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Première

Première: REGARDE – The Blue And You

Photo: Carlotta Bianco

Un riflesso allo specchio, dentro il quale vediamo davvero cosa siamo: un ammasso di carne, sì, ma soprattutto un insieme di montagne russe composte da pensieri, paure e disillusioni. Il blu dentro di noi cresce a dismisura, diventando una costante con la quale dobbiamo fare a botte, al fine di sopravvivere e riportare a galla il nostro Io meno turbato e più emotivamente positivo.

The Blue and You: alla ricerca di noi stessi in un mare di colore

The Blue and You” è il titolo del nuovo lavoro dei Regarde, band vicentina che non ha mai smesso di segnare punti a suo favore, alzando di release in release l’asticella della propria maturità artistica. Con dieci tracce, sospese tra emo à la Basement e divergenze più soft, i Regarde spiccano un considerevole balzo in avanti non solo nella scena underground italiana, ma in quella europea tutta.

Ve lo presentiamo di seguito in anteprima assoluta, buon ascolto!

Abbiamo inoltre colto l’occasione per incontrare la band e scambiare con loro quattro chiacchiere.

The Blue and You” è senza ombra di dubbio la vostra prova più matura e completa, ricca di sonorità melodiche, orecchiabili, radiofoniche (nel senso buono del termine!) e intense per contenuti ed emotività. Come tradurreste il titolo dell’album in una battuta? Cosa rappresenta per voi il “blu” che caratterizza anche la copertina dell’album?

The Blue and You” parla dell’inevitabile confronto con noi stessi, di quel momento in cui guardiamo in faccia il blu che abbiamo dentro. L’angoscia, l’ansia e il malessere sono parte di noi, una nostra proiezione, anche se a volte il peso diventa insostenibile. Il blu cresce dentro di noi, assumendo varie sembianze, appare nel nostro riflesso allo specchio fino a contaminare gli angoli degli ambienti in cui viviamo. Questo concetto viene ripreso ed espresso anche nella copertina dell’album, realizzata da Michele Bruttomesso (amico e bravissimo illustratore).

I Regarde rappresentano ormai uno dei volti principali dell’emo italiano: tra Citizen, Turnover, Basement, Like Pacific, shoegaze e grunge, siete riusciti a lavorare la terracotta del vostro sound in maniera professionale e adulta, senza mai scadere nel banale. Come si è sviluppato il percorso creativo che vi ha portati a “The Blue and You”?

Prima di tutto grazie mille del generoso complimento e paragone. “The Blue and You” é nato in maniera molto fluida e naturale, senza pensare troppo a cosa si stava producendo. Abbiamo contribuito tutti nella scrittura ma, come per i dischi precedenti, spesso siamo partiti dai riff base di chitarra di Andrea: lavoriamo poi assieme alle sue parti fino a ottenere un risultato organico. Cerchiamo di affinare e curare i piccoli dettagli fino all’ultimo, smussando gli angoli e adattando le strutture dei pezzi in supporto alle linee vocali; in fase di composizione ci sono state alcune divergenze ma alla fine ci si fida l’uno dell’altro e siamo tutti felici del risultato raggiunto con questo LP. Una componente fondamentale del sound, in particolare in questo disco, è il fatto che il reparto chitarre va matto per i pedali e abbiamo spinto molto sullo sfruttare suoni diversi anche in fase di scrittura, aspetto che ha portato a una direzione diversa rispetto ai lavori precedenti.

Epidemic Records si muove da anni all’interno dei vari territori underground italiani, portando avanti una filosofia che mette il marketing in secondo piano rispetto alla promozione vera e sincera delle band che tiene sotto la propria lente di ingrandimento. Quanto è importante, per un gruppo che deve ancora dire la propria al 100% come i Regarde, avere il supporto di una label così affezionata al d.i.y.?

Gab di Epidemic Records é stato il primo a credere in noi e negli anni si è rivelato una persona corretta e coerente, ma soprattutto un amico che ha sempre messo le band con cui lavora davanti a tutto. In un periodo musicalmente controverso come questo é fondamentale avere un supporto come quello di Gab, che lavorando con etica e professionalità disarmanti ci ha spronati e portati a essere quello che siamo oggi.

I brani di “The Blue and You” sono molto differenti l’uno dall’altro: chitarre dilatate si incontrano/scontrano con ritmi più incalzanti, andando davvero a toccare le emozioni più differenti nell’ascoltatore. Quali album e quali ascolti vi hanno influenzato maggiormente in questi ultimi anni? Se doveste citare una manciata di band senza le quali i Regarde non esisterebbero, quali tirereste fuori dal cilindro?

Ognuno di noi ha ascolti molto variegati: si passa dall’indie piuttosto soft allo sludge pesantissimo, passando per punk-rock, easy listening e trap. Chiaramente ciò che ci ha sempre uniti è l’amore per band come Title Fight, Citizen, Turnover, Basement e tutta la scena midwest che ha rilanciato il sound anni ’90. Gli album da citare sarebbero davvero troppi e non saremmo mai d’accordo su tutti ma se dovessimo sceglierne uno che ci accomuna sarebbe “Floral Green” dei Title Fight, che tuttora non é uscito dalle nostre playlist.

L’uscita del vostro album potrebbe dimostrarsi un treno da prendere al volo, ricco di date e soddisfazioni da togliersi, in un periodo musicale nel quale spesso i tour diventano trappole mangia-soldi anziché reali opportunità di crescita artistica. Cosa avete in programma per i prossimi mesi? Dove potremo vedervi in azione, soprattutto in territorio nazionale?

Siamo convinti che il suonare live sia un aspetto fondamentale per una band che si muove nel nostro panorama musicale. Ormai da più di due anni abbiamo la fortuna di essere seguiti dal buon Luca Mazza di No Reason Booking, che sta curando la programmazione live per i prossimi mesi in maniera professionale e appassionata. Venerdì 24 gennaio presenteremo “The Blue and You” al Bocciodromo di Vicenza e, a seguire, abbiamo fissato per ora una decina di date, tra le quali Milano, Cesena e Genova.

Il panorama italiano è variegato, complesso e stimolante. Con quali band local vi piacerebbe, prima o poi, condividere il palco? Credete ancora che la produzione di un full lenght possa essere un motivo di orgoglio in un Paese ancora legato all’aspetto prettamente uditivo della musica rispetto a quello partecipativo di un concerto?

Siamo sempre stati dei grandi ammiratori delle band italiane, a partire dalla scena punk-hc anni ’90, passando per La Quiete e Raein, fino ad arrivare a molte band tuttora attive. Tra queste ultime ci piacerebbe finire in una data assieme ai Lantern, con cui non abbiamo mai avuto l’occasione di suonare, o ri-condividere il palco con Quercia e Riviera, amici che stimiamo molto anche dal punto di vista musicale. La stampa della nostra musica su supporto fisico è sempre stata vista da parte nostra come una naturale conseguenza al processo di composizione/registrazione dell’album. Siamo consapevoli del fatto che, in un momento in cui la fruizione musicale avviene maggiormente tramite Spotify e YouTube, avere la possibilità di stampare un LP in vinile sia un privilegio. Crediamo fermamente però che l’insieme di azioni che comporta l’ascolto di un disco in vinile (dallo sfilare il disco dal packaging al posizionamento della puntina del giradischi) generi nell’utente un feedback sensoriale unico ed estremamente appagante.

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