Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Waxahatchee – Saint Cloud

2020 - Merge
indie rock

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Oxbow
2. Can’t Do Much
3. Fire
4. Lilacs
5. The Eye
6. Hell
7.  Witches
8.  War
9.  Arkadelphia
10. Ruby Falls
11. St. Cloud


Web

Sito Ufficiale
Facebook

È di recente uscita (27 marzo 2020) il nuovo album di Katie Crutchfield dal titolo “Saint Cloud”, lavoro che aggiunge un ulteriore tassello al progetto musicale Waxahatchee,  ideato e sviluppato nel corso degli anni dall’artista americana.

Registrato per conto della label Merge ed anticipato dal singolo Fire, l’album si distingue per le sonorità indie-rock e per la raffinata attenzione agli arrangiamenti, con una linea melodica delicata totalmente differente dalle precedenti realizzazioni, caratterizzate da toni incalzanti e marcati; la scelta operata in “Saint Cloud” valorizza il timbro morbido ed introspettivo della cantautrice.

Ma vediamo di fare rapidamente il punto sul percorso musicale ed artistico della Crutchfield. Dopo due album , realizzati tra il 2009 e il 2011 con P.S.Eliot , pop-punk band di cui l’artista faceva parte insieme con la gemella Allison Crutchfield, nel 2011 Katie Crutchfield sceglie di tentare nuovi percorsi espressivi. E già nell’anno successivo nasce Waxahatchee, ambizioso progetto artistico/musicale che porterà, tra il 2012 e il 2020 alla pubblicazione di ben cinque album e vari EP.

Originariamente concepito come progetto solista in chiave acustica, Waxahatchee viene via via evolvendosi in un percorso di costante ricerca sonora, sempre più inclusivo di una band di supporto.

“Saint Cloud”, come affermato dalla stessa Katie Crutchfield, è costruito intorno al binomio concettuale di “addiction and codependency” (“dipendenza e codipendenza”): risulta evidente, già ad una prima lettura delle liriche presenti nell’album, come il motivo conduttore dell’intero lavoro sia da rintracciarsi nel complesso rapporto dell’artista con l’Alcool e nella continua lotta contro la dipendenza. Anche le esperienze di tipo sentimentale sono vissute come “addiction”, ed è questo che, in qualche modo, le mette al riparo dai rischi della banalità.

Can’t Do Much, seconda traccia in posizione sulla tracklist (in realtà prima nel tempo per scrittura e composizione) è stata definita dalla stessa artista una delle realizzazioni che meglio la rappresentano. Il brano descrive un’esperienza sentimentale determinata da due componenti, due differenti modalità di lettura: la prima profondamente emotiva ed istintuale, la seconda che razionalmente porta a galla ed analizza angosce e paure. Difficile è trovare il punto di fusione, di equilibrio, ancora una volta “Addiction and Codependency”.

Emblematica anche Lilacs: in questa track figure dalla valenza positiva ed immagini cariche di colore e vitalità (si pensi al Lillà del titolo) vengono accostate con abilità al lento procedere verso il silenzio della morte ed all’inesorabile riproporsi di errori già commessi (“And the lilacs drank the water | And the lilacs die | And the lilacs drank the water | Marking in the slow, slow, slow passing of time”).

La chiusura dell’album è affidata a Saint Cloud, conclusione di un viaggio interiore, un “ritorno a casa” dal sapore scopertamente autobiografico. Un ritorno che tuttavia porta con sé tutte le lacerazioni e le ferite accumulate nel viaggio, una consapevolezza evocata, nel testo, da un’immagine di grande impatto emotivo: “If the dead just go on living | Well there’s nothing left to fear”, ovvero “se i morti continuano a vivere, non vi è più niente da temere”.

Un progetto ambizioso che sicuramente non delude le aspettative , coerente alle proprie intenzioni e compiutamente realizzato, un album che pone le basi per ulteriori, interessanti futuri sviluppi.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni