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Nile – Vile Nilotic Rites

2019 - Nuclear Blast
technical death metal

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Tracklist

1. Long Shadows Of Dread
2. The Oxford Handbook Of Savage Genocidal Warfare
3. Vile Nilotic Rites
4. Seven Horns Of War
5. That Which Is Forbidden
6. Snake Pit Mating Frenzy
7. Revel In Their Suffering
8. Thus Sayeth The Parasites Of The Mind
9. Where Is The Wrathful Sky
10. The Imperishable Stars Are Sickened
11. We Are Cursed


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Vile Nilotic Rites” è il titolo del nono album prodotto dai Nile, celeberrima band statunitense che da circa un quarto di secolo detta legge nell’ambito del death metal più tecnico, complesso, feroce e contaminato con sonorità mediorientali. La creatura del cantante/chitarrista Karl Sanders e del batterista George Kollias, forte dell’apporto di due new entry di assoluto livello (il bassista Brad Parris e il chitarrista Brian Kingsland), firma un lavoro che rappresenta un ulteriore passo in avanti verso gli abissi di una brutalità sempre più cerebrale, di difficile assimilazione per noi comuni mortali.

Per la prima volta nella loro carriera, i Nile hanno svolto un lavoro di squadra. Sanders ha deciso di scendere dal trono per lasciare un po’ di spazio ai suoi compagni di avventura, liberi di esprimere senza indugi la loro creatività. Le idee sbucate fuori dalle teste dei quattro – un’infinità, stando alle parole del frontman – sono state passate al vaglio e sapientemente rielaborate dal “faraone biondo”, non più semplice compositore ma vero e proprio direttore d’orchestra.

Ascoltando queste undici tracce, mi viene subito da pensare che il suo sia stato un lavoro massacrante. I brani sono talmente ricchi e mutevoli da sconfinare nei territori di un progressive estremamente contorto e, per quanto strano possa sembrare, raffinato. Il modo in cui i Nile si divertono a giocare con strutture e tempi è da assoluti fuoriclasse; ogni singolo passaggio di questo disco trabocca di sfumature e atmosfere in costante cambiamento.

Non aspettatevi strofe e ritornelli immediatamente riconoscibili. La band si lascia guidare dalla mano di una qualche divinità egizia che sembra sussurrargli nelle orecchie di non ripetersi mai, di accumulare un riff sopra l’altro. I nostri la accontentano, ma in più di qualche passaggio sembrano essere un po’ fuori fuoco. La forma c’è ed è smagliante; è la sostanza a latitare.

L’impressione è che il gruppo tenda troppo spesso a calcare la mano sul lato tecnico, tralasciando un aspetto fondamentale per un album: la coesione. Nessuno si aspetta l’immediatezza dai Nile, intendiamoci. Ma neanche tutta questa fatica! Sconsigliato ai neofiti. Ai fan di vecchia data, invece, dico di non preoccuparsi. I piaceri in “Vile Nilotic Rites” non mancano di certo: da non perdere la title track, Seven Horns Of War, Where Is The Wrathful Sky e The Imperishable Stars Are Sickened.

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