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Rufus Wainwright – Unfollow The Rules

2020 - BMG
pop

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Tracklist

1. Trouble In Paradise
2. Damsel In Distress
3. Unfollow The Rules
4. You Ain't Big
5. Romantical Man
6. Peaceful Afternoon
7. Only The People That Love
8. This One's For the Ladies (That Lunge!)
9. My Little You
10. Early Morning Madness
11. Hatred
12. Alone Time


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Edonista ed estroso ma dall’animo malinconico. Questo è Rufus Wainwright. Un perfetto Dorian Gray contemporaneo che ha “usato” la musica come forma di espressione personale.

“Unfollow The Rules” è l’undicesimo album in studio di Wainwright, rilasciato per la BMG Records. L’album sarebbe dovuto uscire lo scorso aprile ma il songwriter ha deciso, insieme alla label, di renderne ufficiale la pubblicazione solo in una data consona alle proprie idee discografiche. La causa? L’impossibilità per il pubblico di acquistare il disco in forma fisica durante le restrizioni provocate dalle misure normative per la pandemia da Covid. Un vero perfezionista Rufus, ma perfezionista sembra essere un aggettivo riduttivo per un artista che ha necessità di stilizzare tutto ciò che lo circonda.

Cresciuto tra gli Stati Uniti e il Canada, è da sempre legato alla musica pop, quella più genuina, fatta di puro intrattenimento. Negli ultimi dieci anni della vita di Wainwright sono accaduti tre episodi fondamentali: la morte della sua adorata madre, il matrimonio col compagno Jörn Weisbrodt e la nascita di una figlia surrogato che la coppia ha avuto grazie all’aiuto dell’amica di infanzia Lorca Cohen (figlia di Leonard). Il suo pop dai toni barocchi è stato ed è ancora fonte di ispirazione per artisti internazionali come (ad esempio) gli Scissor Sisters e i Keane.

Durante le lunghe settimane del lockdown, Wainwright ha pubblicato numerosi video live in diretta dalla propria casa, con il titolo seriale di #Quarantunes, indossando spesso una vestaglia mentre era seduto al pianoforte. Immagine da esteta questa. Un vero dandy, così come si mostrava al pubblico anche il poeta Gabriele D’annunzio (che sulla sua vestaglia di seta aveva cucito anche le iniziali del suo nome), il quale fece dello stare al mondo una personale visione dell’Arte.

Dietro la tessitura di “Unfollow The Rules” c’è soprattutto il musicista e produttore americano Mitchell Froom che nella sua gloriosa carriera ha collaborato con Bob Dylan, Tracy Chapman, Paul McCartney, Peter Gabriel e anche Daniel Powter.

Il video di You Ain’t Big è stato diretto da Bill Fishman ed è ambientato in un’atmosfera retrò. Gli Stati Uniti, ancora a metà strada tra il bianco e il nero dei colori della televisione, sono attraversati, insieme alla voce di Wainwright, da un trip geografico cantato, reso ovattato dai cori femminili che arrivano come riverberi. Lo scopo della track è creare pura immaginazione nostalgica. Una celebrazione musicante della golden age americana.

Damsel In Distress è la track più sperimentale dell’album, seppur composta semplicemente da chitarra classica e voce. Gli arpeggi vocali si fanno sequenze di una narrazione lineare. Una damigella in pericolo dalle lunghe e veloci gambe si allontana nello spazio tra la notte e le stelle. La natura sosfisticata della traccia è questa volta di un genere diverso da quello abituale. Fresca, leggera e coinvolgente, la canzone è il vero punto di svolta che l’artista stava cercando.

Alone Time è una ballata dai toni amari. Rufus si fa forma archetipo di piano e voce, mentre sullo schermo le immagini dei fogli che si fondono col vento disperdono le parole. Le illustrazioni realizzate dal songwriter e da Josh Shaffner ci aiutano a capire che il testo vuole sottolineare l’importanza degli spazi e dell’avere una dimensione temporale che possa essere slegata dai rapporti sentimentali troppo stretti. I fogli si trasformano in farfalle per volare via, mentre il mondo di fuori si tinge di colori caldi. Rufus intrepreta anche i cori di un brano che si presenta come un lavoro davvero personale, intimo ed elegiaco.

Trouble In Paradise è un colloquio allo specchio. Mentre Rufus si spoglia di tutti gli ornamenti che fino a ieri hanno appesantito il suo corpo, la batteria incalza il ritmo di una svolta comportamentale. Gli errori che furono diventano le occasioni di ciò che sarà. La chitarra celebra in sordina la pace fatta con il Paradiso dei tormenti.

La “gestazione” di “Unfollow The Rules” è durata un bel po’. Tra l’autunno del 2018 e l’inverno del 2019 Wainwright già dichiarava alla stampa americana di essersi rintanato in uno studio di Los Angeles con Froom, i drummer Matt Chamberlain e Jim Keltner e il chitarrista Blake Mills. In quei giorni fu serafico e altisonante, annunciando che stava lavorando alacremente “per regalare ad una buona parte del suo pubblico un nuovo ‘pop record'”. Inoltre si era lasciato andare anche a confidenze intime, affermando di essere uscito davvero spossato dall’esperienza artistica con i tour teatral-musicali (che avevano riempito gli ultimi anni della sua carriera) e che fare il padre e il marito a 45 anni lo stava stancando in un modo diverso, rendendolo consapevole di dover dirigere le energie verso un obiettivo nuovo. Abbandonato quindi l’universo barocco dei costumi estrosi e delle scenografie gargantuesche, Wainwright si dichiarava pronto a fare tabula rasa del suo passato, desideroso solo di realizzare un album “perfetto per il pop”, con un titolo controcorrente, ripreso da una frase usata spesso da sua figlia.

Cosa potrebbe mancare quindi al sound di Rufus, il figlio del songwriter Loudon Snowden Wainwright III? La discendenza altisonante ci suggerisce che non ha davvero bisogno di altro per poter essere l’icona del pop barocco americano. Eppure qualcosa sembra ancora sfuggire alla trama della storia di questa lucente stella. Se il Pop rappresenta soprattutto l’entità Popolare della musica, possiamo dire che la strada di Wainwright è stata asfaltata in maniera agevolata, senza la necessità di riparare solchi o tracciare percorsi inesplorati. Ad un immacolato ascoltatore del genere potrebbe sembrare che la carriera di Wainwright sia stata volutamente ingigantita da una personalità ingombrante. Potrebbe sembrare che giungano a destinazione prima le immagini e poi la voce e i contenuti dei suoi brani.

Ma, nonostante le perplessità di una percezione inesperta, il canto di Rufus, dolce e delicato, è in grado di non invecchiare e sa ancora coprire tutti i dubbi del caso, dimostrando di essere molto più di una icona pop, molto più di un figlio d’arte il cui destino forse era già scritto nei diari della discografia.

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