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Me And That Man – New Man, New Songs, Same Shit Vol. 1

2020 - Napalm Records
country rock

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Tracklist

1. Run with the Devil (feat. Jørgen Munkeby)
2. Coming Home (feat. Sivert Høyem)
3. Burning Churches (feat. Mat McNerney)
4. By the River (feat. Ihsahn)
5. Mestwo
6. Surrender (feat. Landers Andelius)
7. Deep Down South (feat. Johanna Sadonis)
8. Man Of The Cross (feat. Jérôme Reuter)
9. You Will Be Mine (feat. Matt Heafy)
How Come (feat. Corey Taylor)
Confession (feat. Niklas Kvarforth)


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Lo volete un disco divertente? Sono certo di sì, quindi sapete cosa? Mettete su questo “New Man, New Songs, Same Shit Vol. 1” e infognatevi, perché vi giuro, è un toccasana. Me And That Man è il nome dietro cui si cela Nergal, dietro cui a sua volta si cela Adam Darski, ovvero il leader dei Behemoth. Una matriosca che porta in dote più di un blackster intrappolato nel suo personaggio. 

Ne avevo già parlato in occasione del debutto “Songs Of Love And Death” come di un lodevole tentativo di smarcarsi dall’aura black di Nergal, nonostante fosse un album più che derivativo, c’era un bel po’ di materiale con il quale crogiolarsi. Uscito di scena il compagno John Porter resta il solo Darski sul ponte di comando ma si porta appresso una marea di compagni di traversata. Dalla Polonia agli Stati Uniti polverosi delle roots della musica country è quindi un attimo. Stiamo parlando sempre di un lavoro che rispecchia in pieno tutti i cliché del genere, ma volete mettere tutti questi metallari a fare questa cosa qui? È davvero un giochino interessante.

Della marcia funebre che è il suo predecessore “New Man…” si tiene in caldo molto poco, ma di quel che si trova da queste parti non ci si può lamentare: Confession è battezzata dalla voce catacombale di Niklas Kvarforth (leader degli Shining svedesi) che gioca a fare il Nick Cave della situazione abbattuto a fucilate su un tappeto di un altro Nick (Drake) che a sorpresa (sul serio) detona in una consunzione blackmetalcountry da sturbo. Jérôme “Rome” Reuter accompagna un sabba desertico declamando il Verbo neofolk in terra straniera su Man Of The Cross, ed è come farsi la doccia nella pece e nel sangue (Cash sarebbe felice dei suoi figlioli) con le chitarre di Darski sempre roventi sotto lo strato acustico e a sorpresa anche un Matt Heafy (Trivium, ragazzi) che coglie il senso della faccenda portando a galla il ricordo del Man In Black dell’Arkansas e del miglior Dylan e si impone prima baritono e poi leggero sulla delicata You Will Be Mine.

Maestosa e graffiante invece è Run With The Devil, col suo ritmo beffardo da sgroppata sulla Highway 66(6), Jørgen Munkeby (sempre Shining, ma questa volta Norvegia) al volante sbarazzino mattatore vocale e sassofonistico a pugni chiusi su un hard-country-rock che sembra di stare dalle parti degli ZZ Top. Sempre in area stronzeggiante Mat McNerney (il postpunker dietro a Beastmilk/Grave Pleasures) se la sente di schiaffeggiare duro sull’atipico gospel Burning Churches, e sempre più ruspante e solennemente soulful è l’incredibile By The River, con un Ihsahn inedito, così bollente che pare nato a Nashville, non che abbia scritto “In The Nightside Eclipse” e ci infila anche un assolo di incondizionata possanza. Da svenire la “work song” Surrender, che si increspa r’n’b/soul con le voci dei Dead Soul sorrette da quella black di Patrycja Gola e dalle sei corde scintillanti di Rob Caggiano (dalla leggenda Anthrax). Infine lo facciamo un pensiero collaterale? Sentitevi l’elegiaca randellata di How Come?, che trova sugli scudi l’immenso Corey Taylor in grandissimo spolvero (Caggiano e Darski a incrociare la chitarra con Brent Hinds dei Mastodon che epici e mirabolanti) che si produce in una linea vocale celestiale e intensa come non mai. Che sia giunto infine il momento di abbandonare le ovvietà di Slipknot e Stone Sour in vista di qualcosa di più consono? Per me sì.

Ciliegina sulla torta, se non fosse chiaro, è che Adam pare nato per scrivere gli intrecci di questo genere, e pare onesto più che mai vestendo i panni di un predicatore che di nero non ha solo il metallo, ma anche un cuore intriso di polvere e fanghiglia. Non c’è assolutamente niente di nuovo qui (“…Same Shit” mica a caso), ed è giocoforza di un disco che, come vi ho detto in apertura, è un divertissement e nulla più. Sarà pure la “solita merda”, ma è merda buona, questo Me And That Man.

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