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Above The Tree – King Above

2020 - Pitg / Hukot / Krim Kranz / Sub Post
experimental / minimal blues

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Tracklist

1. Wlacome To Me
2. Windows Soul (feat. Francesca Amati)
3. Falling Empire
4. King Above (feat. Francesca Amati)
5. Dreaming Horse (pitch2)
6. The Farm Of Life
7. Invisible Castle In A Room (pitch4)
8. Merci On Us (feat. Father Murphy)
9. Invasion From All Around
10. Build Your Heaven (pitch 5/6)
11. Sentinels
12. The Gray Cat Dinasty (pitch7)
13. Slide Empire
14. Tribute To The End (mantra n.6)


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Ogni volta che si parla della scena indipendente italiana degli ultimi 20 anni, quella vera, si dovrebbe partire da Marco Bernacchia e dal suo progetto Above The Tree.

Il musicista/artista marchigiano ha iniziato a muovere i suoi primi passi nell’ormai lontano 2002 e da allora, di suoni minimali, di corde accarezzate e di calde rumorosità ne sono passate molteplici sui quei palchi (…centinaia!!!) calcati in giro per tutta l’Europa. Ricerca sonora in continuo movimento che per l’ennesima volta ci dimostra come in Italia, di ottima musica, se ne continui a produrre.

Fare un riepilogo della vasta discografia di Above The Tree è roba rischiosa e in un attimo, tra collaborazioni varie, demo, cassette, live e dischi in studio, si potrebbe (piacevolmente) finire col perdersi un po’. Quello che conta è riconoscere a questo musicista e a questo nuovo album, uscito il 7 maggio scorso, il valore che senza dubbio merita. Dal 2007, mascherato e perennemente in tour, Marco Bernacchia ha descritto colonne sonore per film immaginati e immaginari, disegnato linee musicali minimali scevre da ogni sporcatura superflua, ma soprattutto ci ha regalato live che ogni volta sono stati esperienze sensoriali uniche, ipnotiche, catartiche.

“King Above” è un disco composto da 14 tracce, 14 poesie sonore, registrate tra il 2016 e il 2019 a cavallo tra Barcellona e l’Italia, con l’aggiunta di alcune sessioni live a Kiev, Parigi, Budapest e Berlino. Il termine “poesia” non deve far storcere ne la bocca ne far aggrottare le sopracciglia, ma semplicemente aiutare l’ascoltatore a calarsi nella dimensione eterea del disco e farlo scivolare tra i dolci enjambement che collegano ogni pezzo al suo successivo.

I suoni risultano a volte sospesi in dimensioni oniriche, come in Windows Soul e nella title track, dove la voce di Francesca Amati (Comaneci) risulta in entrambi i casi perfetta, dolcissima, come una “lacrima sulla guancia del tempo”, così come il poeta indiano Rabindranath Tagore descriveva la bellezza marmorea del Taj Mahal, così delicatamente adagiato sul suolo di Agra in India. Le atmosfere si fanno invece più “drammatiche” sulle note di pezzi come Falling Empire, Merci On Us, o Sentinels, dove droni e chitarre si mischiano in lontanissimi cluster che balenano flebili all’orizzonte. Qua e là, tra le pieghe ambient e folktroniche del disco, spuntano anche i tasti di un pianoforte, come in Invisible Castle In A Room, Invasion From All Around e Build Your Heaven, il tutto con lo scopo di riportarci per qualche fuggente istante con i piedi sul suolo terrestre.

L’arpeggio di The Farm Of Fire ci conduce dentro quegli echi di chitarra che hanno reso unico il suono del suo autore nel corso di tutti questi anni. The Gray Cat Dinasty e Slide Empire, con le loro muraglie sonore gravi e magnifiche, brillano di delta blues al tramonto e di lisergiche intuizioni Barrettiane.

Suoni della natura introducono l’ultimo pezzo dell’album, Tribute To The End, perfetto acquerello tarkoskijano che ci conduce al candore di un finale placido e pacato. Slide di chitarre blues, sospiri, tappeti di note che galleggiano rasenti al suolo, cinguettii, spaccati di vita vissuta e immaginata.

Dalla sommità dell’albero, l’orizzonte continua ad essere ricco di luoghi non visitati e ancora mai descritti e quindi, quando è così, che il percorso di ricerca prosegua luminoso così come lo è stato fino ad oggi.

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