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Michael Vallera – Window In

2020 - Denovali
ambient / drone / experimental

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Tracklist

1. Blue Mind
2. Deep Sleeping Exit
3. Window In
4. Hours


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Quattro tracce sonore forgiate nella fucina polverosa di Efesto. Così come la figura mitologica, scagliata con rabbia dalla gelosa Era, giù dall’Olimpo e rotolata fino alle acque del mare, così le quattro tracce composte da Michael Vallera per questo suo terzo album, “Window In”, uscito il 24 aprile scorso, sono generate dalla chitarra, ma elaborate e manipolate dal talento del suo autore, divengono sensazione, emozione, ed emergono potenti come vere e proprie sculture fatte d’aria. 

Non c’è rabbia e non vi è certo la bruttezza del dio greco sposo di Afrodite a descrivere le quattro tracce di questo album, ma c’è di simile la profonda metamorfosi frutto di quel processo di manipolazione che le ha prodotte. Partendo dalle registrazioni grezze della sua chitarra, Vallera ne altera la struttura per creare un fondale maestoso di suoni.

L’intero album è un lento piano sequenza attraverso anelli ghiacciati di un pianeta inabitato posto ad anni luce dalla Terra. Un sospiro che si solleva dal terreno, una musica d’ambiente che si dilata e si spande nell’atmosfera a quote siderali. Come un cosmico fabbro sonico, Vallera forgia un lavoro denso, figlio di una sperimentazione iniziata anni fa e che certamente non troverà qui la sua conclusione. Un senso di meraviglia che pervade ognuna delle 4 tracce e che plasma un orizzonte fatto di battiti spezzati che ad ogni istante sembrano potersi raggiungere e toccare, ma che ogni volta finiscono con il fuggire via rapidissimi e bellissimi.

Blue Mind è un’esplosione fragorosa che lenta pervade l’aria fino a placarsi e collassare su stessa. Deep Sleeping Exit suona come un’alba lontana che sale nel cielo, un uomo che stordito esce dalla confusione di un sogno appena fatto e che attonito non riesce a ricordarlo. Un galleggiare cullato tra le carezze di un mare placido. Window In, title track dell’album, è un pezzo da ascoltare ad occhi chiusi, sdraiati nel ventre di un antro illuminato da una tenue luce proveniente da un punto indefinito. Magia pura.

Hours è un sibilo fluttuante nell’aria che ci accompagna verso i titoli di coda di un album meraviglioso, adagiato tra i minimalismi di LaMonte Young e le chitarre decostruite di quel Keith Rowe che fu ispirazione anche per quel fragile genio della mente fondatrice dei Pink Floyd.

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