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END – Splinters From An Ever-Changing Face

2020 - Closed Casket Activities
metal / hardcore

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Tracklist

1. Covet Not
2. Pariah
3. Absence
4. The Reach Of Resurrection
5. Fear For Me Now
6. Hesitation Wounds
7. Captive To My Curse
8. Evening Arms
9. An Apparition
10. Every Empty Vein
11. Sands Of Sleep


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Quanto risulta retorica, in fase di descrizione di un album, la frase “… parliamo di un supergruppo, formato da componenti delle band X, Y e Z”? È abbastanza palese come proprio questi componenti, in quanto già cavalli di razza all’interno di altre scuderie, non possano che dar vita a un’ulteriore creatura di sfrontata bellezza e, diciamocelo, esagerata potenza sonora. Eccoci dunque a presentare gli END, nome che non suonerà nuovo (fortunatamente) a chi negli ultimi trent’anni ha masticato convulsivamente musica heavy.

I Nostri, infatti, rispondono ai nomi (e che nomi!) di Brendan Murphy (Counterparts), Will Putney (Fit For An Autopsy), Gregory Thomas (ex Shai Hulud), Jay Pepito (Reign Supreme), Andrew McEnaney (Trade Wind, ex Structures). Basterebbe questa breve introduzione a farci partire con il coltello tra i denti alla ricerca di “Splinters From An Ever-Changing Face”, prova di studio numero due (l’album segue di tre anni l’uscita del full lenght di debutto “From The Unforgiving Arms Of God”) nonché conferma discografica che i cinque di cui sopra fanno sul serio. C’è progetto parallelo e progetto parallelo, ma ammettiamolo, gli END sono ormai una vera e propria band e non soltanto il passatempo di un gruppo di amici che si rinchiude in studio per farsi una suonata.

Nuovamente sotto l’egida della sempre più rising label Closed Casket Activities, che negli ultimi anni ci ha deliziati con uscite leggere leggere come Errorzone (Vein), Surface Noise (Vamachara) e Thousand Mile Stare (Incendiary), gli END consegnano una release vicina a tanti generi, ma sostanzialmente impossibile da definire. Si va infatti dai singoli e opening tracks Covet Not e Pariah, dove blast beat e linee vocali alternate fra scream e growl ci spazzano via senza tregua, ad assalti metallic hardcore frastornanti e ricchi di impeto (Every Empty Vein, An Apparition).

Il gran pregio di questo undici tracce è proprio quello di appartenere indiscutibilmente a un panorama, quello della musica “pesante” e, perché nascondersi dal dirlo, difficile da ascoltare, ma con il grande tatto di smarcarsi da ogni distinzione di sorta. Grande merito va dato alle capacità canore di Murphy, sempre più guida dei suoi Counterparts ma anche capace di migliorarsi stilisticamente e di mettere da parte il metalcore / melodic hardcore della band canadese per indossare un nuovo volto, ancora più estremo e senza regole prestabilite. Il tutto supportato da un tappeto persiano tessuto da musicisti che probabilmente in tanti invidiano (soprattutto McEnaney dietro alle pelli), in grado anche di far scender l’asticella del mosh per qualche minuto, come nella incredibile traccia di chiusura Sands Of Sleep.

Tanta carne al fuoco, questi END: il 2020 pareva essere un anno disastroso, per come si erano messe le cose nei primi mesi dell’anno. Beh, “Splinters From An Ever-Changing Face” va ad unirsi a una già ampissima scelta di ottimi album usciti sino ad ora, alzando tuttavia di parecchio l’asticella della tecnica, della imprevedibilità e del concetto stesso di “heavy music”.   

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