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Interviste

Le scimmie dell’underground italiano: intervista a I Casini di Shea

Siamo andati ad incontrare I Casini di Shea, nuovissimo progetto musicale marchigiano composto da Mauro Mariotti (voce e chitarra), Andrea Marcellini (basso e organetto) e Simone Buoncompagni (batteria). I tre hanno debuttato da pochissimo con l’Ep “Parco Gonzo” (qui la nostra recensione), firmato Cabezon Records.

I Casini di Shea non è un nome di una band ordinaria. Da dove è saltato fuori?

L’idea è nata da tutti e tre. Non possiamo svelare la ricetta segreta, anche perché in realtà non lo sappiamo neanche noi…

Come è nata questa collaborazione?

Ci siamo trovati un po’ per caso…dalle ceneri di una band mai formata.

Tre è il numero perfetto. Pensate che il suono globale derivato da chitarra, basso e batteria riesca a trasmettere la completezza e compattezza della sonorità che state cercando?

Esatto. Hai centrato in pieno il nostro pensiero. Non ci sono stati dubbi sul fatto di essere in tre.

Nei tre pezzi emerge un suono duro e senza filtri. A volte la voce appare un po’ sommersa, è un effetto voluto oppure no?

Si. Siamo stati abituati a concepire la voce come parte integrante del suono. Ci piace l’idea che ogni brano esca in tutta la sua compattezza e solidità.

Ho adorato la coda strumentale lunga che c’è nel pezzo “La primavera ce l’hanno Imposto”. Come è avvenuto il lavoro in studio?

Non abbiamo schemi. La coda strumentale è venuta spontanea e, visto che ci siamo registrati da soli in sala prove, avevamo la più assoluta libertà.

Ho trovato un sentimento di rabbia presente in tutte e tre tracce. Con chi ce l’avete?

Ma no dai… in realtà siamo dei tipi tranquilli. Quando suoniamo invece emerge l’Heisenberg che c’è dentro di noi.

C’è un messaggio celato dietro la copertina del disco?

Un nostro amico l’ha realizzata. Lui aveva come indicazioni solo il titolo dell’Ep e i tre brani. Il risultato ci ha soddisfatto.

I casini di shea parco gonzo

Come pensate si svilupperà la situazione dei concerti considerando la convivenza obbligata per tutti con il Covid-19?

Ci piacerebbe saperlo…speriamo vada tutto per il meglio.

Quanto la pandemia ha influito nella realizzazione dell’Ep? C’è stato un momento in cui avete pensato meglio rimandare?

I brani erano stati realizzati poco prima del lockdown. Quando poi siamo stati costretti a rimanere a casa abbiamo colto l’occasione di ultimare il mix e fare uscire l’Ep.

Penso sempre che molti ascoltatori di musica siano ossessionati dal passato. È così anche per voi dal punto di vista di pensare la propria musica?

È inevitabile essere influenzati dal passato. Tuttavia nella fase creativa ci lasciamo trasportare dall’istinto.

I Casini di Shea sono nati da poco meno di un anno. Obiettivi a medio-lungo termine?

Siamo molto contenti di essere riusciti a pubblicare il nostro primo Ep. Speriamo di riuscire anche a suonare dal vivo al più presto ma nel frattempo abbiamo già scritto diversi brani.

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