Spacemen 3, e Flying, letteralmente una macarena alla psilocibina), revolverate spaziali (The World And The Sun) e glissando extraterrestri (Lost Heads), una buona metà dell’album trae palesemente ispirazione dall’elettronica degli anni Settanta (Kraftwerk), Novanta (Air, Spacemen 3, Spectrum) e Duemila (LCD Soundsystem, Cut Copy). Per il resto, riconosciamo l’ironia distopica dei Fat White Family (nel western rock’n’roll in slow-motion di Fall In Your Love) così come il kraut-rock orientaleggiante dei Kikagaku Moyo (Eternal Shore). Gli unici brani considerabili “da repertorio” sono Eye 2 Eye, solo episodio di chitarra pesante, e Fever Night, evocativo del blues oppiaceo dei compagni d’etichetta Psychic Ills (Sacred Bones Records).

Quelli di “Stars Are The Light” sono dei nuovi Moon Duo, più rilassati, quasi addolciti, che in un’ipotetica line-up stonerebbero meno a fianco di Beach House che di The Black Angels. Per quasi una decade Sanae e Ripley ci hanno raccontato dei distopici labirinti in cui erano intrappolati. Bene. Sembra che finalmente abbiano trovato una via d’uscita. La cosa assurda? Bastava alzare la testa.

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