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Morrissey – I Am Not A Dog On A Chain

2020 - BMG / Étienne
pop rock

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Tracklist

1. Jim Jim Falls
2. Love is on its Way Out
3. Bobby, Don’t You Think They Know?
4. I Am Not a Dog On a Chain
5. What Kind of People Live in These Houses?
6. Knockabout World
7. Darling, I Hug a Pillow
8. Once I Saw the River Clean
9. The Truth About Ruth
10. The Secret of Music
11. My Hurling Days Are Done


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I santi dovrebbero essere sempre giudicati colpevoli,
finchè non si prova la loro innocenza.

(George Orwell)

Appena arrivò la notizia di questo nuovo album, un paio di mesi fa se non sbaglio, mi colpì il titolo, ovvero il grido di Morrissey I Am Not a Dog on a Chain”, che prende in causa una figura precisa: un cane in catene. Perché tu, uomo, puoi piegare al tuo volere tutti gli animali di questo mondo, ed io, cane, ho tutto il diritto di vivere ma sono sottomesso dalla tua violenza e mi lascio mettere in catene, se mi va bene avrò un raggio di 3 metri da ispezionare e annusare, ma la ciotola non so lavarmela da solo, quindi giace lì, sporca e piena di insetti ma credimi, uomo: se fossi libero sarei molto più pulito di te.

Questo mi evoca “I Am Not a Dog on a Chain, cioè “Io non sono un cane in catene”, una frase molto forte, come solo Morrissey sa scrivere, comunque leggendolo mi è venuto da chiedermi: ma perché non si intitola “I am not LIKE a dog on a chain”? Perché non scrive “io non sono COME un cane in catene”?  Ed ecco la mia deduzione: forse perché in lui non esiste l’idea di subalternità, per Moz la questione è la vita e non una misurazione di valore in un sistema codificato dagli “altri” perchè sono gli altri a detenere i codici, ai quali Morrissey non si è mai piegato, preferendo rimanere fuori dai margini, impavido davanti al misconoscimento degli esperti.

Le catene sono forse i canoni dei critici, i numeri dei produttori… e quindi no, decisamente Morrissey non è un cane in catene. E, giusto perché ci siamo, il suo rinnegare qualsiasi forma di lavoro dipendente non è mancanza di umiltà nei confronti di operai, impiegati e di tutto il mondo del lavoro, ma è vedere l’orrore di un meccanismo folle e non riuscire a farne parte. Non firmo più contratti, non mi userete, non mi fregherete più. Non mi plasmerete mai e non farò mai quello che volete, ma sono triste, perché quel cane in catene esiste e lo vedo tutti i giorni. Quel cane sono gli Inglesi, gli Egiziani, i Siriani, i Palestinesi per i quali piange ogni giorno. Perchè Stephen ha bisogno di credere di non essere solo, anche se, in cuor suo, sa di esserlo.

Perché quelle parole fanno male, come canta nella title-track in uno dei suoi testi più umoristici di sempre contro la stampa musicale, notoriamente suo acerrimo nemico da sempre:

Or maybe I’ll be skinned alive by Canada Goose because of my views
Because of the truth, because of my fleece, because of my niece
Like drinking ink, the words explode, fattening fists, louder than blows

Meraviglioso. Semplicemente meraviglioso.

Siamo a un anno daCalifornia Son, il suo album di cover, stupendo omaggio alle sue muse e a tre dall’ottimo seppur pluri-criticato, pestato, sputato, sbeffeggiato, additato Low In High School, oggi Moz esce con il quarto album della squadra Morrissey-Chiccarelli.

L’ anticipazione è affidata al primo estratto, tutto da fischiettare in questi tempi perduti Bobby Don’t You Think They Know? Un duetto. Un classico duetto, non un featuring ecc… no. Un classico duetto con la cantante rhythm and blues Thelma Houston che intona insieme al Nostro “Aren’t you tired of pretending”?  Sì, Bobby, non sei stanco di fingere? Non sei stanco di questa teatralizzazione della vita collettiva? Ed ecco tornare la questione “they”, gli “altri”, cosa sanno “gli altri”? Forse come si fa a stare al mondo? Gli altri sanno forse qual è il loro posto nell’enciclopedia, sanno quale strada percorrere? Mamma mia che stanchezza. La sentite ora la stanchezza di Bobby? La sentite mentre “l’amore è sulla via d’uscita”?

Perché è stanco e ormai sorpassato dall’odio ma a Morrissey basta uno sguardo, uno sguardo d’affetto di chi decide di stare dalla parte di “quello sbagliato” uno sguardo tra ventimila altri ostili, quello che tutti indicano, il singolo sfottuto dai bulli ripetenti di terza media. Gli basta quello sguardo d’amore per rimanere vivo. Uno sguardo non facile da trovare, altrimenti non ci avrebbe scritto un pezzo come Love is on its Way Out. Perché quello che conta di più al mondo è quello che non riesce più a trovare, non ci sono più i pomeriggi alcolici in cameretta, ma la storia della sua vita è sempre lì, in quel “Sixteen, clumsy and shy” di tanti anni fa. Moz è ancora lì, sempre, ma il mondo lo guarda con occhi diversi, perché non sta al suo posto, perché ha sessant’anni e non dovrebbe dire, parlare, fare, camminare in quel modo.

Non vi capita mai di riuscire a sopravvivere perché dentro di voi ci sono le letture di Topolino? O un gesto d’affetto che qualcuno vi ha fatto quando eravate piccoli? Se non capite questo, non capirete Morrissey. E non avete neanche capito gli Smiths. Non è un’accusa eh, mica è un mio problema, anzi un po’ sì, invece, perché le città si stanno riempiendo si cinici, persone sorprendentemente giovani si sono trasformate in aridi calcolatori che sanno qual è la parte giusta del mondo, che sanno, sanno e basta e nessuno può portargli via questa convinzione. Queste persone rendono il mondo un posto angosciante. O meglio, il mondo è frastornante, come Morrissey canta nel terzo singolo Knockabout World, frastornante e grossolano, perchè non si può più uscire con dell’ironia o con della sana provocazione che un esercito di stupidi ti si rivolta contro. E quell’esercito non è da sottovalutare, infatti: “Congratulations, you have survived, you’re still alive” sono le strofe di apertura, e arrivano da distante, da un’entità che parla direttamente al giovane spirito di Stephen e che gli ricorda che quell’esercito è pericoloso e rischia di uccidere.

Perché voi credete veramente, o vi è solo venuto il dubbio per un momento che un artista che si destreggia da quasi quarant’anni tra liriche ermetiche e decadenti, connotate di forti componenti simboliche, ma anche di narrazioni, di discorsività crepuscolari che condannano l’atmosfera soffocante della monarchia, un artista che usa gli stessi elementi dei poeti novecenteschi in reazione al dominio culturale fascista potrebbe essere un simpatizzante di estrema destra? Mi fa orrore, mi dà il voltastomaco solo pensare che qualcuno di voi l’abbia creduto. Dopodiché chiedetemi perché abbia indossato quella spilletta in Tv “e io morirò”.

Ci siamo? Va meglio?

Dunque, “I Am Not a Dog on a Chain” possiamo definirlo migliore rispetto al predecessore, è un album che osa di più, sia musicalmente che liricamente, è più a fuoco. Sicuramente la qualità dei pezzi è superiore. A partire dalla traccia d’apertura Jim Jim Falls, in cui esordisce con la denuncia dell’inutilità delle chiacchiere, piuttosto che la ricerca della verità in Once I Saw the River Clean.

Non sto partendo con l’analisi track by track, sarebbe per me come raccontarvi un film dall’inizio alla fine. Ma so che, se vi piace Morrissey e i suoi lavori fino a “Ringleader of the Tormentors”, ascolterete questo fino alla fine, altrimenti non lo farete e scriverete qualcosa su Facebook tipo “Morrissey sei un vecchio bacucco, ritirati!”.

Ma proprio per questi ultimi, voglio solo concludere dicendo che probabilmente le vendite di  “I Am Not a Dog on a Chain” non soddisferanno neanche questa volta le aspettative dell’artista e della sua casa di produzione “Etienne”, ed è proprio per questo motivo che, secondo me, l’anno prossimo uscirà con un ulteriore nuovo lavoro e, anche se lo vorreste in pensione, ritirato, sognate di vederlo schiacciato da un “double-decker bus” e in fuga verso l’oblio, in lacrime e con la coda tra le gambe, Moz non se ne va, Moz non è mai andato via, non si è neanche allontanato un po’, anzi, si sta avvicinando, si avvicina a delineare una nuova fase della sua carriera, fatta di tutto ciò che a te, caro lettore, sta sui coglioni, “The more you ignore me, the closer I get”. Critici dei miei stivali vegani, “you’e waisting your time”.

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