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The Who – Who

2019 - Polydor Records
rock

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Tracklist

1. All This Music Must Fade
2. Ball And Chain
3. I Don’t Wanna Get Wise
4. Detour
5. Beads On One String
6. Hero Ground Zero
7. Street Song
8. I’ll Be Back
9. Break The News
10. Rockin’ In Rage
11. She Rocked My World


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Ebbene si, sono proprio loro, è tornata la band con il logo più bello della storia: i The Who. Caspita, ce n’è voluto di tempo per ascoltare qualcosa di nuovo. Immagino che chi come me è cresciuto con la loro musica (o banalmente vedendo CSI) sia almeno un po’ eccitato nell’ascoltare il nuovo album, incredibilmente chiamato “Who”.

Si parte subito a palla con All This Music Must Fade, eccoli più splendidi che mai, sembra di ritornare nel 1969 ai tempi di Tommy, Pinball Wizard e Baba O’Riley (1971). Gli accordi tenuti lunghi da Pete Townshend con sottofondi di synth, il passaggio ad un giro più serrato e ad un ritmo incalzante per poi tornare di nuovo a dinamiche più easy, sempre accompagnate da suoni elettronici e attuali. Sono proprio loro!

I dont’t wanna get wize cavalca un po’ l’onda The Who con un accenno di nostalgia.

Nonostante Pete abbia dichiarato: “Roger ed io siamo entrambi vecchi ormai, quindi ho cercato di stare lontano dal romanticismo e dalla nostalgia, se possibile”, sono molti i richiami al passato: “I don’t wanna get wise, Life teaches us well, we still pull, we get smug and we all like a drug. Over full, always sated”.

Il primo brano in cui ho avuto difficoltà a trovare traccia dei “vecchi” The Who è Beads On One String. Sembra una canzone pop della fine degli anni ’90, ma poco importa, si sa: non tutte le ciambelle riescono col buco.

Hero Ground Zero potrebbe benissimo essere la colonna sonora di un nuovo film sui The Who. Ha quel tocco di epicità e stupore tipiche della solennità. Infatti, tanti i riferimenti ad entità e richiami ad un futuro ancora da scrivere: “I was adopted by the angels. They said my future was postponed”. Sembra di rivivere le atmosfere bellissime di Quadrophenia.

Altro brano, a mio avviso, privo di valenza storica è I’ll be back. Una ballata, una canzone d’amore che poco ha a che fare con quei pazzoidi di Pete&Co. (sarà l’età).

Si continua con Break The News, attualissima dal sound moderno, ritornello orecchiabile, potrebbe tranquillamente essere una hit che passa nelle radio commerciali. Interessanti sperimentazioni in She Rock My World. Atmosfere un po’ country, blues, fusion perfette per un film di Tarantino.

Si chiude con Danny and my Ponies, forse il più bel testo dell’album. Lascia molto riflettere sulla capacità di accogliere il diverso, sull’altruismo, sulla necessità di fermarsi a respirare e guardare gli altri e sulla condizione attuale della Gran Bretagna. Peccato per il mix della voce, troppo carica di effetti per raccontare una storia così.

Tralasciando le opinioni sull’ultimo disco, stiamo parlando di chi ha fatto la storia. Pete beveva birra alla spina insieme ad Eric Clapton, seduti a guardare Syd Barrett e i primi Pink Floyd esibirsi al CLUB UFO!

Di certo è passata l’enfasi di quando scrivevano “Spero di morire prima di diventare vecchio”, di quando infiammavano il cuore di un’intera generazione, ma la vita, si sa, non sempre va come ci si immagina a vent’anni. Di certo si sente tantissimo la mancanza di Keith Moon, delle sue rullate, dei suoi piatti rotti e del suo infinito carisma che si sposava benissimo con il furore dionisiaco che i The Who esprimevano ad ogni concerto.

Pete è sopravvissuto ad una iniezione di adrenalina dritta nel cuore, ad un quasi incontro a letto con Mick Jagger, alla LSD e a tanto altro. Con lui i The Who che avremo ancora la fortuna di ascoltare live, nel loro habitat naturale: il palco! Nonostante tutto, nonostante l’età.

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