Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

School Of X – Armlock

2020 - Tamburhinoceros Records
alt-pop

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Where Do I Start?
2. Bad Love
3. Believe It
4. Parking Lot
5. Forgot Me On The Moon
6. Collarbone (feat. Lord Siva)
7. Flowers
8. Rivers
9. Blood Flow


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Quando hai 30 anni e vivi a Copenhagen vai a rintanarti nel quartiere multiculturale di Nørrebro per svoltare la serata con gli amici. Nørrebro è infatti la zona più alla moda di Kope, dove artisti e geni incompresi si esibiscono nei sotterranei dei palazzi. Ricordo che in quell’area della città gli happening musicali e teatrali si susseguivano di giorno in giorno. In un solo mese ho assistito a performance di ballerine guidate dall’estro di dj improvvisati, pittori in preda a visioni mistiche che affiggevano lo schizzo caricaturale del tuo volto sui muri delle cantine, ai live lunghissimi di band death metal stoiche che organizzavano, in pochi metri quadri, scenari gotici e assordanti. E quando la serata finiva si andava in giro per le strade abitate dai negozi dei turchi e degli arabi, dove l’odore del kebab e del falafel offuscavano l’olfatto, accompagnandoti fino a casa durante la pedalata del ritorno. Ed è proprio dalla versione danese della berlinese Kreuzberg che provengono gli School of X. Il loro nuovo album è “Armlock”, prodotto dalla Tamburhinoceros Records, un diario sentimentale di otto pagine alternative pop e contemporanee.

Gli School of X nascono nella “capital region of Denmark” e trovano espressione nel frontman Rasmus Littauer, musicista e performer molto noto nell’undergound di Copenhagen. Nella band ci sono anche i fratelli di Rasmus, Jakob e Simon Littauer ai synth, Spencer Zahn al basso, Malthe Beck al sassofono e Rune Risager alla chitarra elettrica. Littauer R. ha dichiarato che le influenze principali della sua musica affondano radici nella corrente della Ekkskole, l’anticonformista scuola d’arte post moderna scandinava degli anni ’60, (forse) imitazione dall’altrettanto controcorrente scuola tedesca Bauhaus, censurata dal nazismo della Repubblica di Weimar.

“Armlock” è un ponte che traccia il sentiero comunicante tra l’indie pop degli album precedenti della band, fulcro stilistico dell’EP del debutto“Faded Dream” e del romantico disco “Destiny”, dell’inverno 2019. Rasmus ha anche specificato che il filo conduttore di questo album è racchiuso nella rete di collaborazioni che ha intessuto con musicisti come Spencer Zahn, Yangze, Ary, Vera e Trentemøller: “Questa volta ho incluso altri artisti sia nel processo di registrazione che in quello di scrittura. Con Armlock ho trovato così appagante che i miei amici e colleghi registrassero e presentassero idee creative che potevo filtrare, adattare, perfezionare e fondere con le canzoni da solo”. Il significato morale di “Armolock” sta tutto nella cover, un’immagine di spalle di Rasmus che simula una stretta di braccio, mentre tiene fermo nella mano il nodo di una corda che pende dall’alto. Il titolo gli è venuto in mente durante un viaggio in taxi a New York, mentre era seduto accanto ad un amico. L’abbraccio stretto della mente e del cuore è il simbolo del sentimento sintetico e preciso. Le passioni elementari, protagoniste dei 9 brani, sono la sola via d’uscita dall’isolamento esistenziale che impedisce all’uomo di crescere e condividere la vita. Vivere davvero insieme agli altri ci permette soprattutto di sconfiggere (o almeno alleviare) la paura della morte. 

Nel video di Bad Love, rilasciato come un piccolo assaggio lo scorso aprile, un volto deforme e multicolore (in stile dipinto di Picasso) emerge dallo sfondo buio, tenendo stretti in mano due dadi. La traccia è il momento più internazionale e contemporaneo di “Armlock”.  I beat di sottofondo, nuclei sensuali del sound, accarezzano la delicatezza della voce di Rasmus, mentre l’elettronica smaterializza la naturalezza delle chitarre e della batteria.

Nella fotografia del video di Forgot Me On The Moon c’è un nostalgico stile anni ’80, simbolo dell’amarcord da”love pop music” (tipica dei Duran Duran, ad esempio), quella genuina, rilassante e semplice. Rasmus dialoga con la sua stessa immagine mentre il tavolo di una partita a scacchi resta abbandonato, sospeso in una inconcludente partita. Sullo schermo scorrono le immagini storiche del primo sbarco sulla Luna. “I didn’t loose you, baby, You forgot me on the moon”.

Collarbone (feat. Lord Siva) gira in tondo sulle parole malinconiche di una voce senza genere, mentre la chitarra si lascia accarezzare da tocchi di dita che sfiorano l’invisibiltà dell’uomo. Stretto alla clavicola c’è tutto il peso delle emozioni inespresse. Gli accenni rock della electric guitar smorzano i toni della traccia. Il ruolo del rapper di Aalborg, Lord Siva, è quello di mixare la song, rendendola fluida e scevra dall’albagia della vocalità di Rasmus. Il canto di Siva è, inoltre, una versione in autotune e rime dello sperimentalismo musicale danese. 

Da icona Pop della musica danese a songwriter di un album dal purismo emotivo. Rasmus Littauer ha trovato negli School of X la formula vincente per spendersi sul panorama discografico contemporaneo. Nonostante appaiano come una “simulazione retrò” del pop internazionale degli ultimi 20 anni, gli School of X sono molto apprezzati sulla scena scandinava. Protagonisti di tradizionali manifestazioni culturali come il Roskilde Festival, racchiudono nella loro arte l’essenziale peculiarità del sound dell’estremo nord Europa. Inquietudini emotive, uggiose atmosfere sonore, percettibili smarrimenti esistenziali, dannazione innata di un’etnia sempre in bilico tra il casalingo equilibrio sociale e l’esigenza di evasione culturale.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni