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Mondo Generator – Fuck It

2020 - Heavy Psych Sounds
stoner punk

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Tracklist

1. Nowhere Man
2. Up Against The Void
3. Kyuss Dies!
4. Turboner
5. Fuck It
6. When Death Comes
7. Listening To The Daze
8. Silver Tequila / 666 Miles Away
9. S.V.E.T.L.A.N.A.S.
10. There’s Nothing Wrong
11. Death Van Trip
12. It’s You I Don’t Believe
13. Option Four
14. Disease With No Control 


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Mondo Generator capitanati dal bassista Nick Oliveri tornano con un nuovo lavoro dal titolo “Fuck It”, che segue di otto anni il precedente “Hell Comes To Your Heart“, uscito nel 2012 e pubblicato da Mondo Media/Cobraside. L’album è stato registrato presso lo studio Pink Duck di Josh Homme e progettato e mixato da Ian Watt. La copertina essenziale ed esplicita del disco è stata realizzata da Branca Studio.

Il nome di Nick Olivieri è conosciuto in tutto il mondo della musica proprio perché a lui sono associate band importanti quali Kyuss e Queens Of The Stone Age, ma il noto bassista non ha mai messo da parte il progetto Mondo Generator, fondato da lui a Los Angeles nel 1997. Nonostante alti e bassi, cambi di formazione e una condotta perlopiù sregolata del frontman, il gruppo è finalmente tornato ed è pronto a dare un forte scossone a chi sosteneva che i MG avessero appeso la chitarra al chiodo. Per fortuna tutto è tornato al posto giusto in questa ennesima avventura, nella quale il bassista e vocalist Nick Olivieri è accompagnato dal fedele chitarrista Mike Pygmie e da Mike Amster nel ruolo di batterista. 

Sono stati due i singoli che hanno anticipato l’uscita di “Fuck It”, in particolare When Death Comes e successivamente il brano Turboner (un omaggio ai colleghi Turbonegro?). L’ascolto di questi primi pezzi mette da subito le cose in chiaro. Il sound è duro e sincero, suona un po’ out of control (It’s You I Don’t Believe) e si sente non solo speed rock, punk americano e hardcore (S.V.E.T.L.A.N.A.S.), con il tipico stile di Nick Oliveri ma anche qualche rimando alla vecchia scuola (Black Flag, Dead Kennedys) e, inoltre, non si possono non notare sfumature hard rock e stoner punk (Kyuss Dies!); è proprio questo atteggiamento che si aggancia all’esperienza con i QOTSA, band con cui Oliveri ha avuto a che fare dal 1998 al 2004, che si sente bene nel disco.

Analizzando una dopo l’altra le canzoni emerge un songwriting non ordinario, ma che comunque riesce a mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore per tutta la durata dell’album. Nove brani su quattordici non superano i tre minuti di ascolto, scorrono veloci, molto veloci e, alla fine ciascuno chiude la sequenza melodica con un grosso punto esclamativo. 

Il concept dell’album è raccontato brevemente nel sito ufficiale della band e, a proposito della melodia, emerge questo: “Puoi sentire la polvere e la sabbia del deserto californiano mescolate con l’odore marcio di un seminterrato sporco!”. Per avere una prova inconfutabile di questo virgolettato basta ascoltare un paio di volte la title track dell’album Fuck It, un pezzo grintoso e diretto che, soprattutto nella performance live, susciterà ovviamente fuoco e fiamme nel pubblico. 

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