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Mrs. Piss – Self-Surgery

2020 - Sargent House
noise / alt-rock

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Tracklist

1. To Crawl Inside
2. Downer Surrounded by Uppers
3. Knelt
4. Nobody Wants to Party with Us
5. M.B.O.T-W.O.
6. You Took Everything
7. Self-Surgery
8. Mrs Piss


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Il 29 Maggio è uscito per la label Sargent House l’album di debutto delle “MRS. Piss”, duo formato da Chelsea Wolfe (voce e chitarra) e dalla polistrumentista Jess Gowrie (batteria, chitarra, basso, e programmazione).

“Self-Surgery” suona breve, intenso, nonché incazzato e viscerale nel quale emergono e convergono tutte le influenze e gli interessi delle due musiciste, dal doom, all’industrial, al metal fino a risonanze Riot Grrrl’style miscelati alla quasi perfezione.

Entrare nel significato più profondo dei testi non è cosa semplicissima, sono affrontati più come poesie e manifesti dada-punk che come messaggi costruiti. Ma ci sono frasi contenute in brani come To Crawl Inside dalle quali è difficile uscirne illesi “I’m bathing in the filth of the world!” (sto nuotando nel sudiciume del mondo) che, ripetuta per tre volte, suona come una dichiarazione di disagio dal quale è impossibile vedere la luce.

Downer Surrounded By Uppers è un brano leggermente più compiuto, sia dal punto di vista della durata, sia da un punto di vista testuale. Urlato e sussurrato si susseguono in una presa di coscienza nei confronti di una situazione che conduce ad una scelta. O alla resa. Knelt è una sbronza. O meglio gli echi di una sbronza, reale o figurata, che produce suoni ovattati, pesanti, pieni di voci distorte. In questo brano dal gusto goth è facile ritrovare l’identità sonora di Chelsea WoIfe che si avvicina di più al suo precedente lavoro, “Hiss Spun”.

In M.B.O.T-W.O. si assiste più ad un flusso di coscienza interiore tra le parti maschili e mascoline e quelle femminile. Una lotta, un conflitto che lavora per immagini a tratti claustrofobiche, come gatti spaventati messi all’angolo che rantolano e fanno fusa. La title track, Self-Surgery, è uno dei pezzi migliori dell’album, un brano che arriva sofferto, nel quale la potenza vocale di Chelsea Wolfe si esprime bene, sale, scende, si arresta dilatando i tempi e riprendendo fiato nel processo di auto sabotaggio e autoguarigione.

I ritmi serrati e viscerali, i testi spogli di inutili orpelli compositivi rivelano un processo di catarsi e di distruzione di stereotipi banali che pongono al centro del dibattito (ormai noioso e annoso) la donna e il decoro:

When we announced the project, my mom texted me and asked, ‘What does that name mean?’ and here’s what I sent back: It’s about embracing the realness of being a woman, all sides, traditionally, women aren’t supposed to talk about anything ‘dirty,’ so it’s a bit of a punk rock middle finger to that. It’s about being married to the dirt.
(Chelsey Wolfe)

L’unione tra le due è alchimia musicale, sporca incazzata, immediata e mai banale. È un’urgenza. Peccato solo che la magia duri diciotto minuti. More MRS. Piss, please!

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