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Kirk Windstein – Dream In Motion

2020 - eOne Music
hard rock / sludge

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Tracklist

1. Dream In Motion
2. Hollow Dying Man
3. Once Again
4. Enemy In Disguise
5. The World You Know
6. Toxic
7. The Healing
8. Necropolis
9. The Ugly Truth
10. Aqualung


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Arriva senza fare troppo clamore questo “Dream In Motion”, esordio solista di Kirk Windstein. Per l’occasione il cantante e chitarrista di New Orleans, noto ai più per essere stato un importantissimo esponente della gloriosa scena sludge metal degli anni ‘90, decide di allontanarsi sensibilmente dai territori paludosi esplorati al fianco di Crowbar, Down e Kingdom Of Sorrow. Fortunatamente, l’amico di infanzia di Phil Anselmo non perde il sano vizio della lentezza: per la gioia dei fan della prima ora, non lesina nella quantità di riffoni epici e cadenzati.

Da questo punto di vista, la title track è assolutamente magistrale: un mattone di suono reso ancor più pesante dall’utilizzo di melodie alcoliche, chitarre armonizzanti e sezione ritmica ultra-greve. Già a partire dalla seconda traccia, però, Windstein mette in bella mostra le atmosfere davvero dominanti dell’album.

Hollow Dying Man è una semi-ballad dai toni cupi e drammatici che affonda le radici in un hard rock crepuscolare, a metà strada tra blues e southern. Gli arpeggi limpidi e circolari di Once Again ed Enemy In Disguise spazzano via ogni forma di tentazione metallica per lasciare ampio spazio al cantato intriso di tristezza del frontman dei Crowbar, probabilmente mai così introspettivo come oggi.

I gelidi ma melodici intrecci di chitarre alla Thin Lizzy che fanno da cornice alla voce di Kirk Windstein in The World You Know rappresentano un antipasto al corposo ritorno in area sludge/doom di Toxic e della strumentale The Healing, forse l’episodio migliore dell’intero “Dream In Motion”. Da qui in poi, il disco inizia a perdere punti. Le dolcemente tenebrose Necropolis e The Ugly Truth, per quanto suggestive, tendono un po’ troppo al deprimente; la loro immensa disperazione sembra francamente alquanto forzata.

E che dire della legnosissima cover di Aqualung dei Jethro Tull? Un omaggio inaspettato, ma non credo se ne sentisse il bisogno. Meglio tornare ad attendere l’uscita del nuovo dei Crowbar – non troppo remota, stando a recenti dichiarazioni di Windstein – e gustarsi questo lavoro per quello che è: un piccolo sfizio personale da condividere con i fan più affezionati.

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