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Helen Money – Atomic

2020 - Thrill Jockey
alternative / indie / experimental

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Tracklist

1. Midnight
2. Understory
3. Nemesis
4. Coil
5. Coppe
6. Something Holy
7. Brave On
8. One Year, One Ring
9. Marrow
10. Redshift
11. Many Arms


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Nonostante la sua formazione classica, la traiettoria non ortodossa della carriera di Alison Chesley, alias Helen Money, dice molto sia dell’ampiezza che del tono della sua musica.

Che sia inarcato o pizzicato, il suo violoncello tesse un percorso avvolto e cupo, aumentando la tensione con una sottile linea elettronica e distorsiva. Passaggi più esplosivi, intanto, setole con una fisicità elettrizzante, al punto che si possono quasi sentire le sue corde che oscillano al ritmo di ogni riff di grande effetto. Minimal, nebuloso e infinitamente espressivo, è il suono di un’audace creatività che offre la sua affermazione più assertiva fino ad oggi. Genera nell’ascoltatore una costante tensione, come se qualcosa stesse per accadere, ma il presagio non si realizza.

L’ultimo album di Helen Money, “Atomic, si presenta come una naturale estensione del precedente lavoro Become Zero (settembre 2016) nel quale la compositrice affronta la morte di entrambi i genitori con una rabbia straziante e lacerante. In “Atomic” la rabbia lascia spazio ad un dolore sordo, ma consapevole. È stato composto in una fase transitoria sia per l’artista, sia per la sua famiglia. Il lutto che ha sradicato via le sue origini ha posto l’interrogativo di ripensare a se stessa come essere umano nel mondo in relazione al prossimo e come essere parte del tutto.

La decostruzione del dolore è un cammino che inizia con il magnifico brano Midnight.  Chi sei quando qualcosa ti spinge ai confini di ciò che credevi di essere, nel luogo più nero della notte?

In Something Holy occorre una certa predisposizione all’ascolto di sonorità strazianti, a tratti disturbanti, ma immersive e profondamente meditative. La restituzione grafica di quanto accade all’ascolto del brano potrebbe essere rappresentata da un piccolo atomo luminoso che si muove tra il dentro e il fuori, il pieno e il vuoto, sta alla sensibilità del fruitore stabilire quale cromia attribuire al vuoto.

Quasi alla fine del percorso si ha il piacere di imbattersi in una traccia di meravigliosa tristezza. Redshift (spostamento verso il rosso) richiama il fenomeno secondo il quale l’emissione elettromagnetica emessa da un corpo in allontanamento ha una lunghezza d’onda maggiore rispetto a quella che aveva in origine. L’esperienza acustica è una triste quanto mai rassicurante consapevolezza. Ora che il dolore non fa più paura, ora che l’assenza corporea è lontana nel tempo e nello spazio è viva. È l’accettazione della mancanza.

L’ascolto di “Atomic” è complesso, multilivello. I pochissimi arrangiamenti usati dalla Money offrono un’esperienza cruda, viscerale. Il titolo è un richiamo al pensiero epicureo, in particolare quello espresso da Tito Lucrezio Caro, secondo il quale ogni cosa, in natura, è composta da particelle elementari interconnesse tra loro, gli atomi appunto.

Siamo parte del tutto, inutile negarlo.

E ora se il numero degli atomi è così sterminato che un’intera età dei viventi non basterebbe a contarli, e persiste la medesima forza e natura che possa congiungere gli atomi dovunque nella stessa maniera in cui si congiunsero qui, è necessario per te riconoscere che esistono altrove nel vuoto altri globi terrestri e diverse razze di uomini e specie di fiere. ù

(Tito Lucrezio Caro)

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