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John Qualcosa – Sopravvivere agli amanti

2020 - Autoproduzione
indie pop

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Tracklist

1. Sopravvivere agli amanti
2. 15 million merits
3. Il ladro e la strega
4. Sfacelo azzurro
5. La mia Amsterdam
6. Questioni irrisolte
7. Una canzone quasi felice
8. Un secolo di polvere
9. Una canzone dei Doors


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“Hai presente l’attore che recitava in quel film?…Dai quello famoso…come si chiamava…John…boh…qualcosa…”.

Una serata tra amici, i classici discorsi in cui vengono sempre citate, non si sa perché, pellicole cult e sopratutto attori famosi, dei quali però, non si ricorda mai il nome, rimanendo perennemente nell’indefinito. Beh, se il nome non spunta fuori, se nei nostri ricordi il signor John fa inevitabilmente di cognome “Qualcosa”, perché non registrarlo all’anagrafe? Ma sopratutto, perché non presentarlo a qualcuno?

Speculazioni divertenti sull’origine del nome a parte, i John Qualcosa si sono già fatti sentire. Siamo nel 2011 e Ambramarie Facchetti, cantante nota ai più per la sua partecipazione alla seconda edizione di X Factor, intraprende un progetto parallelo insieme al bassista e già compagno di band Raffaele D’Abrusco. L’idea è quella di provare una strada diversa, di cimentarsi in un altro linguaggio musicale, di prendere l’interiorità che non era ancora stata tirata fuori dalle esperienze precedenti ed esprimerla in maniera più immediata, melodica, ma sopratutto, in chiave deliziosamente lo-fi. Arrangiamenti minimali: una tastiera o una chitarra, una base di violoncello, niente di più. Il contesto perfetto per la voce di Ambramarie. I brani, tutti accompagnati da cortometraggi realizzati dal duo stesso, hanno quella capacità che solo l’home-made riesce ad avere. Rimangono in testa perché  semplici e diretti, saturi di un’urgenza espressiva che supera la necessità di realizzare un prodotto fine e dettagliato.

Dopo nove anni di attività, raffinata nel corso del tempo e arrichita di sfumature sonore e visive, la nuova urgenza è quella di pubblicare un album.

Il titolo è immediato, pungente: “Sopravvivere agli amanti”. Un comando o forse un manuale di istruzioni su come gestire ciò che finisce. L’opera prima dei John Qualcosa si presenta come un lavoro molto differente rispetto al materiale “casalingo” ottenuto tempo prima dato che l’album è registrato in studio. Gli arrangiamenti sono curati, dettagliati e all’orecchio di qualche ascoltatore potrebbero risultare troppo distanti dall’approccio stilistico adottato nei lavori precedenti. Complice di questo mutamento è il contributo del batterista Filippo Cornaglia (musicista live per Andrea Laszlo De Simone e Niccolò Fabi).

Come anticipato, gli arrangiamenti si raffinano e si arricchiscono della componente percussiva, portata avanti in maniera non scontata, che rappresenta il motore irrinunciabile di alcuni brani.

È il caso della prima traccia, omonima del disco, in cui una chitarra tetra e ossessiva poggia su un gioco di tamburi, battiti di mani e campanelli. Gioco che riesce bene e prosegue nell’album, come ne Il ladro e la strega, che riporta alla mente, proprio con questo espediente, la storica Trovami un modo semplice per uscirne dei Verdena, o di 15 million merits, che lascia in bocca quel retrogusto di ballata progressive metal di stampo nordeuropeo.

Non mancano soluzioni più leggere sia a livello strumentale che testuale, due tracce in particolare, La mia Amsterdam e Una canzone dei Doors, danno un respiro differente al disco, tra il sogno di vivere in una città nuova e il ricordo felice di momenti passati ad ascoltare chissà quale canzone di  Jim Morrison.

Nell’album sono presenti anche i due brani probabilmente più rappresentativi dell’attività pregressa dei John Qualcosa: Un secolo di polvere e Sfacelo azzurro. Queste non sono state modificate (tranne che per una piccola aggiunta di riverberi nella prima) forse per lasciare un’impronta delle origini del progetto, un’istantanea delle emozioni, un inno all’essenziale e all’arrangiato.

Riguardo al sound del disco, il lavoro svolto nelle ultime fasi della produzione, volto a rendere il suono qualcosa di personale, sembra non essere stato preso troppo in considerazione, prediligendo una “pasta sonora” più standard. Questo elemento, in un disco che presenta tali tipi di arrangiamenti e di composizione, rischia di rendere l’ascolto meno espressivo rispetto alle sue potenzialità.

Nel complesso, però, gira bene e si coniuga con i momenti in cui servono ascolti per riflettere, per  apprezzare situazioni particolari, oppure chi lo sa, per sopravvivere agli amanti…

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