Impatto Sonoro
Menu

Interviste

In volo libero nella memoria: intervista ad Anna Von Hausswolff

(c) Gianluca Grasselli

Con il suo ultimo album “All Thoughts Fly“, uscito lo scorso settembre su Southern Lord, Anna Von Hausswolff ha cambiato radicalmente le carte in tavola. Il nuovo lavoro dell’artista svedese è infatti un disco interamente strumentale, di solo organo, ispirato al Sacro Bosco di Bomarzo, un suggestivo giardino del 1522 situato in provincia di Viterbo e detto anche “Parco dei Mostri”. Un disco sicuramente diverso rispetto ai suoi precedenti lavori, ma che non pecca certo di intensità ed emotività, ed anzi ci accompagna in un viaggio suggestivo tra ricordi e sensazioni che conferma Anna Von Hausswolff come una delle punte di diamante del panorama europeo. L’abbiamo incontrata per parlare della genesi di “All Thoughts Fly“, ma anche per conoscere i suoi nuovi progetti e fare il punto sui suoi primi dieci anni di carriera.

Partiamo dal tuo ultimo album: se “The Miracolous” era un viaggio in un luogo selvaggio e surreale dominato da forze primordiali, e “Dead Magic” era un’esplorazione angosciante del subconscio umano, “All Thoughts Fly” è un continuo affacciarsi di sensazioni e ricordi, dominato da una forte malinconia di fondo. Ascoltarlo per me è come scavare a fondo nella memoria, ed ogni traccia è un episodio del passato che riaffiora in tutta la sua pienezza per fare i conti con il presente. È questa la sensazione che volevi trasmettere?

Qualsiasi tipo di sensazione è ben accetta. Per quanto mi riguarda mi sento in un determinato modo rispetto a quest’album, ma non mi aspetto che altri provino le stesse cose. C’è sicuramente una vibrazione malinconica che penso tutti possano sentire e spero anche apprezzare. Malinconia, giocosità, ripetizione e libertà sono parole che associo al parco.

“All Thoughts Fly” è un disco interamente strumentale, di solo organo. Ci racconti la sua genesi? Come hai scelto di mettere da parte per una volta la voce e gli altri strumenti?

L’album è una guida sonora e poetica attraverso le sculture del parco del Sacro Bosco. Ci sono questi sentieri calmi e meravigliosamente ricoperti di vegetazione che fanno da guida verso le sculture più estreme creando contrasti di diversa entità tra luce e buio, passivo e attivo, riflessione e impulsi, quiete e caos, passato e presente. La musica è il mio approccio giocoso per cercare di catturare l’atmosfera e l’emozione del parco e dei suoi oggetti.

Pensare ad un disco interamente strumentale può trarre in inganno, ci si può immaginare un disco scarno, essenziale. “All Thoughts Fly” è invece l’esatto contrario, ricco di suoni intensi, diversi e stratificati. Per questo disco hai utilizzato una replica dell’organo tedesco “Arp Schnitger”: puoi spiegare a noi profani le sue caratteristiche peculiari? Quanto conta nella tua musica la ricerca dello strumento adatto e lo studio su di esso?

L’organo barocco Orgryte è il più grande del mondo a possedere un temperamento mesotonico di un quarto di comma, il più popolare durante il XVI e il XVII secolo. Credo che proprio questo temperamento mi abbia aiutato a creare certi contrasti nella musica su una scala molto più alta che nel temperamento equabile. Quest’ultimo è fatto per uniformare le tensioni tra i diversi intervalli, per far sembrare tutto puro e “uguale”, è stato inventato di modo che tu possa suonare in tutte le tonalità, avendo comunque l’effetto di un’intonazione piuttosto buona. Nel temperamento mesotonico ti renderai conto che funziona al contrario, gli intervalli sono o più puri (per esempio le terze maggiori completamente pure!) o più falso rispetto al temperamento equabile, così hai più varianti tra cui scegliere. Certo che può risultare difficile se vuoi scrivere, ad esempio, una grande opera in tutte (o quasi) le chiavi, ma io non scrivo in questo modo, per me è come se con il mesotonico la tavolozza dei colori si ampliasse, migliorando.

Spesso vieni inserita nel panorama della musica classica moderna, ma le influenze nel tuo sound sono tantissime, dal metal al drone, dal dark pop fino all’ambient e al kraut e, sopratutto in quest’ultimo lavoro, hai sperimentato molto con l’elettronica. Qual è la tua idea di musica classica moderna e quale direzione auspichi possa prendere questo movimento musicale?

Ho l’impressione che coloro che suonano e compongono la cosiddetta “classica moderna” consistano in un gruppo di emarginati accademici, persone che hanno gli strumenti e la conoscenza per creare e un approccio non convenzionale alla musica tradizionale. La musica elettronica ha sicuramente aiutato a distogliere lo sguardo dallo scrivere e pensare la musica in modo prevedibile, ponendo un punto interrogativo a chi è il compositore…È l’artista? Lo strumento o il computer? La stanza? L’ascoltatore? Per quanto sia un linguaggio libero, non posso fare a meno di sentire che ci sono molte regole non scritte all’interno di questo mondo. Non puoi mai essere troppo personale o emotivo. Ci siamo innamorati così tanto delle nostre macchine che siamo quasi diventati robot nel nostro modo di scrivere. Forse è una reazione al mondo narcisistico in cui viviamo e forse è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno adesso, niente più ego umani. A prescindere da ciò spero che questo genere musicale non sia mai governato dai privilegi occidentali e le persone lo mantengano intrinsecamente coraggioso.

Da italiano un po’ me ne vergogno, ma confesso di non aver mai sentito parlare del Sacro Bosco di Bomarzo fino all’annuncio dell’uscita del tuo disco. Tu come lo hai scoperto? Quali sensazioni ti ha trasmesso quando lo hai visitato?

Mi ci ha portato il mio fidanzato, che è italiano. Non ne avevo mai sentito parlare, ma lui ci era stato da bambino. Mi ha dato l’impressione di essere parte di un grande mistero in cui io, l’osservatrice, sia diventata la creatrice, dovendo utilizzare la mia immaginazione per comprendere la sua natura ed esistenza crudele. Uno splendido luogo mozzafiato, decadente, in continua crescita e cambiamento.

Leggo nella cartella stampa di presentazione del disco che hai lavorato alla colonna sonora di un documentario per la TV svedese: puoi darci qualche dettaglio? Com’è stata questa esperienza?

Sfortunatamente non mi è permesso parlare dei dettagli, ma è stata la mia prima colonna sonora per un lungometraggio e l’ho scritta assieme a Filip Leyman.

Sono passati 10 anni dal tuo esordio discografico. Chi è oggi Anna von Hausswolff e come è cambiata lungo il corso di questa decade?

È la stessa ma diversa. Direi che in passato ero più intuitiva ma anche più limitata in termini puramente compositivi. Spero che la “vecchia” e la “nuova” Anna possano coesistere. Mi sono resa conto di muovermi costantemente in avanti o forse verso l’esterno. Non mi piace soffermarmi sul passato. È come se avessi sempre i miei piccoli schemi ripetitivi ma che col passare degli anni questi schemi si espandano gradualmente, cambiando diventano più complessi e non riesco a trovare un buon motivo per ridurre ogni linea. Come un albero e le sue linee. Magari un giorno sarò tagliata a metà oppure prosciugata e non sarai in grado di scorgere delle nuove linee.

Nel 2016 hai fondato la tua etichetta, Pomperipossa: com’è il bilancio dei primi anni di questa esperienza? C’è un disco o una collaborazione a cui sei più affezionata? Puoi già darci qualche anticipazione riguardo a qualche prossimo lavoro?

Sono orgogliosa di tutti i nostri artisti e non saprei dire se c’è un album in particolare a cui io sia estremamente affezionata. Sono tutti unici e straordinari. Lo scorso mese abbiamo pubblicato un nuovo album di Offemose, che è magnifico, e il prossimo anno presenteremo alcuni nuovi lavori di Naoko Sakata, una delle più talentuose pianiste del mondo (!), un’enorme ispirazione per me. Ancora non riesco a credere che lavoreremo assieme.

Negli scorsi anni ti sei esibita in splendide chiese e altre location magnifiche. Sperando che questo momento difficile che tutti stiamo vivendo possa passare il più presto possibile, c’è una location in particolare nella quale vorresti suonare dal vivo?

Suonerò più spesso in Italia, che per me ormai è diventata come una seconda casa, soprattutto Roma o la Sicilia.

Cosa c’è nel futuro di Anna Von Hausswolff?

Un sacco di concerti per organo, un altro album, musica per teatro, per il cinema…Chi può dirlo?

Ti ringrazio per il tempo che hai concesso ad ImpattoSonoro e ti lascio l’ultima parola per lasciare un messaggio ai nostri lettori e al pubblico italiano in generale!

Ciao ragazzi! Se mi trovate una chiesa con un organo, vecchio o nuovo, verrò a suonare in Italia [in italiano, ndr].

(c) Gianluca Grasselli

Let’s start from your latest album: if “The Miracolous” was a wild, surreal journey dominated by primal forces and “Dead Magic” was an anguish exploration of the human subconscious, “All Thoughts Fly” is a never ending look out on sensations and memories, leaded by a strong feeling of melancholy. For me, listening to it is like dig deep into my memory, and every track is an episode of the past that resurface in full force to face the present. Is this the kind of sensation you wanted to communicate?

Any kind of sensation is welcome. I feel a certain way with this album but I don’t expect anyone to feel the same. There’s definitely a melancholic vibe that I think everyone will hear, and hopefully enjoy. Melancholy, playfulness, repetition, and freedom are some words I associate with the park.

”All Thoughts Fly” is an entirely instrumental album for solo organ. Can you tell us about its genesis?

The album is a sonic and poetic guide through the Italian sculpture park Sacro Bosco. You have the calm and beautifully overgrown paths leading the way towards the more extreme sculptures creating different sorts of contrasts between light and dark, passive and active, reflection and impuls, stillness and chaos, past and present. The music is my playful approach to try to capture the atmosphere and emotion of the park and its objects.

Thinking about an instrumental album could mislead, someone could imagine a basic and “dried to the bone” record but “All Thoughts Fly” is the exact opposite being full of deep sounds, so different and layered. For this record you used an “Arp Schnitger” deutsch organ replica: can you explain to us profane its peculiar features? How important is the search for the right instrument and the study of it in your music?

The Örgryte baroque organ is the biggest organ in the world with a quarter comma mean tone temperament, the most popular temperament during the 16th and 17th century. I believe that this temperament has helped me to create contrasts in music on a much higher scale than in equal temperament. Equal temperament is sort of made to even out the tensions between the different intervals, to make everything sound pure and “equal”, it was invented so that you could play in all keys and still have the effect of a quite good intonation. In a meantone temperament you’ll find it working quite the opposite, the intervals are either more pure (for example the completely pure major thirds!) or more false than equal temp, and you have more variations to pick from. Of course it can become difficult if you want to write like a big opus in all or many keys but I don’t write like that so for me it´s like the color palette got bigger and better with meantone.

You’re often included in the modern classical music’s panorama, but you influences are much more, including metal, drone, dark pop, ambient and kraut and mostly in this latest work you experimented more on electro music. What is your idea of modern classical music and what direction do you hope this musical movement will take?

I have the impression that the people who make “Modern classical” consists of a bunch of academic outcasts. People who have tools and knowledge to create and an unconventional approach to traditional music. Electronic music has definitely helped to steer away the gaze from predictable writing and thinking music, and it has put a questionmark to whom the composer is…Is it the artist? The instrument or computer? The room? The listener? As free as it is I cannot help to feel that there are many unannounced rules within this world. You can never get too personal or emotional. We´ve fallen so in love with our machines that we’ve almost become robots in our own writing. But maybe it´s a reaction to this narcissistic world we live in and maybe it´s exact what we need right now, no more human egos. Regardless of what I hope that this musical genre won’t be dictated by the privileged west and that people will continue to be brave within.

As an Italian I’m a bit ashamed to confess that I’ve never heard of Sacro Bosco di Bomarzo until you’ve announced your album. How did you discovered it? What kind of feelings did it give you when you visited it?

My boyfriend, who’s Italian, took me there. I had never heard of it before but he had been there as a child. It gave me the sensation of being a part of some great mystery, where I, the observer, became the creator and had to use my imagination to understand it´s merciless existence and nature. A breathtakingly beautiful place, decaying and changing and growing.

I read in the album’s press kit that you worked on the soundtrack of a documentary for Swedish TV: can you give us some details? How was this experience?

Unfortunately I’m not allowed to talk about this in detail but it was my first score for a long film and I wrote it together with Filip Leyman.

It has been 10 years since your recording debut. Who is Anna von Hausswolff today and how has she changed over the course of this
decade?

She is the same but different. I´d say I was more intuitive back in the days but also more restricted in terms of composing. My wish is that the “old” and “new” Annas can co-exist. I realised that I´m constantly moving forward or maybe outwards. I don’t like to dwelve in the past. It´s like I have my own little repetitious pattern, but by every year that passes by the pattern has gradually expanded, changed and become more complex, and I cannot find a good reason to reduce any lines. Like a tree and its lines. One day I´ll be cut in half or dried out and you won’t be able to see any new lines.

In 2016 you founded “Pomperipossa”, your own record label, how is the statements of the first years of this experience? Is there a record or maybe a collaboration you are most fond of? Can you already give us some anticipation about some upcoming work?

I’m proud of all our artists and I cannot say there’s a particular album that I’m extra fond of. They are all unique and extraordinary. Last month we released a new album with Offemose which is amazing, and next year we’ll be presenting new works by Naoko Sakata. She is one of the most talented pianist in the world (!), huge inspiration for me, and I cannot believe we’re going to work together.

Over the past few years you’ve performed in beautiful churches and other magnificent places. Hoping that this difficult time that we are all experiencing will pass as soon as possible, is there a particular location in which you would like to play live?

I’d like to play more in Italy, it´s my second home now. Especially Rome or Sicily.

What’s in Anna Von Hausswolff’s future?

Lots of organ shows, another album, theatre music, film music…who knows?

Thank you for the time you gave to ImpattoSonoro. I leave you the last word to leave a message to our readers and the Italian public!

Ciao ragazzi ! Se mi trovate una chiesa con un organo, vecchio o nuovo, verrò a suonare in Italia.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati