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Wrongonyou – Milano Parla Piano

2019 - Carosello Records
folk / songwriting / ambient

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Tracklist

1. Atlante
2. Calma calma
3. Solo noi due
4. Mi sbaglio da un po’
5. Milano parla piano
6. Più di prima
7. Perso ormai
8. Ora/Outrora


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“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.”

SIR WINSTON CHURCHILL

27 minuti per dimostrare che cambiare, se fatto con intelligenza, umiltà e consapevolezza delle proprie forze, è la sfida migliore che ci tocca affrontare. Marco Zitelli alla ”anagrafe artistica” Wrongonyou al suo secondo album, “Milano parla piano”, ha rischiato, ha cambiato, è cambiato e non ci sono paure di sorta nel dimostrarlo.

Reduce da una produzione in inglese decisamente di successo, che lo vede protagonista di un panorama musicale che all’Italia ed in Italia manca, Marco ci prova e presenta un album breve ma decisamente intenso. La storia di una vita in 9 tracce, dirette, senza orpelli, ciniche ma soprattutto “sentite”. Cambia il suono, cambia la lingua, cambia il timbro di voce e forse a tratti si fa fatica nel riconoscere le densità corpose che hanno caratterizzato “Rebirth“, ma tutto questo non basta per rendere meno intenso questo nuovo lavoro. Ogni traccia ce lo dice chiaramente che il ragazzo che abbiamo davanti ci fa sbirciare nel suo futuro e il panorama è decisamente da scoprire.

“Chissà come sarò da grande, senza paura di restare solo”, dubbi, paure, speranze tutto racchiuso in due strofe di Calma, calma che non lasciano spazio ad interpretazioni alcune. Senza paura di sbagliare e andare oltre, in questo brano ci sono tutte le sensazioni che cerchiamo quando l’unica cosa che desideriamo è la calma, la sensazione di arrendersi un po’, stanchi ma pronti a godersi il finale. “sai che c’è se arrivi prima di me, cosa c’hai da perdere?” Ci sono tutti gli stati d’animo del cambiamento, la paura, il coraggio e il “silenzio” prima di una scelta, prima “della” scelta.

In Milano parla piano, giro di boa dell’omonimo album, è un ossimoro perfetto. Milano non parla piano mai, ma Marco glielo chiede “nonostante tutto ci siamo detti tutto, se me lo chiedi resto qua, Milano parla piano almeno questa notte”. Sembra una richiesta dolce, sussurrata e a tratti implorata, una richiesta di tregua, una richiesta di silenzio da una città che vive dell’eco dei suoi passanti, dei baci degli amanti, degli sguardi di sconosciuti in metro nell’ora di punta a fine giornata dove si smette di portare una sfavillante armatura e tornare ad essere semplicemente fragili.

Più di prima si presenta come una carezza, “sai sento quasi di naufragare, sembra un’eternità che con il cuore non tocco terra”, una carezza che ti mette all’angolo senza colpo ferire, perché la grande “bellezza” di questa produzione è che ogni parola arriva esattamente dove vogliamo collocarla noi, esattamente dove vorremmo si fermasse, esattamente come vorremo ci fosse sussurrata dalla voce che di notte ci tiene svegli. Questi 27 minuti di “vita” terminano con 48 secondi che si legano armoniosamente ad “Ora” e lasciano quel finale aperto che tutti sogniamo da sempre.

Tutti fermi sulla nostra personale banchina della metro, il rumore delle rotaie, i freni,le porte che si aprono, l’attesa di un istante, la scelta del nostro posto e la speranza che la prossima sia la fermata giusta per sistemare un po’ la vita, lasciarsi il passato alle spalle e ripeterci costantemente che: “Non mi manca mai il coraggio di andarmene un po’ al largo…”

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