Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Fontaines D.C. – A Hero’s Death

2020 - Partisan / Rough Trade
post punk

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. I Don't Belong
2. Love Is The Main Thing
3. Televised Mind
4. A Lucid Dream
5. You Said
6. Oh, Such a Spring
7. A Hero's Death
8. Living In America
9. I Was Not Born
10. Sunny 
11. No


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Neanche un anno solare e così d’emblée esce il secondo disco dei Fontaines D.C., preceduto da tre singoli per solleticare il nostro udito nell’attesa. Va detto che “A Hero’s Death” non è semplicemente la seconda parte del loro fenomenale album di debutto Dogrel e che, come non casualmente riportato dalla prima traccia, la band “non appartiene a nessuno” (I Don’t Belong, il brano di apertura). Quest’album è qualcosa di più, è un disco per niente spensierato anche nella loro forma più indisciplinata e giocosa. Riprendendo i pezzi in “Dogrel” come Liberty Belle e Chequeless Restless, la loro poesia della classe operaia si sentiva guadagnata, come se fosse una versione moderna del noto film di Germi. Pertanto non ci aspetteremmo niente di meno che una reazione diretta alla ricezione del loro debutto, sia musicalmente che liricamente.

La città di Dublino ha un ruolo da protagonista in “A Hero’s Death” meno che nel disco precedente, anche se le radici della band perdurano: testimonia il cenno sulla copertina al guerriero celtico Cúchulainn. La title track gioca sull’idea di cliché e sul frontman come veggente. Chatten sfodera ovvietà lapalissiane, corredate da ghigno (lo farà apposta?), ma la sincerità non è mai fuori discussione. La band lo sostiene con allegre armonie, in omaggio ai tour negli Stati Uniti e alle sessioni di registrazione in California.

Il disco sforna tracce ben arrangiare se in taluni casi galvanizzanti, come appunto Televised Mind o I Was Not Born, e anche canzoni più sfumate e dolci tipo No o come Oh Such A thing, dove ci si avvicina alla ballata mainstream. Ma molti dei tratti chiave di Fontaines D.C.: la capacità di questo giovane gruppo di Dublino di ricostruire il familiare terreno post-punk ma con un’urgenza di tensione tutta loro.

Nel correre qualche rischio, i Fontaines D.C. canalizzano una dinamica musicale più complessa: desiderosi di sperimentare, ma in maniera più snella, tenendo a bada la ferocia punk facendo un po’ l’occhiolino alle forme delle canzoni pop. E per lo più funziona, anche se la miscela degli atteggiamenti indolenti del cantante e all’uniformità ritmica dell’album a volte implica una mancanza di visione.

Forse il loro broncio non viene inteso subito, ma almeno è un ritratto convincente di rimanere fedeli a se stessi, immersi in quest’epoca musicale schizofrenica. Ma è solo il loro secondo album, e sta andando abbastanza bene per loro, quindi non c’è davvero alcun motivo per cui Fontaines D.C. si senta così infelice all’inizio del gioco.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni