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“Through Silver In Blood”, il suono della catastrofe

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A fucking railroad to Hell”.

Così Steve Von Till ricorda la condizione in cui versavano i Neurosis a metà degli anni novanta, periodo in cui vide la luce un disco che si rivelerà uno dei più importanti non solo per loro carriera ma per la musica alternativa in generale

Reduci da due lavori seminali (“Souls At Zero” e “Enemy Of The Sun“) che costituiranno le fondamenta su cui si sorreggerà la produzione successiva, il gruppo di Oakland riversa, in quello che diventerà il manifesto di un intero nuovo modo di concepire la musica pesante, tutto il disagio e la negatività di una situazione devastata da problemi personali (Scott Kelly era all’epoca senza una casa e con problemi di eroina) e non.

L’entrata nella band di un componente fondamentale come Noah Landis ai synth e il passaggio da una label di matrice puramente hardcore come la Alternative Tentacles ad una totalmente votata alla libertà artistica e sperimentale come la Relapse, sanciscono la quadratura del cerchio.
Tra le cose che rimarranno immutate, oltre al nucleo fondamentale del gruppo (Kelly, Von Till, Edwarson e Roeder) sono Billy Anderson al mixer (anche se questo sarà il suo ultimo disco) e Pete Inc. ai visual.

Preceduto di un anno da “Silver Blood Transmission”, una sorta di  prologo noise-ambient, “Through Silver In Blood” è il suono della catastrofe. Una catastrofe imminente in cui ogni ascoltatore ne esce provato fisicamente ed emotivamente e in cui si stagliano detriti di decenni di musica estrema, dalle pesantezze dei Black Sabbath, alle scorie della no-wave degli Swans, passando per la desolazione urbana delle derive hardcore meno ortodosse.

L’apertura del disco affidata alla title-track e ai suoi collage sonori di rumori industriali e percussioni ossessive descrive, insieme al brano gemello “Aeon“, quella componente magica e sciamanica la cui forza tribale ci guida in maniera quasi primitiva ed essenziale attraverso ogni esperienza della nostra vita caotica, moderna e tecnologica.

Le tonalità grigie e la corrosive dei Godflesh sporcano la fangosa Eye mentre i saliscendi tra i momenti più atmosferici e quelli più pesanti di Strenght Of Fates o della conclusiva Enclosure In Flame (le cui idee verranno sviluppate nei tre dischi successivi ) disorientano e stordiscono.

Come una spirale a doppia elica, l’intero disco trova però il suo culmine nei due brani centrali. Purity, dal feeling apocalittico e caratterizzato da chitarre dissonanti e strumenti inusuali come cornamusa e viola (a cura di Kris Force delle Amber Asylum), si getta nella successiva Locust Star, brano simbolo dei Neurosis e vero e proprio viaggio cosmico che accumula tutta la sua energia per collassare in uno dei riff di chitarra più pesanti e distruttivi di sempre, la cui resa in sede live è totalmente annichilente.

The will to power/Ascension manifest/That which is above/Is as that which is below/Thy will be done/Thy kingdom come/On earth as it is in heaven/So mote it be”

Spaventoso e seminale come pochi altri, “Through Silver In Blood” è un disco che rappresenta il punto di arrivo della prima fase dei Neurosis che, a partire dal successivo “Times Of Grace“, continueranno ad evolvere il loro suono, abbracciando la psichedelia e inglobando le loro radici folk, fino a quel capolavoro di maturità che è “The Eye Of Every Storm“.

In un genere (chiamatelo post-core, post-metal o quello che volete) che ad oggi presenta ben pochi spunti interessanti ed evolutivi e che ha visto negli anni troppi pretenziosi epigoni di Cult Of Luna ed Isis, questo disco rimane tutt’ora un punto fermo ed inamovibile della musica pesante negli ultimi due decenni.

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