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HAI PAURA DEL BUIO?: i migliori dischi di musica dell’orrore

Chi lo sa, magari siete per la difesa strenua dei confini e delle sane tradizioni e pensate che Halloween sia una “immensa idiozia, una stupida americanata, un monumento all’imbecillità“. O magari invece siete uno dei tanti rivoluzionari progressisti che ogni 31 ottobre rimpiangono in silenzio di non aver mai potuto pronunciare il fatidico “dolcetto o scherzetto” al vicino di casa settantenne e insozzargli la siepe con carta igienica, uova e altri oggetti di dubbia provenienza mentre gli rovinate per sempre la visione dei titoli del Tg1. O ancora, nonostante abbiate una certa età e una reputazione che credete rispettabile [ahah illusi, n.d.r.], ogni anno provate invano a organizzare con i colleghi una di quelle feste che si vedono nelle sit-com americane, piene di trentenni e quarantenni in carriera vestiti come dei rincoglioniti totali. O forse siete come noi, degli inguaribili romantici che di Halloween fondamentalmente se ne sbattono e a volte fanno pure i superiori, ma per cui ogni occasione è buona per riempirsi di birra e cibo da discount e lanciarsi in maratone improvvisate di film tra i più truci che la storia della cinematografia horror ci abbia donato.

Amo, siamo troppo noi *_*

Ecco, a qualsiasi di queste categoria apparteniate – e cercate per una volta di essere sinceri con voi stessi – crediamo che questa rassegna potrebbe comunque interessare. Abbiamo pensato che Halloween, o più in generale l’orrore, non è solamente cinema, ma anche e soprattutto musica. Ecco perchè abbiamo raggruppato svariati album che negli anni si sono ispirati o hanno trattato il tema dell’orrore, del sangue sgozzamenti squartamenti morti assassini efferati criminali cruenti fantasmi demoni vampiri zombie pagliacci diavoli massacri catastrofi insomma avete capito. Troverete anche una bellissima playlist a tema, con la quale potrete fare una splendida figura alla festa che non riuscirete ad organizzare (e no, non c’entrano nulla i DPCM) o per consolarvi nella vostra cameretta dopo che la mamma vi avrà detto che non ha nessuna voglia di accompagnarvi a bussare alle porte di tutto il quartiere e vi avrà spedito a letto senza cena.

Non ringraziateci.

Mogwai – Les Revenants

Tra i migliori prodotti televisivi degli ultimi anni legati al mondo del brivido c’è Les Revenants, serie Tv francese mai arrivata in Italia ufficialmente. I morti ritornano nel mondo dei vivi ma non sono zombie purulenti e famelici, piuttosto hanno l’aspetto e il comportamento di quando se ne sono andati. Proprio come se nulla fosse mai successo. Peccato che il loro ritorno nel mondo terreno scateni una serie di vicende misteriose e inquietanti da lasciare a bocca asciutta. Chi se non i Mogwai poteva curarne la colonna sonora? Essenziale, sinistra, magnetica, geniale, in una parola perfetta. A distanza di anni torna spesso a farmi compagnia nella mente, dal nulla, come una sorta di di splendido incubo ricorrente. Ce ne avete tutti uno, no?

Disasterpeace – It Follows OST

Non mi dilungo più di tanto sulla – al solito ridicola – querelle tra i puristi dell’horror, che lo detestano, e gli appassionati più progressisti, che lo ritengono un capolavoro senza mezzi termini. It Follows è, comunque la pensiate, tra i prodotti più interessanti della cinematografia horror degli anni 10. Recuperatelo e fatevi un’idea a riguardo. E date anche un ascolto alla colonna sonora, realizzata da Disasterpeace, un terrificante affresco di elettronica e industrial che si inserisce di diritto e senza paura tra i classici del genere lasciandovi sottopelle una desolante sensazione di sinistra solitudine che farete fatica a scacciar via.

Alan Parsons Project – Tales Of Mistery And Imagination

Per tutti gli amanti del brivido di classe c’è questo disco, firmato nientemeno da Alan Parsons e la sua compagna di talentuosi amici (qui c’è anche Orson Welles). Un concept album dedicato all’intera produzione letteraria del maestro Edgar Allan Poe, che si dipana lungo 7 composizioni di quel soft-rock sofisticato a cui il nostro ci ha abituato lungo tutta la carriera. Alla fine l’ascolto vi lascerà con una piacevole e sinistra sensazione di gelida inquietudine, ma se non avete necessità di fare i sostenuti e cercate invece l’orrore più sguaiato e sanguinolento guardate oltre.

Fantômas – The Director’s Cut

Capolavoro di una delle tante creature artistiche di Sua Maestà Mike Patton, questo disco è un concept basato sulle colonne sonore di alcuni classici della cinematografia e della televisione, rifatte alla maniera folle e geniale dell’artista statunitense e dei suoi fidati amici (Dave Lombardo, King Buzzo, Trevor Dunn). Ovviamente una buona parte dei brani reinterpretati proviene dal mondo dell’horror e del thriller. Inutile dirvi che la caratura dei personaggi in questione fa sì che il tutto risuoni ancora più macabro, folle e terrificante degli originali.

Murderdolls – Beyond The Valley Of Murderdolls

Ma allora siete proprio quegli inguaribili halloweenari pluritrentenni travestiti da Dracula in ufficio! E infatti cosa fate? Mettete su questo discone straignorante, e per questo motivo pazzesco, il tipico supergruppo di halloweenari come voi, con tanto di Joey Jordison e Wednesday 13 a cantare di spose cadavere, b-movie laidi, sangue che schizza sulle pareti e gente che depreda tombe. Il tutto su una cannonata glam punk che aggiorna i Misfits oltre le porte del Nuovo Millennio. “Dressed to depress, you couldn’t ask for anything less!

Cannibal Corpse – Vile

Ma dobbiamo davvero scrivere qualcosa su questa band e questo disco? Per noi è sufficiente Devoured By Vermin per descriverlo. 

883 – La donna, il sogno e il grande incubo

Ma cosa cazzo volete, storcete il naso? Il concept di questo album è dedicato a Dylan Dog, che era o non era l’indagatore dell’incubo? Poi il video del singolo di punta che segue la storia dietro il disco girato dal leggendario di Ade Capone non basta? Max Pezzali? Neanche Paola & Chiara ai cori? Neppure gli avvoltoi che volteggiano sui “cadaveri” viventi che se ti distrai ti fottono? Mah, per me siete matti.

Necro – The Pre-Fix For Death

Se già Geto Boys e Gravediggaz avevano fatto accoppiare temi orrorifici al rap, Necro organizzò un’orgia di liquido plasmatico rappreso sulle fauci degli zombie, invitando amici da Obituary, S.O.D., Hatebreed, Slipknot e sua maestà Charles Manson e allestendo l’album horrorcore per eccellenza: un viaggio allucinante tra le strade di una metropoli decadente, marcia, la droga scorre nelle vene e gli zombie divorano tutto e tutti. 

Misfits – Earth A.D.

Lord Danzig porta a compimento lo smembramento finale del punk a stelle e strisce, trasformando l’hardcore in oscenità gratuite e facendolo riesuma la voce dalla tomba di Elvis, mentre le chitarre di Doyle fanno respirare i miasmi di centinaia di camposanti diroccati. Die, Die My Darling diventa un inno e il politicamente corretto ve lo potete mettere dove dico io.

Noyz Narcos – Verano Zombie

Al di là dell’oceano Necro, Ill Bill, Insane Clown Posse e via dicendo, da questa il Truceklan. Tra di loro si ergeva Noyz e il suo “Verano Zombie”, perché forse l’Italia non fa spavento come l’America, però ne fa e lui e la sua crew lo dice “Noyz porta morte”, scambia Satana per Cristo, le basi pulsano oscure, la sanità mentale è perduta e il Numero della Bestia che fiammeggia nell’aria mostra la strada per lo Stige.

Marilyn Manson – Smells Like Children

Roald Dahl > Stephen King, almeno così sembrava pensare Mr. Manson, che recuperava qui il materiale del suo debutto e lo rendeva possibilmente più terrificante, mischiando oscurità a droghe in un bicchierone di latte da far bere ai pargoli prima di fare la nanna. Tutto questo in una pellicola che non esiste, ma che qui ha il suo degno accompagnamento sonoro. Altro che sweet dreams, qui c’era da dormire poco tranquilli.

Slipknot – Slipknot

Prima di diventare un fenomeno “pop” gli Slipknot furono l’impersonificazione dei personaggi più spaventosi della cultura cinematografica horror statunitense. Oltre all’immaginario visivo si aggiungeva una violenza cieca corroborata da testi mostruosi e discese all’inferno in picchiata.

Brujeria – Matando Gueros

Avete presente quei filmacci dell’America Latina che fanno il verso ai grandi blockbuster dell’orrore statunitensi. Ecco, nulla a che vedere con “Matando Gueros”. Può il satanismo correre a braccetto con comunismo e racconti raccapriccianti su morte, traffico di droga e esecuzioni sommarie? Secondo Juan Brujo e i suoi guerriglieri satanici (sotto ai passamontagna si nascondono Gould, Embury, Herrera e Cazares) sì e così ordiscono uno dei più truculenti dischi grind di sempre. La narrazione ridicola di QAnan può accompagnare solo. Mi papa Satanas me esta dando besos!

Chu Ishikawa – Tetsuo

“Il nostro amore è in grado di distruggere tutto questo cazzo di mondo”, questo diceva il feticista del metallo all’impiegato ormai annegato nell’incubo in cui lui stesso si era infilato nel finale di “Tetsuo The Iron Man”. Film e colonna sonora ispirati alle spaventose incursioni industriali degli Einsturzende Neubauten. Asfissiante, feroce, morbosa. Macchinari che uccidono, metallo che si ciba del senso di colpa e della carne delle proprie vittime. Goduria.

Ennio Morricone – The Thing

Il signore delle colonne sonore al servizio del signore del terrore. Morricone meets Carpenter e il risultato è una OST che fa paura anche senza immagini, con gli archi che strisciano tra le gambe dell’ascoltatore e risalgono su per la schiena fino a ghermirlo in una fitta nebbia di paure ataviche.

Angelo Badalamenti – Music From Twin Peaks

David e Angelo seduti al pianoforte, ordiscono assieme il main theme più riconoscibile della storia della suspense sotto forma di serie TV. Le atmosfere di Badalamenti aleggiano su Twin Peaks e la ragazza avvolta nella plastica diviene un’aria triste portata dal vento e che si perde nell’eternità.

Nick Cave & The Bad Seeds – Murder Ballads

Cave ha sempre avuto un certo gusto e fascino per le ombre del mondo, quelle che si allungano quando le giornate volgono al termine, all’ora del risveglio delle peggiori fantasie umane. Mischiando la sua penna con quella della tradizione racchiude in un solo disco le migliori murder ballads, accompagnato nelle migliori occasioni dalla sua musa Kylie, da PJ e Shane e dalle storie di sangue e morte meno famose, ma non meno efferate, della storia.

Sopor Aeternus And The Ensemble Of Shadows – Es reiten die Toten so schnell

Anna-Varney Cantodea e il suo diafano apparire fantasmatico, tutto tranne che umano, raggelano il sangue nelle vene, e così il suo canto che sembra arrivare da oltre il velo. L’umanità di Sopor Aeternus scivola via dalla sua gola, la sua natura umbratica si rispecchia in questo album, di una classe superiore, di quelle che mettono i brividi anche se di accordi minori ce ne sono ben pochi. Spettri, terrore e forze soprannaturali rinchiusi coattamente in uno stesso luogo maledetto.

White Zombie – La Sexorcisto: Devil Music Volume One

Troppo facile. Rob Zombie e la sua prima creatura votata all’horror, nella quale convivevano film di serie B e una carrellata di nefandezze cheap da sturbo: satanassi di gommapiuma, donne nude coperte di sangue posticcio, alieni dallo spazio profondo, macchine infernali e riferimenti serial killeristici. Il tutto irrorato dal metal più trash (senza h dopo la t) in circolazione. Fa una capatina anche Iggy Pop, in questo crocevia tra Russ Meyer e John Carpenter.

Lou Reed – The Raven

Chi meglio di un cosiddetto artista maledetto può cantare dell’artista maledetto per antonomasia Edgar Allan Poe? Lou Reed prima mette in scena una piece teatrale e poi tira fuori un disco intenso e versatile, il rock un fondale tra i tanti. Il lirismo della vibrante voce del Signore e Padrone di NYC fa tremare tutto e le luci si abbassano, restano solo le candele a brillare nel buio illuminando l’occhio del famiglio, il Corvo che tutto vede, anche i mostri sacri Coleman e Bowie che entrano nella stanza e si siedono assieme a Reed per questo rituale ultraterreno.

Charles Manson – LIE: The Love And Terror Cult

Solo Charlie e Varg Vikernes (Burzum) possono dire di essere stati personaggi controversi, uno mandante di un eccidio divenuto musa ispiratrice per una sequela infinita di scrittori thriller e registi horror, l’altro omicida in prima persona, e aver registrato un disco durante la prigionia. Ed ecco Manson, che di sicuro non è un artista, divertirsi a parlare d’amore e Beatles. Ballate che spaventano per la loro leggerezza, sapendo che colui che le incise aveva le mani sporche di sangue e il sorriso di un bambino.

Popol Vuh – Nosferatu

Da Bram Stoker a Herzog il passo è breve, e l’ombra del vampiro si allunga su tutte le pareti, mentre i Popol Vuh ne sottolineano la presenza accompagnandone il massacro, non più rivoli ma fiumi di plasma si allargano sul pavimento e portano il freddo dello spazio qui sulla Terra, nell’ora delle streghe, quando la luna è alta nel cielo, tinta di rosso.

Naked City – Heretic

Sesso, bondage e sadomaso, piacere violento, rituali antichi nei meandri della città illuminata dai neon. Jazzcore e sfiancanti scudisciate sulla schiena delle vittime, così i Naked City di John Zorn girano il proprio film vietato ai minori e ai deboli di cuore, stringendo i laccetti di un corpetto troppo stretti, fino a togliere il respiro. 

Tre Allegri Ragazzi Morti – Allegro pogo morto

La vita di tutti i giorni può spaventare. Davide Toffolo all’epoca sapeva come descriverla in tutti i suoi lati più oscuri, coi suoi Cinque Allegri Ragazzi Morti, tornati dalla tomba, che diventano Tre e si reincarnano nella sua band. Assessori armati fino ai denti, in preda alla follia, ma il voodoo fa risorgere la generazione che avrebbe dovuto fermarlo. Sappiamo che non è andata così, ma questo disco è una lamata nel buio.

Bologna Violenta – Uno Bianca

È possibile raccontare in maniera fedele e accurata le macabre gesta della banda criminale più efferata e assurda della storia criminale italiana senza utilizzare mezza parola? Certamente, amici miei. Quest’opera pazzesca firmata da Bologna Violenta – per quanto mi riguarda la migliore in carriera per il Manzan nazionale – ripercorre l’intera storia della banda della Uno Bianca meglio di come farebbe perfino l’immensa Franca Leosini in Un Giorno in Pretura.

Ghost – Opus Eponymous

Inizia qui il carnevale bizzarro capitanato da Papa Emeritus. Nella sua prima incarnazione il pontefice luciferino riunisce attorno a lui gli Spettri Senza Volto e dà il via ad un sabba che racchiude in sé immaginario misterico, cultismo e un hard rock votato al doom, tributando sull’altare dei Grandi Antichi tutto ciò che esce dagli amplificatori.

Diamanda Galas – You Must Be Certain Of The Devil

Nell’immaginario popolare i più grandi interpreti blues si sono incontrati nelle oscure campagne del sud degli Stati Uniti per barattare con Lucifero la propria anima con la capacità di suonare la chitarra e mostrare al mondo il proprio struggimento. Leggende, sì, ma solo finché non è comparsa Diamanda Galas. La sua voce proviene dal girone più buio dell’Inferno ed è il Diavolo in persona a chiederle di parlare di lui nelle sue tirate blues, qui anche post-punk e grondanti malessere. Non c’è band black metal che tenga, è lei la più grande interprete infernale di sempre.

Iced Earth – Horror Show

Quei cialtroni degli Iced Earth hanno destinato gran parte della loro carriera alla loro e alla nostra passione, senza guardare in faccia nessuno, a costo a volte di fare la figura degli scemi. Inevitabile dunque citarli qui con il loro lavoro più rappresentativo, un concept album sui classici della cinematografia horror, da Dracula all’uomo lupo, passando per il Fantasma dell’Opera, Frankestein e Dr. Jeckyl & Mr. Hyde. Tamarro, ingiustificato, ridicolo: in una parola, imperdibile.

Richard Benson – L’inferno dei vivi

Cosa succede quando un eccellente regista horror come Federico Zampaglione e suo fratello Francesco (ah, beh, sono i Tiromancino) si mettono al servizio di un folle come Benson? Ne esce un disco che fa gridare, di piacere, di orrore, tutto. I testi sono magnifici, preti di Giuda, nani mostruosi, male, sangue, battaglie che si svolgono non si sa dove, l’Inquisizione che si staglia nei sobborghi e va a caccia di streghe. Deliziosamente cafone.

Macabre – Sinister Slaughter

Direttamente da quei cafoni dei Macabre, nel 1993 arrivava questa pietra miliare del disturbo mentale. La copertina è una parodia di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, ma al posto degli innocui personaggi che costellavano la cover del disco dei Fab 4, qui ci sono i più efferati serial killer della storia. Neanche a dirlo, i brani in scaletta sono un condensato di grindcore marcio come non mai ma a tratti anche sorprendente. Ognuno dei brani, com’è ovvio che sia, è dedicato ad uno dei tanti celebri serial killer della storia mondiale delle uccisioni violente. Qualche nome? Ted Bundy, Zodiac, Jeffrey Dahmer, John Wayne Gacy, Peter Kürten, perfino Mary Bell e altri illustri luminari della materia. Spiace solo manchi qualche presenza dal nostro Bel Paese, ma tant’è.

Sigh – Hail Horror Hail

Non ci sono zombie, satanisti, squartamenti, leggende nordiche e altre irresistibili amenità del genere in questa toccante dichiarazione d’amore al mondo dell’orrore messa in scena dai metallari giapponesi Sigh. Con un approccio tipicamente nipponico alla materia (traduzione: sono matti da legare) i nostri esplorano a suon di metal di ogni provenienza e sfaccettatura il mondo dei demoni interiori che albergano in un ognuno di noi. Perché in fondo, al netto di qualche dovuto aiutino da parte di qualche entità soprannaturale, il male siamo noi.

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