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Fabio Cinti – Al Blu Mi Muovo

2020 - Private Stanze
songwriting

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Tracklist

1. Tra gli alberi combatto
2. Giorni tutti uguali
3. Da Lontano
4. Che cosa succede?
5. Amore occasionale
6. La sventurata rispose
7. Vieni con me
8. Il grande balzo in avanti


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Ognuno osserva il mondo dalla propria angolazione e si racconta da un punto fisso che a volte vacilla. La visione delle cose, espressa attraverso uno stile personale ed introspettivo, è la caratteristica principale del cantautorato. Lo sa bene Fabio Cinti che torna sulla scena della musica italiana con un album intriso di poetica, malinconia e pronfondità morale.

Al blu mi muovo, prodotto da Private Stanze Records,è un viaggio emotivo di otto brani nei quali l’artista si racconta con una formula comunicativa  pregna sia delle insicurezze che delle energie positive degli esseri umani.

Qual è il ruolo che il songwriter ricopre oggi in Italia? A partire dagli anni ’60, il cantautore è stato considerato come una figura musicale capace di dettare “le mode dell’introspezione” ma, soprattutto, di essere quella icona nella quale si riversava tutta la fame di comunicazione di un popolo. I cantautori sono sempre stati in grado di dire alle persone cosa dovevano pensare e come dovevano esprimersi.

Essere un cantautore oggi, invece, può sembrare un atto di fede che va controcorrente.

Parlando della scena musicale indie, infatti, possiamo affermare che il pubblico, rispetto a questo tipo di musica, cade spesso nella tentazione di considerare l’autore di testi e musiche come un “fantomatico artista” in cerca di popolarità. Una figura quasi vittima di eccessivi giudizi che non riesce a farsi apprezzare.

Cinti è partito da tali consapevolezze e ha abbracciato una scelta poetica precisa. Al centro dei suoi testi c’è l’intenzione di raccontare stati d’animo plurimi, mettendo in luce la capacità degli uomini di affrontare gli smarrimenti della vita. Gli esseri umani quindi sono in grado di  trasformare l’imperfezione delle proprie esistenze, comunicando forme condivisibili.

Fabio Cinti ci aveva salutato nel 2018 con un adattamento dell’album La voce del padrone di Franco Battiato. Il rapporto di Cinti con Battiato è sempre stato concreto. Fabio, infatti, oltre ad aver rivisato secondo il proprio stile la musica del Maestro, ha anche aperto alcuni live di Franco. Non si tratta quindi solo di un connubio stilistico ma anche di una collaborazione viva, voluta da entrambi. Battiato ha persino scritto il testo di un brano contenuto nel terzo album di Cinti intitolato Madame Ugo.

La carriera di Cinti è stata accompagnata anche da altre collaborazioni artistiche. Figure musicali quali Morgan e Paolo Benvegnù hanno integrato la sua storia discografica iniziata nel 2011 con l’album L’esempio delle mele e proseguita con Il minuto secondo e il già citato Madame Ugo. Nel 2015 Fabio ha deciso di dedicarsi completamente allo sperimentalismo elettronico con l’EP FQ, definito dallo stesso cantautore un “tenerissimo mostro”. Inoltre la maggior parte del pubblico si ricorda di Fabio come producer al fianco di Marco Morgan per sette edizioni di X Factor Italia. Durante la sua carriera di produttore, autore e cantautore, ha rilasciato anche una lezione monologo sul canale Ted Talks incentrata sulla Musica e il rapporto con i neuroni specchio.

Per presentare Al blu mi muovo, Cinti si è espresso con parole consapevoli e davvero oneste verso il pubblico:

È molto difficile capire quali siano le necessità singolari e generali e certamente, in tempi complicati come questi, un album di canzoni non è necessario, per quanto possa essere (e ammesso che lo sia) buono il suo contenuto”. “Sono un devoto fan della grazia e della memoria: credo che in queste due doti dello spirito risiedano le più alte forme d’arte che un essere umano possa produrre, le più importanti e le più durevoli. Nella mia condizione di incertezza non posso che inseguirle, cercarle, proteggerne ogni guizzo che genera gli inafferrabili attimi del futuro, muovendomi spaesato e pieno di meraviglia dentro ogni mia malinconia, che muove ogni mio passo.

Tra gli alberi combatto apre l’album con una dichiarazione di forza e anche di innocenza. Per l’uomo la Natura e sia rifugio che fonte di energia. Chitarra e piano sono protagonisti di una ballata dai toni puri e incantevoli. “C’è questo corpo che viaggia tra le stelle, tra il visibile e l’invisibile. Solo chi è legato a se stesso… resta nel fondo come un relitto”. I versi sciolti esprimono una vocalità dai toni quasi pastorali. Il sermone all’umanità è un monito, un avvertimento per quegli uomini che non vogliono interagire con gli altri, isolati nel baratro delle proprie esistenze.

Da lontano ci ricorda molto lo stile del canto di Franco Battiato. Lo riconosciamo proprio nelle frasi segmentate, nelle parole iperboliche e nelle figure allegoriche delle immagini dello spazio, del cielo e della terra. Le lievi note al piano sono il cuscino su cui posa la voce narrante dalle sfumature malinconiche. Tra pause di parole e di respiri, il ricordo di un sentimento condiviso, ma ormai lontano, resta ancora forte nella mente di chi si lascia andare alle nostalgie.

La sventurata rispose è una frase emblematica che lascia alla nostra immaginazione la sospensione del giudizio. Una donna che si dà alla libertà, o al vizio, è una figura carnale che sceglie di vivere liberamente. La voce di Cinti sussurra le stanze di un brano altamente evocativo. Giorni mai vissuti appieno e vuote consapevolezze esistenziali diventano grandi certezze dell’età matura. “Dove sei stata amore mio?”. Un uomo smarrito si fa domande tormentate. La passione è una colpa? 

Il grande balzo in avanti chiude l’album con un sound  mistico e psichedelico. L’elettronica accompagna l’ascoltatore verso il finale di questo viaggio. Due voci (che in realtà sono una sola) si sovrappongono nella narrazione. Mentre mani invisibili danno vita a un organo dai toni solenni, in una stanza piccola un uomo si guarda allo specchio, rassicurando se stesso e l’immagine che vede riflessa: “Se siamo così adesso è per via di ogni fiore colto e trasformato in galassia durante il nostro grande balzo in avanti”.

Fabio Cinti è un musicista metafisico e terreno, narrativo e silenzioso, maturo e insicuro. Con Al blu mi muovodichiara che la poetica classica (quasi bucolica) è l’unica arma comunictiva che si può ancora impugnare. La sua volontà espressiva è ormai matura, seppur ancora votata al cambiamento.

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