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SaffronKeira with Paolo Fresu – In Origine: The Field Of Repentance

2020 - Denovali
avantgarde

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Tracklist

1. Ghosts
2. The Field Of Repentance
3. Death And Civilisation
4. Due Poli
5. Periodi Remoti
6. Harmony In Caos
7. Religion As An Illusion
8. Disorderly Of Life
9. Capernaum
10. In origine


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La prima stretta al cuore arriva senza lasciare neanche il tempo di abituarsi all’oscurità, quando dagli auricolari senza filo giunge sommessa Ghosts, la prima traccia di “In Origine: The Field Of Repentance”. Echi floydiani fanno sì che il mood sia quello perfetto per l’ascolto di tutto il disco: «Chi ben comincia è a metà dell’opera!», penso con con un gran sorriso compiacente. Mano a mano che l’ascolto procede, mi rendo conto della grandiosità di Ghosts e di come il motivo risieda nella sottile compiacenza tra le due differenti trame, quella analogica di Paolo Fresu e quella digitale di Eugenio Carìa. Siamo appena all’inizio, ma è già estremamente chiaro quale sia il motivo guida del disco.

SaffronKeira nasce nell’inverno del 2008 e, per dirla con le parole del protagonista, «era una sorta di trasformazione necessaria per dipingere le tele impresse nella mia mente, trasformando in musica i miei stati sentimentali, quasi uno sfogo». SaffronKeira è una fuga dal consueto: la techno. Come molti, Carìa si è trovato dinanzi a una delle grandi dicotomie dell’esistenza dell’uomo: lavoro o libertà? Troppe volte diamo per scontato che nel lavoro (nella vita) si possa (sempre) esprimere se stessi senza remore e che tutti ci accetteranno per quel che siamo e che proviamo, dimenticandoci che i grandi palcoscenici che abbiamo desiderato e ottenuto, una volta conquistati tendono a soffocarci, privandoci della libertà che ci hanno fatto credere avremmo avuto e obbligandoci a ripetere in un loop infinito quello che gli altri (il pubblico, la famiglia, gli amici, i colleghi) si aspettano da noi. È l’epifania della vita, il momento in cui sarà chiaro che la libertà deve forzare la matrice che ci intrappola, divellerla anche se è essa stessa che ci ha nutrito e che ci nutre, che ci avvolge con un manto di sicurezza. La nostra proto-madre col tempo si trasforma in un utero caldo che ci soffoca impedendoci di evolvere.

Per Carìa, SaffronKeira è stata la via per smontare la matrice, conquistare la libertà dell’espressione di sé, tendere all’astratto e dominare il fluido senso della vita, spogliato di qualunque stile, ma vero, finalmente vero. Le canzoni di “In Origine: The Field Of Repentance” trasmettono libertà, ma anche la personalità e il lato oscuro dell’autore: l’ignoto e l’infinito, legati alle problematiche più concrete di questo mondo. Siamo in presenza di un concept album che tratta del ciclo vitale dell’uomo, dall’origine all’impatto sul ciclo della vita. Un album nel quale sono decisamente chiari i punti di riferimento dell’autore sia da un punto di vista emozionale sia da un punto di vista musicale.

Nel primo caso i protagonisti sono morte, nascita, rabbia, dolore, bianco, nero, gioia, mentre per il secondo è chiaro che ci troviamo nell’ambito di un genere che una volta avremmo definito come “alto”, che terrorizza i neofiti, coloro i quali che, abituati alle innocui e blandamente dissetanti canzoncine estive, sgranano le orbite non appena una qualche complessità della vita/musica, anche minima, si para davanti ai loro occhi. Una musica dicotomica di avanguardia, orientata al futuro eppur figlia dell’introspezione degli sterminati campi emozionali che ognuno di noi ha nella propria amigdala. Per fare dei nomi, in rigoroso ordine sparso, Murcof, Brian Eno, Arvo Pärt, John Cage, Alva Noto, Sakamoto. SaffronKeira riesce nell’impresa di illuminarci con l’oscuro, giocando con i generi e i contenuti, sfruttando il proprio background e quello (ovviamente presunto) di chi ascolta. Quello che nasce è un mélange tra una musica in stile glitch+dancefloor (cioè costruita sugli “errori” prodotti dalle apparecchiature digitali, come stridii e distorsioni; per un confronto andate a ri/sentire l’album “A New Life” del 2012) e l’analogico di Fresu, esplodendo in uno sciame di fuochi d’artificio di ferragostana memoria, dando origine a un lavoro originale e innovativo.

Già, Paolo Fresu. Da una parte abbiamo il sardo Carìa (l’anima del progetto) dj e master di musica techno ed elettronica con una solida reputazione, in Italia e all’estero, dall’altro il sardo Fresu, che avrebbe dovuto suonare su una sola traccia e poi ha lasciato il segno nell’interezza del lavoro. Un disc jockey techno in fuga alla ricerca della libertà espressiva e un trombettista jazz tra i più importanti della scena contemporanea. In mezzo, Denovali, l’etichetta discografica tedesca specializzata in nuovi linguaggi musicali. La fusione fredda di queste energie, con la fondamentale catalizzazione dell’etichetta, ci regala un piccolo gioiello che merita ascolti ripetuti. ripetuti. ripetuti. ripetuti. Tra i brani, segnalerei come degni di nota, oltre la già citata Ghosts, anche The Field of Repentance (una lunga e ritmata cavalcata nel buio della notte alla ricerca di un punto di cambio), Due Poli (che rende oltremodo chiaro lo stile eterogeneo del disco grazie alla sezione ritmica elettronica e disturbata), Capernaum (ovvero Cafarnao, la città che Gesù scelse come centro del suo ministero e che maledisse, dicendo: «Fino agli inferi precipiterai!» a causa del mancato ascolto dei suoi insegnamenti) e In Origine nella quale lo sciabordio delle onde nel finale regala una fantastica sensazione di calma e di completezza.

La sentenza, in fondo, è semplice da emettere: SaffronKeira e Paolo Fresu hanno realizzato un fantastico e compatto meccanismo di sovrapposizione, che accoppia in modo analitico (permettendo cioè la contemporanea fruizione di entrambi gli stili) due generi apparentemente distanti. Un piccolo gioiello che apre uno squarcio sul futuro, avvicinandoci molto alla musica contemporanea. Un lavoro che merita e meriterebbe la più ampia diffusione e pubblicità ben al di là di uno striminzito e punitivo mercato di nicchia.

P.S.

La copertina è una foto di Mustafa Sabbagh (Mustafa Sabbagh, Untitled – serie: Onore al Nero, 2014). Sarebbe opportuno che facciate un salto a vedere qualche lavoro di questo fotografo italiano, considerato tra i 100 più influenti al mondo, inquietante e profondo. http://www.mustafasabbagh.com

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