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1000voltegatto – Il Lungo Diniego Di Chi Va Per Non Mollare Più

2020 - Non Ti Seguo Records / 1a0 / Izanami Music
emo / folk

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Tracklist

1. È probabile che questa sia la volta buona che mi starai a sentire
2. Piramidi
3. Io e te siamo praticamente la stessa persona
4. Fuliggine 
5. Il golgota
6. Foresta

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Vincenzo fondamentalmente non gliene è mai fregato di niente.

Non gliene è mai fregato niente di gestire pluralmente la contingenza in uno scenario musicale dove la causalità è una finzione necessaria, sempre più dissociata dalle ambizioni/intenzione del singolo e nel quale non esiste autopoiesi alcuna fin quando sei inserito dentro cornici di compromessi fragili. Non gliene frega niente se al minuto 1:56 di Il golgota c’è una sbavatura, in un brano in cui la sbavatura è il deus ex machina. Vincenzo suona e basta, col candore di chi ha passato la vita in cameretta a fare le cover dei Green Day e decide dopo la maggiore età di sposare il verbo dell’emocore ma sull’altare dell’alt-folk, che parte da Nick Drake e muore con chiunque abbia preso una mano una chitarra acustica per scriverci sopra un pezzo su un amore non corrisposto. 

Vincenzo non ha santi in paradiso, vota la parte sbagliata – quella meno ideologizzata ma che comunque prende il 2% – si veste peggio di chi paga per andarlo a sentire, si sposta a suonare da un posto all’altro perchè la variabilità è l’unico orizzonte possibile, si fa una birra con te mentre ti parla della musa che dorme dietro le liriche dei suoi pezzi, ti offre un posto dove dormire se ne hai bisogno senza ricordarti che è a buon rendere. Vincenzo è lì, sempre in movimento ma con Bologna e Napoli a fungere da reciproci controsoli. 

Vincenzo ti sbatte in faccia a fine 2019 un disco intitolandotelo “Il lungo diniego di chi va per non mollare più e facendotelo durare 947 secondi come se fosse una cosa normale, coerente e incoerente al contempo con le convenzioni di sintesi come esigenza del tempo odierno. Sono meno i secondi di questo disco delle volte cui viene conteggiato il gatto nel monicker. 

Se il precedente “Mortifera” profilava scenari in cui la configurazione dei singoli elementi era maggiormente variabile, affiancando strutture semitonali (la title-track) a momenti arpeggiati talvolta faceti (Caria) talvolta solenni (Deturpato), in questo disco Vincenzo lavora meno sull’impalcatura e più sugli elementi residuali – la sovraincisione vocale urlata di Piramidi è nel merito il fattore maggiormente chiarificatore. Ciò nonostante il disco si presenta come più essenziale, sempre incentrato sul binomio voce/chitarra ma comunque sostenuto da elementi comprimari.

In generale la produzione è meno ovattata del predecessore, sempre e rigorosamente a bassissima fedeltà ma comunque più enfatizzata sul timbro delle corde – soprattutto nei momenti di strumming – e meno sulle singole melodie. Sul fronte canoro si resta ingenui come in “Mortifera”, forse giusto un po’ meno dislalico, e si canta sempre a un livello di astrazione concettuale che va oltre il singolo evento narrato. 

Per il resto che c’è da dire? I brani? Sono sei e sono più bello dell’altro. Il golgota demolisce ogni pregiudizio circa le capacità tecniche di Vincenzo: sbaglia, sbanda, sbava, ci prova, eppure nonostante tutto porta a casa un brano strumentale impeccabile. Con Foresta viene esacerbato il lato più introspettivo e al contempo turbolento: arpeggi cupi in rapida successione e cascate di accordi a ritmo sostenuto, quanto basta per salire di un’ottava nel ritornello. Fuliggine resta aperta a appigli melodici più immediati mentre Io e te siamo praticamente la stessa persona è nella sua semplicità una perfetta climax ascendente e discendente, con il momento di strumming come mio personale apice del disco tutto. È probabile che questa sia la volta buona che mi starai a sentire apre il disco in maniera delicata e riservata, lasciando a Piramidi il compito di sporcare la melodia con suoni distorti e urli, introducendo nuovi elementi nel proprio pantheon e portando il brano a un livello di assimilazione musicale più distonico. 

Se amate la musica pulita, quella ben eseguita e ben prodotta lasciate perdere. Entrare in empatia con il mondo di Vincenzo significa comprendere due aspetti della musica nella contemporaneità: 1) la velocità degli stimoli cui siamo esposti riduce i tempi di elaborazione del prodotto musicale per chi ha urgenza espressiva; 2) sono cambiate le soglie legittimanti il prodotto musicale anche alla luce delle nuove modalità di riproducibilità tecnica della musica. 

Vincenzo è lì, in quella strada Bologna- Napoli solcata da tanti insieme a lui (sempre verso nord), scendendo a compromessi senza ingenuità, ma continuando a fregarsene. Ignaro che in ambito emo-folk “Il lungo diniego di chi va per non mollare più” è una delle cose migliori uscite negli ultimi 10 anni. 

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