Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Death Valley Girls – Under The Spell Of Joy

2020 - Suicide Squeeze Records
psychedelic rock / garage rock

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Hypnagogia
2. Hold My Hand
3. Under The Spell Of Joy
4. Bliss Out
5. Hey Dena
6. The Universe
7. It All Washes Away
8. Little Things
9. 10 Day Miracle Challenge
10. I'd Rather Be Dreaming
11. Dream Cleaver


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Quest’estate Suicide Squeeze Records ha deciso di viziarci: dopo “Play With Fire” delle L.A. Witch arriva “Under The Spell Of Joy” delle Death Valley Girls, quartetto messo in piedi nel 2014 dalla batterista Patty Schemel (ex Hole) insieme al fratello e chitarrista Larry Schemel e guadagnatosi un posto di tutto rispetto nella scena rock’n’roll internazionale grazie a selvagge performance e all’endorsement di sua maestà Iggy Pop, protagonista della videoclip di Disaster (Is What We’re After), che lo vede intento a divorare un hamburger alla maniera di Andy Warhol (con tanto di giacca e cravatta!).

Questa quarta prova in studio omaggia la band Joy di San Diego (di cui la cantante/chitarrista Bonnie Bloomgarden indossa una t-shirt da cinque anni a questa parte come talismano portafortuna) e ci regala 11 freschissime tracce di quello che le stesse definiscono “space-gospel”. Si parte benissimo con Hypnagogia, una comunione post-punk dal retrogusto ancestrale e world-music (si pensi agli svedesi Goat), con cantici allucinati accompagnati da organi ricchi di riverbero e da un eco costante di sassofoni lontani (opera della guest-star Gabe Flores). Una formula, questa, che ritroviamo anche nella title track, un violento incantesimo garage con tanto di delirio wah-wah finale.

Con Hold My Hand e Bliss Out le Nostre ci regalano poi due veri e propri gioiellini di revivalismo sixties, evocando Patti Smith e i Velvet Underground (e ricordandoci con il riff della prima la hit Alone dei Pretenders). L’apice si raggiunge però nel cuore del disco, con la preghiera space-rock Hey Dana, ricca di droni oppiacei e white-noise, e con l’eccelsa coda strumentale di The Universe, che ci fa subito pensare ai Jefferson Airplane a alla loro progenie di contemporanei (in primis agli inglesi Lola Colt, anch’essi formatisi nel 2014).

La seconda parte di “Under The Spell Of Joy” si dirama su tracciati ben più convenzionali, ricchi di cliché, anche se nel miglior senso possibile: prendete Little Things, un riff rock’n’roll tanto classico quanto appiccicoso, con coretti infantili ed assoletto di chitarra, o ancora 10 Day Miracle Challange, figlia della passione per gli Stooges e che nulla ha da invidiare ai deliri chitarristici dei primi Black Keys e White Stripes. Persino il proto-punk fulminante e semplicistico di It All Washes Away riesce a lasciare il segno, ricordandoci i Brian Jonestown Massacre di “Strung Out In Heaven” (1998) così come i concittadini The Warlocks. I’d Rather Be Dreaming ci regala quindi una piacevole parentesi soul-rock, prima di lasciarci nelle mani di Dream Cleaver, ennesima hit garage rock’n’roll pulsante forgiata sotto il sole della California del sud.

La formula Death Valley Girls continua a mietere vittime. D’altronde è facile lasciarsi stregare: estetica riot grrrl giocherellona e anima goth-psichedelica, qualcosa a metà tra Stooges, Velvet Underground e Siouxie And The Banshees. Nulla (o poco) di nuovo, ma tutto molto, molto ben fatto, motivo per cui dare a “Under The Spell Of Joy” una chance è cosa buona e giusta.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni