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Arca – KiCk i

2020 - XL Recordings
art pop

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Tracklist

1. Nonbinary
2. Time
3. Mequetrefe
4. Riquiquì
5. Calor
6. Afterwards (feat. Björk)
7. Watch (feat. Shygirl)
8. KLK (feat. Rosalía)
9. Rip The Slit
10. La Chíqui (feat. Sophie)
11. Machote
12. No Queda Nada


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Glitch come un “errore” della musica e della Natura. 

Se l’allontanamento dalla verità comune e dalla convenzione sociale rappresentano il senso della “perdita dei buoni costumi”, allora possiamo dire che Arca non esprime per niente questo tipo di allegoria. Il suo “errore” è legato più al concetto di errare, cioè vagare fino a quando non capisci chi sei e quello che vuoi. Un vagare non necessariamente dei piedi (anche se il cammino che ha fatto dal Venezuela a New York, passando per il Connecticut, deve essere stato davvero lungo!), ma della testa e della personalità, che Arca oggi mette in scena in un’elettronica glicht dallle forme atonali, amplificate in dimensioni audiovisive in stile art pop. 

“KiCk i”, prodotto dalla XL Recordings, è il sesto album di  Alejandra Ghersi, nata Alejandro Ghersi e cresciuta prima come Nuuro e poi come Arca. Stavolta ci troviamo di fronte ad una maturazione sia personale che musicale. La scelta, iniziata nel 2018, di non abbracciare nessun genere sessuale preciso e le collaborazioni come producer di artisti del calibro di Björk, Kanye West e Frank Ocean fanno di Arca non più una “Diva Experimental”, ma un punto di riferimento della discografia internazionale. 

In “KiCk i” c’è tutta la potenza dell’ingegneria del suono, unita all’arguzia dissacrante della visualità, necessariamente abbinata alle note. 12 brani, tra i quali compaiono anche featuring con Björk, Shygirl, Rosalía e Sophie, che ripristinano l’equilibrio tra una personalità musicale mutante e un passato fatto di radici scomode. Il senso di accoglienza finalmente conquistato si percepisce attraverso la maggior parte delle track, intrise anche di sonorità latine tramutate in elettronica avanguardista. Un KiCk sonoro e personale a ciò che è stato, per prendere lo slancio verso immersioni sempre più sperimentali nell’art pop. 

La potenza della visual music di Arca si manifesta energica già da Nonbinary. Possiamo dire che è davvero inutile ascoltare la track senza guardare le immagini che l’accompagnano. Ghersi rinasce da un cellula di fuoco, prima trafitta da una forbice/bisturi, poi adagiata su un altare e in seguito usata come cavia in un laboratorio. Alla fine, simile a una Venere, riemerge dalla conchiglia della purezza, circondata da lapidi mortuarie che galleggiano in un acquitrino fluo, mentre sulla parte bassa dello schermo i versi scorrono in stile “breaking news” di un network. “Who do you think I am? It’s not who do you think you’re dealing with”. Il sound si fa pian piano aggressivo, passando da un sensuale beat di sottofondo, a un synth disturbante e ansiogeno che culmina in un colloquio intimo con l’altro se stesso, in onore del messaggio di amore no gender. 

Time è un amplesso di una notte, vissuto con un elegante demonio in suit pink. Dalle stanze segrete di un incontro celato, alla liberazione dei sensi e dei sentimenti, sfoggiati in giro per la città notturna. Tra ambientazioni glam e colorazioni luccicanti, i filtri amarcord generano una nostalgia indotta, mentre le opacità delle immagini accentuano il suono ovattato. 

Mequetrefe è una parola galiziana che significa “hombre libertino”, cioè una persona avulsa dalla moralità e dal giudizio. Il reggaeton futurista della track sembra voler dissacrare l’aim principale del genere musicale latino. Mentre il colpo di cassa in semimimica ci lascia immaginare un corpo sinuoso e ondeggiante, l’elettronica graffiante dei synth dissolve la nostra visione facendo prima  implodere dall’interno la track, per poi spostare l’attenzione sulle parole di chi sta dicendo: “Mami quiere mequetrefe Mira como ella se crece ¿Y sabe qué? Tiene la personalidad… Mira su pasito que le da igualito”. Ancora una volta il focus si sposta sulle difficoltà incontrate nel cammino di crescita personale, mitigate negli anni solo grazie alla compagnia comunicativa della Musica. 

Afterwards è un nuovo pezzo nel puzzle della collaborazione tra Arca e Björk. Una coppia che sembra essere in perfetta simbiosi, che si completa per compensazione. Lo stile di Arca si era fatto sentire in molti brani dell’album dell’artista islandese “Utopia” (del 2017). Da allora entrambe hanno continuato ad annusarsi a distanza, incapaci di ignorare la loro attrazione reciproca, resa evidente a tutti già nel video di Arise My Senses. Ora Björk risponde a questa attrazione occupando i primi minuti del brano con un canto celestiale verso il quale Ghersi si conforma. Da lontano arrivano echi di drop bucolici che si riflettono su distorsioni delicate. C’è tanta innocenza in questo brano e una sensibilità che davvero non ti aspetti. 

La bionica gazzella della cover di “KiCk i”è una rappresentazione senza generi della figura mitologica del centauro, metà essere umano e metà animale. Retta su un paio di gambe che si allungano sull’artificiosità, si fa scudo del prossimo con una faretra d’acciaio e un paio di artigli metallici. Il corpo dalle forme androgine, inevitabilmente attraente, è vestito con un completo intimo bianco, simbolo della rinnovata purezza dell’amazzone Arca. Sul basso ventre nessun ombelico e quindi nessuna genitrice a cui fare riferimento. 

Il sound postmoderno e visual-estetico dell’album è la rappresentazione postuma di un genere glam così diretto che è impossibile ignorare. Qui siamo oltre la new wave, oltre lo scintillio primordiale di Grace Jones, Dawid Bowie e Peter Gabriel. Ci troviamo su una piattaforma sonora post-contemporanea. Il futuro di Arca è già realtà. Siamo noi che lo tratteniamo ancora nella dimensione del futuribile, per bigotteria e, principalmente, per ignoranza. Dietro la trasgressione c’è un’anima che trema, che vibra e non ha più voglia di nascondersi. Cè una voce che sa essere Sirena, Sibilla e anche Circe. 

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