Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

King Krule – Man Alive!

2020 - Matador / True Panther Sound / XL Recordings
art rock / no wave

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Cellular
2. Supermarché
3. Stoned Again
4. Comet Face
5. The Dream
6. Perfecto Miserable
7. Alone, Omen 3
8. Slinky
9. Airport Antenatal Airplane
10. (Don’t Let The Dragon) Draag On
11. Theme For The Cross
12. Underclass
13. Energy Fleets
14. Please Complete Thee


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Ascoltare “Man Alive!” è come svegliarsi la mattina dopo una sbronza terribile, la testa pesante, i pensieri confusi e annebbiati, un sapore di sigaretta stantia in bocca. L’amico “hippoppettaro” nell’altra stanza è già al lavoro sui suoi beat, che arrivano alle tue orecchie distorti e scomposti. La TV è accesa, c’è un vecchio film in bianco e nero, alla Spillane, e quei beat diventano la sua nuova acida colonna sonora. 

Non ti riesci a riprendere del tutto neanche dopo ingenti dosi di caffeina, rimane quella musica, che diventa la perfetta raffigurazione di questo stato confuso, di questa bocca impastata, di questo cerchio alla testa.

King Krule torna dopo “The OOZ” con un nuovo lavoro, affiancato sempre dal co-produttore Dilip Harris, e nuovamente in solitaria, unico musicista in studio, con l’eccezione dei sax di Ignacio Salvadores. Rispetto al lavoro precedente “Man Alive!” è più sporco, svogliato e fumoso, ugualmente ricco di suggestioni e stratificazioni ma meno freddo, meno sintetico nell’esposizione; sembra che il giovane Archy Marshall si sia fatto col passare del tempo sempre più irrequieto e crepuscolare, o almeno ciò sembrano comunicare le 15 tracce di questo disco. Le strumentali danno l’impressione di essere sempre sul punto di disgregarsi, di sciogliersi dinanzi alle nostre orecchie e di colare fuori dagli amplificatori, mentre il crooning del nostro oscilla tra malinconia e paranoia, quasi si volesse nascondere da chissà quali demoni che lo attendono al varco. La sua è una voce melmosa, che da sola riempie ogni centimetro quadro dello spazio nel quale si propaga, non c’è amalgama sonoro che possa sovrastarla. 

E’ un ritmo pulsante e vivo quello scandito dall’andamento dell’album, come i respiri affannosi di chi non riesce a prendere sonno e continua a rigirarsi nel letto. Sono atmosfere opprimenti, che possono ricordare il Nick Cave intossicato di “From Her To Eternity“, ma che si avvicinano di più ai Timber Timbre in acido in una loro immaginaria collaborazione con Tyler, the Creator.

Con queste coordinate gli appunti frenetici e disordinati del polistrumentista si traducono in musica tramite beat spigolosi e affannati, synth cupi e claustrofobici dai quali spunta tagliente la chitarra, meno preponderante rispetto al passato, ma allo stesso modo acida e metallica, come nel finale di Stoned Again, dove rimane da sola a condurre la canzone verso la sua conclusione, o in Perfecto Miserable, liquida e oscillante all’inizio, distorta e acuminata dopo. E poi c’è il sax, che da solo apre occasionalmente spiragli di luce in questo luogo buio e minaccioso.

Non c’è spensieratezza nei solchi di questo album, ma un senso di irrequietezza che ci accompagna per tutta la sua durata, ma che non smette mai di ammaliare.

“Man Alive!” è un disco notturno, ramingo, che non riesce a trovare attimi di respiro e continua a girare freneticamente senza mèta, in cerca di un po’ di pace, ma di quest’ultima non vi è traccia, rimaniamo sospesi in un limbo vacuo e poco rassicurante che, come nel finale di Please Complete Thee, ci lascia all’improvviso, storditi e confusi, con quel mal di testa che ancora non è passato ma che, oramai, è diventato piacevole.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni