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Lee Ranaldo & Raül Refree – Names Of North End Women

2020 - Mute Records
songwriting / experimental

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Tracklist

1. Alice, Etc
2. Words out of the Haze
3. New Brain Trajectory
4. Humps (Espriu Mix)
5. Names of North End Women
6. Light Years Out
7. The Art of Losing
8. At The Forks


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We lose ourselves in our tasks and our friends
And in making amends
We lose ourselves in these unnumbered days
And in the art of losing again

(The Art Of Losing)

Quel momento magico di intima connessione e comunione di intenti che si realizza quando incontri uno spirito affine. Non saprei trovare altre parole per definire la scoperta di Raül Refree. Non mi viene da pensare “Questa è musica che vorrei scrivere io”, no. È qualcosa di altro, è piuttosto “Questa è musica scritta per me”. Che è ancora più magico e inquietante. A forza di ascoltare le sue cose avrò sviluppato una dipendenza o una forma di ipnosi nei confronti di ciò che scrive l’artista catalano. Ma tant’è, “every fool knows a dog needs a home”, e forse ho trovato di nuovo un rifugio nel quale nascondere il mio osso.

Dopo la classica gavetta in una serie di band locali, il barcellonese Raül Fernandez Miró si incammina ben presto, al principio degli anni ’00, lungo il sentiero che gli è più congeniale, quello della musica per film, documentari e serie TV, in cui dimostra un singolare talento nel saper giocare con i generi, muovendosi con disinvoltura tra musica d’autore, sperimentale, pop, elettronica e flamenco, oltre a puntuali incursioni nel jazz. All’attività musicale affianca ben presto quella di produttore, al servizio di numerosi artisti principalmente connazionali ma non solo, stabilendo collaborazioni quali quelle con Josh Rouse e, appunto, Lee Ranaldo.

L’incontro con l’ex Sonic Youth avviene in occasione della lavorazione del dodicesimo disco solista di questi, “Electric Trim”, edito per la Mute nel 2017. In quell’occasione, Raül è presente in qualità di produttore e musicista del disco, ma il sodalizio dà i suoi frutti e porta all’inizio di quest’anno a questo gioiello di disco, nel quale il duo firma a quattro mani tutte le tracce.

Non bastasse l’improvviso bagno di notorietà (ancorché in una nicchia ben determinata), il musicista catalano tiene alta la bandiera delle aspettative realizzando, assieme a un Ranaldo anche lui in stato di grazia, un disco inquieto e bellissimo.

Difficile parlarne, se non muovendo da uno stralcio del comunicato stampa rilasciato dall’etichetta: “The music, it seemed, could come from literally anywhere”. Un album crepuscolare, con la voce di Ranaldo che emerge in spoken word, anticipata dalle sue stesse scie ectoplasmiche. Così si apre Alice, Etc., con la chitarra sola a rimembrare qualcosa del Ranaldo più acustico e classico, seppur sbilenca e incerta, zoppicante tra palpiti e vagiti di vibrafoni che respirano. E le parole, così profetiche col senno del poi: “A decision for something strange here”, “I’m worried in my head that you’re gonna be sick when you’re on the flight. Are you safe tonight?”.

I brani si poggiano su trame sottili come ragnatele, evanescenti come il pulviscolo invisibile che aleggia nell’aria. Eppure, nonostante la loro natura non convenzionale ed eterea le basi forniscono comunque un solido appiglio sul quale fondare un discorso ritmico, che rimbomba e vive di richiami, come perdendosi in un labirinto di specchi. Come le interferenze di Words out of the Haze, glitch intorno a cui le marimbe svolazzano come falene e sulle quali la chitarra tesse intrecci drammatici.

Ancora, sospiri, porte che si chiudono, chimere danzanti, folate improvvise di vento. La natura “totale” del disco è sempre più evidente con New Brain Trajectory, che comincia con il migliore degli auspici per poi immergersi in un magma di coscienza, con la voce di Ranaldo che sabota sé stessa e si fonde col resto per poi sparire, lasciando solo un vortice di indeterminatezza.

Humps – Espriu Mix sembra al principio prendere a prestito suoni e rumori da un brano dimenticato nell’archivio degli Einstürzende Neubauten, per poi aprirsi come una crisalide alle luci dell’alba, richiamando qualcosa degli R.E.M. periodo “Up”, e infine per richiudersi a riccio, infestata da una voce salmodiante parole in catalano, come una preghiera. Incantevole.

Il pezzo omonimo comincia sibillino per poi entrare inaspettatamente e senza preavviso in una chiesa in cui si officia a suon di gospel e cori collettivi. I ritmi marziali e meditativi di Light Years Out aggiunge una dimensione ancora più onirica, con lampi intermittenti, bassi pensosi e l’atmosfera umida e tesa.

L’idea del titolo dell’album e dei pezzi è frutto di un’esperienza di un Ranaldo errante per le strade del distretto di North End di Winnipeg, città canadese della regione di Manitoba. Le vie della zona sono intitolate a personaggi femminili indicati solo col loro nome di battesimo, senza cognome. Un riferimento allo stesso tempo anonimo e universale e che sottintendeva un certo mistero del quale le tracce dell’album sono intrise, e che costituisce la forza e la durevolezza nel tempo di un disco del quale sentiremo ancora parlare, e il cui pieno valore si dispiegherà solo in prospettiva. Come un libro che, a forza di leggerlo più e più volte, non ci dà risposte ma, anzi, ancora più occasioni di ricerca, stimolo, curiosità, dubbio. Vale a dire, ciò che ogni opera d’arte di un certo rilievo deve fare.

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