Impatto Sonoro
Menu

Back In Time

“Buzz Factory”: la turbolenza del sole nero alla periferia del grunge

Amazon button

Oggi andiamo indietro al 1989 e lo facciamo ancora una volta con l’aiuto di uno dei protagonisti più influenti della scena di Seattle. Sto parlando di Gary Lee Conner, chitarrista e autore degli Screaming Trees che già l’anno scorso mi fu di grande aiuto e mi fornì di preziosi racconti per l’articolo su “Dust”.

Soprattutto nei primi album, gli Screaming Trees avevano intorno come una sorta di alone, un aria da città fantasma, come se gli elementi che componevano la loro musica arrivassero da lontano, la chitarra di Conner parla con la psichedelica degli anni 60 e la voce di Lanegan con i bluesmen del delta del Mississippi, l’unione di queste influenze dava luce al loro sound sotterraneo e diventava la loro identità, Ma è nel viaggiare insieme delle melodie vocali e le incalzanti e frementi schitarrate che nascevano le loro atmosfere periferiche e i loro sognanti foraterra psichedelici, i rami degli alberi urlanti si erano riappropriati di spazi occupati da fabbriche dismesse,e il sole nero sorgeva per salutaci tutti. Il primo sole nero del grunge, prima dell’esplosione, quando l’onda stava ancora prendendo potenza, quando il grunge era solo un nome nell’aria e viaggiava con la polvere nera delle siderurgie, nei canali di scolo, e i in tutte le fogne della suburbia Seattleiana. 

Sempre dritti per la loro strada, senza intenzione di cambiarla successivamente, “Buzz Factory” è il ponte tra la prima fase della loro carriera e la seconda (e ultima). È la fine del loro periodo indipendente, che coincide con l’insidiarsi del rock alternativo, i 90’s alle porte, questo periodo così ambiguo ed emotivamente trascinante è racchiuso in “Buzz Factory”.

Ho già contattato Gary Lee Conner due volte in meno di un anno, questa sarebbe la terza. Vorrei che mi raccontasse qualcosa del periodo in questione. Gli mando un messaggio e per giorni non risponde. “Ecco” ho pensato. “Si è stufato di sentirmi e ora mi tocca scrivere l’articolo su “Buzz Factory” di sana pianta”…e invece ecco che Mr. Screaming Trees si fa vivo con un “Sorry. Been busy. Call me anytime”. Alchè ci accordiamo su un orario, per evitare magari di chiamarlo alle 5:15 del mattino, nel frattempo ho scritto quelle due righe di introduzione che avete appena letto e ho atteso che arrivasse l’ora dell’appuntamento telefonico.

Quello che segue è, senza tagli a parte le mie inutili incursioni, quello che Gary Lee Conner ha avuto da dirmi sul periodo della produzione di “Buzz Factory”. Una manciata di racconti e aneddoti che, se fosse per me, andrebbero pubblicati in un libro sulla mitologia di Seattle.

“La storia della produzione di “Buzz Factory” ha degli aspetti turbolenti, arrivavamo da tre album, tutti incisi al Velvetone Studio ad Ellensburg (città natale di Mark Lanegan, nello stato di Washington ndr) per la SST, ed arrivati al 1988, al quarto album, mio fratello Van aveva dei problemi, non so se è il termine giusto ma ebbe un figlio e dovette sposarsi, beh magari si sarebbe sposato lo stesso non so (ride ndr), e insomma la band non stava facendo soldi, non ne avevamo così Van lasciò il gruppo in pieno 1988 e si mise a fare tre lavori contemporaneamente: lavorava come responsabile di un cinema, in un negozio di video e poi produceva ciambelle o roba del genere! Ecco cosa si era messo a fare Van, e insomma, alla fine dovevamo cercare qualcuno per sostituirlo al basso e trovammo Donna Dresch, non so se hai mai visto delle foto di quel periodo con lei, Donna veniva da Olymia ed era in una band chiamata Danger Mouse, che ci piaceva molto perciò le chiedemmo di unirsi a noi, allo stesso tempo io continuavo a scrivere un sacco di roba ed eravamo pronti a incidere un nuovo disco, qui ti parlo dell’autunno del 1988, e finimmo con l’andare agli Spinhead Studios a L.A. con Phil Newman che è morto qualche anno fa, suonava anche lui con una band della SST ed eravamo pronti a registrare e a proseguire il tour di “Invisibile Lantern”, Van venne con noi e suonò su due o tre tracce ma il resto lo fece Donna, anche se queste non furono le sessioni definitive, di cui alcune canzoni finirono su “Buzz Factory” e il resto sul mio album solista del 1990 “The Purple Outside” per il quale reincisi tutte le tracce. Ma ti dico, un sacco di canzoni, tutte quelle che senti su “The Purple Outside” sono state incise dai Trees e non usate, pensa che non ho neanche un master, devo avere una cassetta da qualche parte e basta.  

Il processo di scrittura era sempre lo stesso, io scrivevo tutte le canzoni anche se poi sull’album le abbiamo sempre accreditate a tutti, portavo le canzoni a Mark e lui le de-psichedelizzava a modo suo (ride nda). Ora credo sia uscito un suo libro e so che dice cose tipo “Tutta quella roba della SST faceva schifo” ecc… non so perché si sia messo a dire quelle cose ma ti dirò, quando gli proponevo i pezzi ne era entusiasta, soprattutto per “Buzz Factory”, non vedeva l’ora di registrare End of the Universe

Abbiamo registrato per due settimane, dormivamo sul divano del nostro agente, Van tornò a Ellensburg  e continuammo il tour di “Invisible Lantern” con Donna. Finito il tour, che andò piuttosto bene, Van espresse il desiderio di tornare nella band e ne fui molto felice, perché, davvero, ero molto triste quando lasciò la band mesi prima, la canzone e su “Buzz Factory”“Too Far Away” la scrissi proprio su questo argomento, ero veramente frustrato, quando se ne andò ero talmente incazzato che spaccai un mucchio di cd e dischi degli Screaming Trees, ero disperato!

Donna era molto brava, era un ottima bassista ma non era lo stesso senza Van, lei la prese bene, insomma non è che fossimo la più grande band del mondo, cioè, eravamo sotto la SST ma non è che la pagassimo molto (ride ndr) insomma, siamo tornati a Seattle, Lanegan e Pickerel vivevano già lì, mentre io e Van eravamo ancora a Ellensgurg, abbiamo suonato a Seattle con i Sonic Youth e i novelli Mudhoney mi sembra a fine novembre ed è stato l’ultimo show con Donna. 

Mark decise che la roba che avevamo registrato agli Spinhead Studios di Los Angeles non era abbastanza buona, fortunatamente  la casa discografica ci dava il budget per un’altra sessione di registrazione, sono stati molto gentili a pagarcene un’altra, anche se anni dopo abbiamo scoperto che non avevano neanche pagato le prime, MA (alza il tono in modo scherzoso e ride ndr) alla fine abbiamo scelto Jack Endino per registrare ai Reciprocal Studios perché ci era piaciuto molto quello che aveva tirato fuori con i Mudhoney. Così l’abbiamo agganciato, ci siamo spostati ai Reciprocal, era la nostra prima esperienza con lui ed è favoloso lavorare con Jack, in più i Reciprocal Studios erano un bel posto, passava di lì un sacco di gente, tra cui i Mother Love Bone ed è stato bello conoscere Andy Wood anche se solo per una volta. 

È stata la prima volta che abbiamo registrato abbastanza velocemente, stavamo dalla sorella di Lanegan e io, nel frattempo avevo scritto altre due o tre canzoni tra cui Black Sun Morning.

Avevo un po’ la sensazione che le cose stavano cambiando e che sarebbe stato l’ultimo album con la SST, anche se con loro avevamo venduto abbastanza ma sai, forse è stato il momento, non che avessimo grossi problemi con la SST, a parte che il disco non uscì in tempo per il tour promozionale, ma eravamo sempre allo sbando, avevamo sempre pochi soldi, il furgone si rompeva, una volta col furgone in panne siamo dovuti rimanere incastrati a Pensacola per tre o quattro giorni e ho visto Mark (Lanegan ndr) veramente abbattuto e abbiamo tutti pensato “Perché stiamo facendo tutto questo?” sentivamo che era il momento giusto per farlo, molte altre band stavano firmando per delle major, band come i Meat Puppets, forse gli Hüsker Dü e così abbiamo pensato che fosse giunto il tempo per fare qualcosa più in grande e ci abbiamo provato!  È stato durante il tour di “Buzz Factory” che abbiamo deciso di continuare ma su un altro livello. Dopodiché sono arrivati degli anni veramente surreali”!

Bene, gentili lettori, questo è ciò che Conner ci ha gentilmente concesso e lo ringrazio per essere stato così incredibilmente disponibile per l’ennesima volta, perciò, alla prossima chiacchierata con questo grande personaggio, mito assoluto della scena del grunge.

Infine, non so cosa pensiate voi delle dichiarazioni di Lanegan sul primo periodo nella SST ma vi consiglierei di andare a scaricarvi l’album d’esordio di Conner “The Purple Outside” del 1990 di cui mi ha parlato. È gratis ed è quasi come ascoltare il proseguimento di “Buzz Factory”, come se fosse stato un doppio album, è un tesoro perduto dei Trees. Impressionante. Alla faccia tua, Mark.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati