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Interviste

Sardegna-Kentucky sola andata: il respiro internazionale dei Dawnbringer

Dawnbringer
Photo: Marco Camarda

Da quest’oggi approda sulla scena heavy nostrana una nuova e interessantissima proposta, pronta a dire la sua nell’affollato panorama hardcore italiano. Si tratta dei cagliaritani Dawnbringer, quartetto appartenente al collettivo sardo Deadship Crew e dedito ad un beatdown hc cupo e aggressivo che porta una ventata di novità e gioventù tutta da scoprire.

La band debutta oggi presentando in anteprima il video del suo primo singolo, intitolato Scars, che trovate di seguito. Ne abbiamo approfittato inoltre per fare una chiacchierata con i Dawnbringer, a completamento della loro prima, vera uscita. 

I Dawnbringer rappresentano solo uno dei nuovi nomi della scena heavy sarda: un panorama musicale molto interessante, fatto di partecipazione e attivismo dal basso. Quanto è complicato, ma allo stesso tempo stimolante, muoversi come band all’interno di un territorio geografico isolato dal resto dello Stivale?

Sicuramente è complicato dal punto di vista geografico essere così isolati dal resto della Penisola, non abbiamo la possibilità di spostarci facilmente lungo lo Stivale o nel resto d’Europa e questo implica costi maggiori. Allo stesso tempo, nonostante le difficoltà e i vari sacrifici, pensiamo che ne valga la pena perché è quello che ci piace portare avanti da sempre: essere isolati è uno stimolo a provare a fare di più.

Il vostro primo video pone l’accento su un genere forse poco esplorato in Italia: il beatdown di scuola statunitense. Quali band hanno maggiormente influito sul vostro percorso di scrittura e sulla scelta di girare un video così oscuro e ansiogeno?

Tra le nostre influenze principali possiamo citare di sicuro Knocked Loose, Traitors, Black Tongue, Thy Art Is Murder, Despised Icon e staremo qui a nominartene altri cento. Abbiamo cercato tutti di mettere la nostra impronta nella stesura dei brani, senza mai darci dei paletti da seguire. Per il video ci siamo affidati a Onepint Productions (aka Marco Camarda e Matteo Cirina), che ne ha curato l’intera realizzazione. L’idea di base era di avere un video oscuro; gli elementi aggiuntivi sono venuti dopo e abbiamo dato carta bianca ai ragazzi per valorizzare di più lo scenario su cui è stato costruito il pezzo. Ne approfittiamo per ringraziare anche Valerio, gestore del CuevaRock (Quartucciu, CA), per la location.

Deadship Crew è un collettivo di recente formazione, e del quale anche i Dawnbringer fanno parte. Quali sono i suoi obiettivi principali? Potrebbe essere molto interessante vedere la crew trasformarsi in label nei prossimi anni…

Deadship Crew è prima di tutto un gruppo di amici con le stesse passioni, un’idea nata per supportarci a vicenda e farvi conoscere chi siamo e quello che facciamo. Oltre alla musica, all’interno del collettivo spingiamo tutto quello che ci piace e che fa parte della nostra vita. La possibilità di avere persone occupate in diversi ambiti, comunque strettamente legati tra loro, ci permette di collaborare tra noi a 360°. Un esempio è Francesco Curreli, che ringraziamo per averci dato una mano quando ancora Gabriele (batterista, ndr) non faceva parte della band, ha curato l’aspetto grafico dei Dawnbringer e di molte altre band del collettivo. Gimmy, il nostro cantante, fa il tatuatore e ha fatto molte grafiche per merch di band della zona; Marco Camarda, invece, ha contribuito alla realizzazione dei video. I progetti sono tanti e il collettivo è abbastanza giovane, magari in futuro creare una vera e propria label sarebbe un’ottima cosa, per ora ci stiamo concentrando sul dare una forma ben precisa alla nostra crew.

La vostra band è solamente agli inizi, ma la domanda è di rito: quali sono i primi passi in programma?

Attualmente siamo in fase di composizione e abbiamo in programma le registrazioni del nostro primo EP, che puntiamo a far uscire nei prossimi mesi. Abbiamo in scaletta qualche live, dei quali presto rilasceremo le date, e non ci dispiacerebbe magari fare un giro nella Penisola.

La scena italiana degli ultimi anni: come reputate la situazione in questo momento e quali sono i nomi che, secondo voi, meriterebbero più spazio sui palchi nazionali?  

Attualmente la scena italiana è ricca di ottime band, la lista è davvero lunga ma possiamo citare di sicuro Short Fuse, Infall, 217, Respect For Zero, Imperials, Blair, Blacktones, Mexoff (queste ultime due appartenenti alla scena sarda).

Dawnbringer
Photo: Marco Camarda

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