Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

John – Out Here On The Fringes

2019 - Pets Care Records
rock

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Future Thinker
2. Standard Hauntings
3. Out Here On The Fringes
4. Western Wilds
5. High Digger
6. Dog Walker
7. Laszlo
8. Midnight Supermarket
9. Solid State


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Cosa cerchiamo oggi in un album rock? Intendo quelli fatti con strumenti veri che si suonano con le mani, per capirci. Cerchiamo forse qualcuno che prenda elementi del passato glorioso del punk, new wave, post rock, hard rock, li cucia insieme e ci faccia sentire qualcosa di già noto o cerchiamo qualcuno che con la sua esperienza e cultura prenda gli elementi e ne faccia qualcosa di nuovo? Io tendo a essere incline alla seconda, altrimenti non mi sento soddisfatto, anzi, direi piuttosto annoiato. Ciò mi sta accadendo troppo spesso in questi ultimi 10 anni e vedo anche chi si sforza di essere originale ma non ha i numeri per farlo.

I JOHN hanno i numeri, hanno la cultura, hanno la conoscenza, hanno le capacità e il risultato è strabiliante. E so che ogni verso è ispirato a qualcosa di letto, studiato, assimilato nel tempo. John Henry Newton è, in questo senso un grande autore capace di impressionare sia a livello vocale che di contenuti. Niente di meglio di una voce grossa che urla testi pensati, intelligenti e appassionati, il tutto mentre picchia sulla batteria con tutta l’energia che ha. Johnny Healey, l’altra metà, è costantemente impegnato nello strutturare riff carichi di intensità, creando un muro di suono che si incastra alla perfezione con la batteria del suo collega.

Avevamo lasciato i JOHN al loro folgorante debutto di due anni fa e ritrovati per strada di spalla agli IDLES, culminando con il trionfale tour europeo al Le Bataclan di Parigi e dopo aver attirato le attenzioni del celebre DJ britannico Steve Lamacq ed essere passati nel programma radiofonico BBC di Iggy Pop, i JOHN, ovvero John Henry Newton (batteria e voce) e Johnny Healey (chitarre) tornano con un secondo lavoro, “Out Here On The Fringes”, più maturo, scritto meglio del precedente “God Speed In The National Limit” ma altrettanto fresco e spontaneo. Poi, è sempre bello sentire una voce grossa, sporca e imponente dire cose intelligenti e sensate nonché molto ispirate e zeppe di ispirazioni letterarie tra cui Italo Calvino. Perché la formula di scrittura dei JOHN è la stessa di due anni fa: prendere momenti, esperienze, sensazioni e magnificarle, crittandole poi in una forma di testo molto vicino alla poesia moderna.

Uno sguardo sugli eventi al microscopio da cui esce una forma di stesura assolutamente originale. L’originalità dei JOHN sta anche nel combinare chitarre e batteria come due elementi identici, dove l’uno non può fare a meno dell’altro e insieme ti caricano su un treno lanciato a tutta velocità per le campagne britanniche. Un uragano tra garage, punk, hard rock, diretto e colto, irresistibile come l’uno-due di apertura affidato a Future Thinker e Standard Hauntings, per passare alla title track dove i JOHN per la prima volta sfoderano un’aria più cupa, più post-punk con il mantra “the bodies lined up”, di solito a questo punto album di questo impatto hanno già dato tutto con lue prime tracce e invece “Out Here On The Fringes” sembra migliorare più si va avanti nell’ascolto, infatti le vere gemme arrivano verso la settima/ottava traccia con Dog Walker e Laszlo in cui riescono a produrre pezzi degni dell’epoca d’oro dell’alternative rock, in qualche modo questi pezzi riescono ad entrarti dentro e toccare l’emotività che pochi artisti riescono a toccare oggi.

Ci sono band che dopo un folgorante debutto, fanno fatica con il secondo lavoro a equiparare i livelli di spontaneità, rabbia e creatività, poi ci sono altre band che escono con un secondo lavoro che supera parecchio le aspettative. I JOHN, fortunatamente, sono tra questi.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni